cinema

«Harry Potter», la saga che ha fatto la storia del fantasy

Ha raggiunto la “maggiore età” l’epopea con protagonista il celebre maghetto interpretato da Daniel Radcliffe

di Stefano Biolchini e Andrea Chimento


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4' di lettura

Correva l’anno 2001 ed era il mese di novembre quando il primo capitolo della saga cinematografica di «Harry Potter» faceva il suo esordio in sala. Da allora nulla è stato più uguale per la storia del storia del cinema fantasy.

Dato alle stampe quattro anni prima, il libro di J.K. Rowling «Harry Potter e la Pietra Filosofale» è stato adattato in un lungometraggio che ha superato ogni più rosea aspettativa d'incasso, ottenendo ai botteghini di tutto il mondo circa 978 milioni di dollari.

All'interno della saga, soltanto l'ultimo capitolo «Harry Potter e i Doni della Morte – Parte II» è riuscito a superarlo con oltre 1 miliardo e 341 milioni di dollari complessivi.

In principio
«Harry Potter e la Pietra Filosofale», però, non è stato soltanto l'inizio del franchise, ma anche la prima tappa di un percorso di evoluzione dei personaggi e di una serie di film che (esattamente come i romanzi di partenza) sono cresciuti insieme al protagonista, diventando man mano più adulti nella forma e nei contenuti.

Nel corso del primo film, Harry Potter compie 11 anni e l'intera operazione è semplicemente perfetta per un pubblico di ragazzini che hanno più o meno l'età del maghetto: intendiamoci, il film è adatto a una visione per tutte le età, ma il tentativo degli autori è proprio quello di far immedesimare il più possibile i giovani spettatori con i personaggi e l'obiettivo si può dire perfettamente raggiunto.
Non a caso dietro la macchina da presa è stato chiamato Chris Columbus, autore di diversi cult preadolescenziali come «Mamma ho perso l'aereo».
Columbus punta su una regia per famiglie, pienamente adatta ai toni ancora abbastanza leggeri delle vicende del piccolo mago.

Il successo e il secondo titolo
Visto l'enorme successo del film, Columbus sarà riconfermato per il secondo capitolo, «Harry Potter e la Camera dei Segreti», dell'anno successivo. La messinscena del regista si appoggia a toni ancora piuttosto fanciulleschi, adagiandosi sul modello del precedente lungometraggio, pur non potendo più sfruttare l'incanto della prima volta: è infatti un film forse meno sorprendente e divertente, seppur non manchino sequenze spettacolari al punto giusto, come lo scontro con il ragno gigante Aragog.

Il terzo titolo
Il grande cambiamento arriva col terzo titolo della saga, il potentissimo «Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban».
I toni si fanno più oscuri e profondi, la narrazione maggiormente adulta e si toccano anche momenti talmente inquietanti da risultare pienamente horror.

Il film si distacca dalle atmosfere rilassate delle precedenti pellicole, concedendosi anche importanti guizzi registici: dietro la macchina da presa c'è infatti un nome del calibro di Alfonso Cuarón, l'autore messicano che successivamente vincerà due Oscar come miglior regista, per «Gravity» e «Roma».

Attraverso il suo stile avvolgente, Cuarón mette Harry Potter e i suoi amici di fronte all'ambiguità del Male, arrivando anche a farli lottare contro il Tempo in una sequenza cinematograficamente magistrale.

Il quarto
È sicuramente questo il capitolo più affascinante della saga, anche se si sforzerà non poco Mike Newell (primo regista inglese del franchise) a seguirne le orme per il quarto episodio, «Harry Potter e il Calice di Fuoco»: l'approfondimento psicologico non manca, anche se si sente la mancanza del coraggio visivo dimostrato dal regista messicano nel precedente episodio.

Il quinto
La produzione sceglie di cambiare ancora per il quinto film, affidando l'adattamento del complicato romanzo di «Harry Potter e l'Ordine della Fenice» a David Yates, altro regista inglese qui al suo primo incarico di rilievo.

Il lavoro di Yates segna il giusto compromesso tra uno stile che vuole essere raffinato e le esigenze commerciali della produzione, tanto che sarà riconfermato per tutti i successivi capitoli di Harry Potter e anche per quelli della saga prequel di «Animali fantastici e dove trovarli».

Il sesto
Più confuso è «Harry Potter e il Principe Mezzosangue», film che segna la definitiva maturità dei personaggi, pronti ormai anche a mostrare esplicitamente i loro sentimenti. I toni oscuri e persino crepuscolari sono efficaci, ma la narrazione non rende bene le trovate del romanzo, risultando particolarmente macchinosa da seguire.

Il settimo
Per il settimo libro «Harry Potter e i Doni della Morte», invece, è stata scelta (anche per ragioni commerciali) una divisione in due pellicole.
La prima, però, altro non è che un lungo, prolisso e ridondante preludio al gran finale, con effetti speciali ad alto budget che non riescono a coprire le lacune narrative onnipresenti.
Esiti molto diversi sono quelli della seconda parte, uscita nel 2011, che rappresenta la degna conclusione di una saga di così grande successo. Un lungometraggio epico, capace di mettere in scena con buon equilibrio la grande battaglia conclusiva e il dramma individuale del suo protagonista.

In dieci anni, così, Harry Potter ha davvero segnato l'immaginario fantasy del nuovo millennio, evolvendosi anche nelle tecnologie digitali (basti pensare all'uso del 3D) oltre che nell'approfondimento psicologico di personaggi che ancora oggi, a diciott'anni di distanza dall'uscita del primo film, sono rimasti nella memoria collettiva e vi rimarranno ancora a lungo.

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