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Hedberg: «Troppi ostacoli sul 5G» Modello wholesale vincente per la rete

Sul tema della rete unica Wind Tre si schiera a favore del modello “wholesale”. E sul 5G il ceo Jeffrey Hedberg risponde: «Noi pronti ma ci sono troppi ostacoli»

di Andrea Biondi

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Sul tema della rete unica Wind Tre si schiera a favore del modello “wholesale”. E sul 5G il ceo Jeffrey Hedberg risponde: «Noi pronti ma ci sono troppi ostacoli»


3' di lettura

Il problema - batte su questo tasto in maniera ricorrente Jeffrey Hedberg, ceo di Wind Tre – è legato al tempo per dare risposte alle richieste del settore. Se si parla di 5G ad esempio, l’ad della telco – nata dall’unione fra Wind e 3 Italia, da metà 2018 di proprietà della Ck Hutchison di Hong Kong, con 5,7 miliardi di euro di valore della produzione al 2018 – va dritto ai «due ostacoli da superare: i processi autorizzativi e i limiti elettromagnetici che in Italia sono più stringenti che altrove».

In questo quadro per Hedberg c’è un altro pericolo da scongiurare, legato al progetto di rete unica di cui si parla sull’asse Tim-Open Fiber: «Le nostre preoccupazioni sono legate al modello di un operatore integrato verticalmente, chiunque sia, e a quanto ancora durerà questa diatriba».

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Il progetto di rete unica vi trova contrari?

Noi possiamo parlare come azienda cliente di Open Fiber, che offre qualità, prezzi e grado di reattività di assoluto valore. Siamo soddisfatti di questa partnership e del modello wholesale perché tre anni fa la maggioranza dei nostri clienti aveva l’Adsl; poi c’è stata un’accelerazione dell’ultrabroadband di cui siamo molto felici e ora il 65% dei nuovi abbonati ha la fibra ottica. Laddove ci sono operatori verticalmente integrati si deve fari i conti con prezzi più alti, prestazioni inferiori e tempi più lunghi per lo sviluppo delle infrastrutture.

Se siete così soddisfatti perché non partecipate a Open Fiber investendo? In passato avreste potuto.

Innanzitutto siamo soddisfatti come clienti di questo modello, non sentiamo la necessità di “possedere” l’infrastruttura. Inoltre siamo soddisfatti del rollout di Of, ma in questo processo loro stanno riscontrando sostanzialmente le stesse problematiche che abbiamo noi con il 5G. Investire in qualcosa dove non c’è un quadro regolamentare semplice e chiaro è difficile e quindi perché dovremmo farlo ora? Tuttavia siamo aperti a questa possibilità. Ma dipende dalle prospettive.

Tim ha definito “fallimentare” il modello wholesale, dicendosi pronta ad avere il controllo.

La decisione non è solo di Tim. Cdp e gli altri azionisti dovrebbero trovare un accordo. Ma non basta: dovrebbe esserci un’approvazione da parte delle autorità, nazionali ed europee. Per la fusione tra Wind e 3 Italia, l’Antitrust Ue ha richiesto l’ingresso di un quarto operatore mobile sul mercato. Come cliente non vogliamo veder perdere altri tre anni nell’attesa di valutazioni e approvazioni. Non vogliamo distrazioni, ma andare avanti con il rollout. Questo è tanto più importante oggi, con le persone che studiano e lavorano da casa.

L’emergenza coronavirus può rallentare il 5G in Italia?

Noi vediamo nel 5G una grande opportunità, abbiamo modernizzato la nostra rete, che è “5G ready” e abbiamo fatto un buon lavoro nella sperimentazione a L’Aquila e a Prato. Ma ci sono due ostacoli. Innanzitutto sulle autorizzazioni: ci sono 229 comuni che hanno detto “no” in vario modo agli impianti 5G. Senza parlare delle fake news sul legame Covid-5G. Come settore abbiamo investito 6,5 miliardi nelle aste pubbliche per le licenze delle frequenze 5G e ora non siamo nelle condizioni di proseguire il rollout. Occorre il sostegno del Governo. Inoltre abbiamo limiti elettromagnetici in Italia che sono più molto stringenti rispetto al resto dell’Europa.

Siete preoccupati?

Onestamente sì. Nel nostro settore sono stati investiti negli ultimi 10 anni 77 miliardi, più altri 13 per le frequenze. Quindi 90 miliardi. Ma bisogna tenere presente che nel settore gli azionisti sono in gran parte internazionali e hanno molte opportunità nel mondo. Hanno investito molto perché credono nell’Italia, ma ora che è stata modernizzata la rete, sono state acquistate le frequenze e sono state fatte le prime sperimentazioni, c’è il rischio che un’impasse impedisca di raccogliere il ritorno sull’investimento. Un investitore potrebbe quindi chiedersi: “L’Italia è il luogo dove vogliamo investire e lavorare?”.

Tim e Vodafone hanno lanciato offerte commerciali in 5G. Voi?

Noi siamo ben posizionati perché grazie ai 6 miliardi di investimento che stiamo facendo tra 2017 e 2021 la rete è già “5G ready”, e quando saranno disponibili gli smartphone saremo in grado di offrire un servizio 5G in tutta Italia. Ma per offrire i servizi 5G evoluti alle imprese, per Industry 4.0, l’agrifood, l’health care, bisogna continuare il rollout. Che peraltro aiuterebbe ad affrontare l’aumento del traffico che stiamo sperimentando durante l’emergenza Covid. Ma con tanti Comuni che dicono no al 5G come si fa?

Dall’emergenza coronavirus il settore risulterà rafforzato, visto il boom del traffico sulle reti, o indebolito?

Wind Tre e tutta la industry stanno tenendo bene. Siamo orgogliosi del ruolo che abbiamo assunto. Questo è il presente. Ma quello a cui penso è il futuro dell’Italia. Occorre agire oggi per avvantaggiarci sulle prossime sfide.

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