sanità

Healthcare Summit del Sole 24 Ore: nuova governance per rilanciare investimenti e cure

di Barbara Gobbi e Rosanna Magnano

(© Julia Hiebaum)

3' di lettura

Definanziamento del Fondo sanitario nazionale, mancato riordino delle cure sul territorio, catene burocratiche e lacci e lacciuoli alla collaborazione pubblico-privato. Questi gli elementi della "tempesta perfetta" che rischia di abbattersi sulla sanità italiana, gravata dalla sottrazione complessiva di 10,5 miliardi – certificati dalla Corte dei conti – sotto forma di contributo alla finanza pubblica chiesto alle Regioni. Né buone notizie arrivano dalla manovra 2018, quasi pronta per l'avvio dell'iter parlamentare: l'attesa abrogazione del superticket (500 milioni), il rifinanziamento dei contratti per i medici del territorio (600 milioni), il rifinanziamento del fondo "ex articolo 20" per l'edilizia sanitaria (si parlava di 900 milioni), sono misure che non compaiono nelle ultime bozze del Ddl di Bilancio.

Se n'è parlato oggi al 6° Healthcare Summit organizzato a Roma dal Sole-24Ore: l'occasione per istituzioni, imprese e stakeholder, per fare il punto e lanciare proposte mirate a correggere la rotta. I tempi sono strettissimi, avvisano in prima linea le imprese produttrici di farmaci e di biomedicali. Mentre dal ministero della Salute arriva la promessa: tutti insieme al lavoro per una governance che - ormai tamponata l'emergenza di una sanità che fino a pochi anni fa perdeva 6 miliardi e oggi è in sostanziale pareggio – è la via maestra per rilanciare nuovi modelli d'assistenza e di terapia, richiesti in prima battuta dall'emergenza cronicità. Un fenomeno che dilaga a macchia d'olio, se è vero che in dieci anni, tra 2007 e 2017, gli over 65 sono due milioni in più.

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Le imprese intanto sono in allerta. «No industria, no Pil, no finanziamento», afferma tranchant il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Che ricorda: «Gli investimenti in sanità hanno un effetto moltiplicatore pari a 1.3 e generano non solo benessere, ma ricchezza e occupazione. La spesa farmaceutica vale l'1% del Pil, a fronte di un pro capite inferiore del 25% alla media Ue». Mentre per Massimiliano Boggetti, presidente di Assobiomedica, il settore device «va sottratto al fuoco incrociato di gare centralizzate al massimo ribasso, che fanno prevalere economie di scala impedendo cure personalizzate di qualità, e a un quadro di incertezza normativa che a partire dall'introduzione nel 2015 del payback, anche in questo comparto finalizzato a ripianare gli sforamenti di spesa sui dispositivi medici, rischia di affossare il settore e di creare distorsioni della concorrenza».

«La risposta può arrivare - avvisa il Dg della programmazione sanitaria del ministero della Salute, Andrea Urbani - da una governance complessiva in grado di rilanciare investimenti e innovazione nel Sistema sanitario nazionale, passando da nuovi modelli di business e partnership pubblico-privati». Ma trattandosi di strumenti contrattuali complessi, che richiedono investimenti a lungo termine dell'ordine di 300-400 milioni di euro, serve un salto di qualità nelle strutture sanitarie pubbliche: va messa in campo una pipeline che consenta di fare massa critica e risulti conveniente per i partner privati, all'interno di quadro di regole chiare e trasparenti. «Non è escluso – prosegue Urbani - che in legge di Bilancio, in sede di passaggio parlamentare, si possano trovare le prime leve. Ministero, Aifa, Istituto superiore di sanità, Istat, Inps – che paga 30 miliardi l'anno per indennità legate a malattie prevenibili - e un panel di Università italiane tra cui la Bocconi stanno lavorando a un modello predittivo per immaginare come evolverà il fabbisogno di prestazioni da qui a trent'anni». È questa la premessa per ottenere una rivoluzione nelle cure value based, che consenta di valorizzare gli investimenti in farmaci e tecnologie.

Non siamo all'anno zero: il nucleo di valutazione degli investimenti del ministero ha appena terminato la ricognizione per regione dei fabbisogni in edilizia e tecnologie. La priorità è uscire dalla logica dei progetti pilota e delle best practice, che rischiano di rimanere cattedrali nel deserto.
Ma, come sempre negli ultimi anni, la coperta corta delle risorse per la sanità non aiuta. Mentre il Fondo sanitario nazionale, a suon di decurtazioni progressive, rischia di non garantire più neanche l'erogazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza.

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