Agroindustria

Healthy food, maxi polo della frutta secca dall’integrazione tra Besana e Importàco

La nuova società avrà ricavi per 770 milioni: forte sviluppo sui mercati per i prodotti salutistici durante l’emergenza Covid

di Giorgio dell'Orefice

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(AdobeStock)

La nuova società avrà ricavi per 770 milioni: forte sviluppo sui mercati per i prodotti salutistici durante l’emergenza Covid


3' di lettura

Da una joint tra l’italiana Besana e la spagnola Importaco nasce uno dei primi tre gruppi europei e tra i primi dieci al mondo nella produzione di healthy food a base di frutta secca, semi e bevande.

La nuova compagine, nella quale la società italiana confluisce, potrà vantare un giro d’affari aggregato di 770 milioni di euro (584 milioni Importaco e 185 Besana), una produzione di 123mila tonnellate e una rete di 17 stabilimenti in diversi paesi europei a garanzia di una logistica efficiente. Forte di questi numeri la nuova compagine appare in condizione di recitare un ruolo di primo piano sui mercati.

La famiglia Calcagni rimane alla guida di Besana: Riccardo Calcagni resta amministratore delegato mentre Giuseppe Calcagni acquisisce la carica di Presidente ad honorem. Il Presidente di Importaco Toño Pons sarà Presidente del gruppo industriale neo-costituito.

«Attraverso questa operazione – ha commentato il presidente di Importaco, Toño Pons – ci avviamo a consolidare il nostro progetto di crescita sostenibile basata sulla qualità e sull’innovazione e a fare leva sulla nostra internazionalizzazione e specializzazione nei prodotti naturali e negli alimenti sani. Stiamo creando un gruppo forte – ha aggiunto – con una solida posizione competitiva, sia in Spagna che in altri mercati europei e con un elevato potenziale di crescita».

L’accelerazione impressa all’operazione è stata dettata innanzitutto dalla guerra dei dazi tra Usa e Cina. «Al mondo nel settore della frutta secca – spiega Giuseppe Calcagni presidente onorario del nuovo gruppo italo-spagnolo – ci sono tre blocchi: quello americano con i grandi produttori del Nord ma anche del Sudamerica, la Cina con i propri paesi satelliti e l’Europa. In Europa però i singoli Paesi produttori da soli non riescono a competere e occorreva un’alleanza come questa per recitare un ruolo di primo piano».

Un progetto quindi nato mesi fa ma di certo accelerato anche dall’emergenza Covid. «Nei mesi post emergenza – aggiunge Calcagni – stimiamo un forte sviluppo sui mercati per i prodotti salutistici a base di frutta secca di qualità. Segmento nel quale nel nostro caso, a differenza di alcuni dei nostri principali concorrenti, possiamo anche offrire importanti garanzie in termini di sostenibilità ambientale e sociale».

Integrazione del portafoglio prodotti, economie di scala e internazionalizzazione sono i tre pilastri alla base dell’operazione. Importaco oltre alla frutta secca è specializzata nelle bevande naturali mentre Besana anche grazie al contratti di coltivazione in Asia Centrale e adesso anche Ucraina vanta importanti volumi di prodotto nei settori delle nocciole, dei pistacchi e di altre tipologie di frutta secca. Ma soprattutto il partner spagnolo è molto forte nel canale della grande distribuzione in particolare iberica (è fornitore della catena Mercatona) mentre Besana esporta in più di trenta diversi paesi. «Per imprese trasformatrici come le nostre – aggiunge Calcagni – è poi fondamentale presentarsi sul mercato delle materie prime con un potere contrattuale che con questa partnership viene fortemente rafforzato per entrambi».

E un ruolo di primo piano avrà anche l’innovazione soprattutto quella di processo ma anche quella commerciale con un maggior ricorso all’e-commerce. «Stiamo affiancando i nostri fornitori nel rafforzamento delle proprie produzioni in particolare di nocciole e mandorle – aggiunge Calcagni –. In Ucraina stiamo sperimentando nuove varietà di pistacchio che meglio di altre si adattano ai cambiamenti climatici e ai diversi terreni e che grazie alla smart agricolture invece di entrare in produzione in dieci anni garantiscono i primi raccolti entro quattro anni. Sul fronte commerciale una delle eredità positive dell’emergenza Covid è il maggior ricorso all’e-commerce da parte dei consumatori».

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