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Hedge fund in campo per la decarbonizzazione

Si studia l’ipotesi di uno strumento, finanziato con le risorse del Recovery fund, per sterilizzare il rischio di prezzo a lungo termine e fare decollare il mercato dei Ppa. L’esperienza di Duferco, Ori Martin, Acciaierie Venete e Cogne

di Matteo Meneghello

(Panya Studio - stock.adobe.com)

3' di lettura

Un hedge fund per far decollare definitivamente il mercato dei power purchase agreement in Italia. C’è chi ci sta pensando seriamente, visto che il settore si muove ancora a rilento, soprattutto dopo il crollo dei prezzi dell’energia dell’anno scorso, che ha di fatto paralizzato il settore. Uno dei pionieri in Italia del Ppa è Antonio Gozzi, presidente di Duferco Italia holding, gruppo che, oltre all’attività siderurgica, comprende anche un ramo nel settore dell’energy attraverso Dxt, Duferco Commodities. «Il primo Ppa ce lo siamo fatto in casa - spiega -, avendo l’ambizione di realizzare il primo laminatoio interamente green d’Europa nella nostra acciaieria di San Zeno, in provincia di Brescia». Poi, Duferco, ha condotto in porto altri due contratti con altrettante acciaierie italiane, uno con Ori Martin, sempre di Brescia, l’altro con Acciaierie Venete, di Padova, l’azienda del presidente di Federacciai, Alessandro Banzato.

«L’Italia - spiega Gozzi - ha già una dotazione impiantistica largamente elettrosiderurgica, e per questo è avvantaggiata nel cammino verso la decarbonizzazione rispetto al resto d’Europa, legata prevalentemente al ciclo integrale. Bisogna solo intervenire sulla Co2 implicita legata all’energia elettrica acquistata per il funzionamento del forno elettrico e per i forni di riscaldo dei semiprodotti».

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Il Ppa sembrerebbe la soluzione ideale, ma il rischio legato al prezzo a lungo termine sta ancora rallentando la diffusione dello strumento. «Non c’è mercato a termine, e quindi manca una eventuale liquidità per sterilizzare il rischio che una oscillazione verso il basso del prezzo dell’energia rinnovabile renda non conveniente l’investimento in un contratto di acquisto decennale a prezzo fisso».

Hedge fund in soccorso

«All’inizio abbiamo pensato a uno strumento pubblico - spiega Gozzi - ma non è una proposta percorribile, non si può pensare che sia lo Stato a garantire che il prezzo dell’energia resti costante. Un hedge fund, invece, può funzionare, e potrebbe beneficiare dei fondi del Recovery, visto che lavorerebbe a una mission coerente».

L’idea è che il fondo intervenga a coprire eventuali oscillazioni verso il basso. «Quando il contratto Ppa è out of money, come è successo l’anno scorso - spiega Gozzi - il fondo interviene a indennizzare in tutto o in parte il contraente. Quando invece il contratto va in money, come per esempio in questo momento, allora una parte del guadagno può essere girato al fondo».

Nessuna interlocuzione con soggetti finanziari o banche

«Abbiamo formulato la proposta al Mise - spiega Gozzi -, e c’è stato un parziale recepimento nell’ultima bozza sul Recovery Fund, nella parte in cui si sottolinea l’esigenza di sterilizzare il rischio di prezzo dell’energia a lungo termine. Basterebbero 100-200 milioni di fondi per partire. È uno strumento che, ragionevolmente, dovrebbe potere guadagnare soldi, visto l’orientamento del mercato della Co2 nel lungo periodo. La nostra è una proposta di principio, ma senza dubbio potrebbe avvalorarsi di una maggiore sofisticazione dal punto di vista finanziario, visto il contesto».

Duferco, come detto, è stato tra i primi player in Italia, nel 2019, a siglare un Ppa (Power Purchase Agreement) per la fornitura di energia a lungo termine esclusivamente da fonti eoliche, utilizzando l’expertise di Dxt Commodities, per un totale di 200 GWh generati da un nuovo parco in realizzazione nel nord Italia dal gruppo Fera. Il primo contrratto decennale in assoluto è però quello di Canadian Solar, insieme con la veronese Manni Group, con un Ppa relativo a parchi fotovoltaici in Sicilia, mentre la prima esperienza in assoluto in Italia è quella di Engie insieme alle fabbriche di laterizi dell'austriaca Wienerberger, sempre nel 2018. Alla fine del 2019, restando in siderurgia, anche Orti Martin ha strutturato, sempre con Dxt Commodities, un contratto quinquennale relativo a un impianto fotvoltaico del gruppo Kgal, da costruire in Sardegna, di 53 Mw. Nel gennaio 2020 anche Acciaierie Venete ha scelto una strada analoga, siglando un contratto quinquennale con Dxt Commodities. Sempre nella siderurgia, anche Cogne acciai speciali ha siglato l’anno scorso due Ppa quinquennali, di cui uno con Edison.

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