ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl debutto della serie Tv

«Harry & Meghan» su Netflix, tra accuse di razzismo e leggi dell’audience

I Sussex hanno siglato un contratto da 100 milioni di dollari con Netflix e Spotify e secondo gran parte dei media britannici i contenuti del documentario sono stati esagerati e gonfiati per aumentare l’audience

di Nicol Degli Innocenti

Harry e Meghan al galà a New York, alla vigilia uscita docu-serie

3' di lettura

Missione compiuta: se l'intenzione del Duca e della Duchessa di Sussex era di conquistare le prime pagine dei giornali britannici (e non solo), ci sono riusciti in pieno. In Gran Bretagna non si parla d’altro che del documentario in sei episodi “Harry & Meghan” su Netflix (giovedì 8 dicembre il debutto in Italia).
A Londra le interviste rilasciate dalla coppia sono considerate un attacco frontale alla famiglia reale e in particolare a Re Carlo, padre di Harry, e al fratello William, l'erede al trono. Nel documentario Harry e Meghan, che ora vivono in California, accusano la famiglia reale di “razzismo inconscio” e i media britannici di avere fatto di tutto per “distruggerli”, costringendoli a lasciare il Paese e trasferirsi negli Stati Uniti.

Secondo Harry la famiglia reale non ha compreso o accolto la sua richiesta di proteggere Meghan quando nel 2016 il loro rapporto è finito sui giornali e l’ex attrice è diventata il bersaglio preferito dei paparazzi. Il punto di vista di Buckingham Palace era che l’intrusione e le critiche della stampa andavano accettate da Meghan come erano state tollerate da tutte le altre donne della famiglia reale. «Ho spiegato loro che la questione razziale rendeva diversa la cosa», spiega Harry nel documentario.

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La famiglia reale non si rende conto di avere atteggiamenti razzisti, secondo Harry: «In questa famiglia ti considerano un problema perché c’è un enorme pregiudizio inconscio», afferma. «Quando l’ho presentata alla famiglia il loro atteggiamento era che la cosa non sarebbe durata perché era un’attrice americana». La dichiarazione forse più esplosiva dei primi tre episodi del documentario (gli altri tre usciranno il 15 dicembre) è il timore espresso da Harry che temeva che la moglie avrebbe fatto la fine di Diana: «Non potevo vedere un’altra donna che amo passare attraverso questa frenesia distruttiva».

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La principessa Diana, madre di Harry, era morta in un incidente stradale a Parigi mentre la sua auto andava ad alta velocità per sfuggire ai paparazzi che la inseguivano. Allora erano i paparazzi, spiega Harry, oggi invece a “dare la caccia alla preda” sono i social media. Il documentario mostra anche alcuni spezzoni dell’intervista che Diana aveva dato alla Bbc rivelando che Carlo le era sempre stato infedele, continuando anche dopo il matrimonio la sua storia con Camilla (ora sua moglie e Regina consorte) e che anche lei aveva avuto relazioni extra-coniugali. Il principe William aveva chiesto che l’intervista non fosse mai più trasmessa. Il documentario sicuramente raffredderà ulteriormente i rapporti tra i due fratelli, che si sono deteriorati dopo il matrimonio di Harry.

Meghan rivela che la principessa Kate, moglie di William e ora principessa di Galles, è sempre stata estremamente fredda con lei: «Mi sono resa conto rapidamente che la formalità esteriore era anche interiore». In un’altra critica velata a William, Harry spiega che «per molti uomini della famiglia reale c’è la tentazione di sposare qualcuno fatto con lo stampino…decidono con il cervello e non con il cuore. Ma io sono figlio di mia madre e ho scelto con il cuore».

All’inizio del documentario compare la scritta “Membri della famiglia reale non hanno voluto fare commenti”. Fonti vicine a Buckingham Palace però hanno contrattaccato, affermando che non c'è mai stata alcuna richiesta di partecipare al documentario o di fare commenti.

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I Sussex hanno siglato un contratto da 100 milioni di dollari con Netflix e Spotify e secondo gran parte dei media britannici i contenuti del documentario sono stati esagerati e gonfiati per aumentare l’audience. Molti inglesi si sono sentiti offesi dalle critiche alla casa reale e al cerimoniale di Buckingham Palace. In seguito alle proteste ricevute Ofcom, l’ente britannico di regolamentazione dei media, è stato costretto a sottolineare che Netflix non è sotto il suo controllo perché ha sede in Olanda.

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