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Heineken, Corona, Coors: i big della birra diversificano in bevande con marijuana

di P.Sol.


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Reuters

3' di lettura

Alle prese con una stagnazione del mercato, soprattutto negi Stati Uniti, i colossi mondiali della birra si concentrano con crescente convizione sulla marjuana legale alla ricerca di nuovi mercati più redditizi. Big come Heineken, Molson Coors e Constellation Brands, casa madre della Corona, si sono avvicinate con modalità diverse a questo mercato nella speranza che quello delle bevande a base di marijuana possa diventare un settore in rapida espansione.

A incentivare questa strategia è stato il via libera del Parlamento canadese a quanto promesso da tempo dal premier Justin Trudeau: la liberalizzazione della marijuana a livello ricreativo, primo paese sviluppato a farlo sul modello di quanto già sperimentato in Uruguay. L’apertura canadese, che entrerà in vigore il 17 ottobre prossimo, apre la strada a un aumento delle vendite di marijuana stimate fino a 5 miliardi di dollari. Per capirci, oggi il mercato legale della sostanza per uso medico in Canada non supera i 200 milioni. Negli Usa Euromonitor prevede un mercato da 20 miliardi di dollari nel 2020, quattro volte quello di cinque anni prima.

Stime destinate a lievitare se altri paesi, a partire dagli stessi Usa, dove già alcuni Stati hanno avviato politiche più liberiste, seguiranno il modello canadese, tanto che i titoli legati alla marijuana stanno vivendo una netta ripresa delle quotazioni a Wall Street.

Non più solo birra
L’ultima ad annunciare un investimento nel settore è stata Constellation Brands, il numero tre della birra negli Usa che annovera Corona tra i suoi marchi di punta: pochi giorni fa ha infatti deciso di mettere sul piatto qualcosa come 4 miliardi di dollari per aumentare al 38% la sua quota in Canopy Growth, il colosso della coltivazione di marijuana, non a caso canadese, con il diritto di salire fino al 50% e l’obiettivo di sviluppare bevande leggere a base di cannabis e altri prodotti.

Molson Coors aveva già evidenziato nel suo report agli azionisti sul bilancio come “l’emersione della cannabis legale in alcuni Stati Usa e in Canada potrebbe provocare una perdita di ricavi da parte dei nostri prodotti o un abbandono della birra nelle preferenze dei consumatori”. Il colosso della birra non ha fatto passare molto tempo e a inizio agosto ha annunciato un accordo con Hydropothecary Corp, azienda specializzata nel settore, per la produzione di una bevanda analcolica a base di marjuana. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire ai consumatori nuove esperienze con bevande di qualità.

Stessa finalità anche per l’olandese Heineken, che pochi giorni dopo ha annunciato in California il lancio di un’acqua minerale a base di Thc, il tetraidrocannabidinolo che è il principale principio attivo della marijuana, con il brand Lagunitas. La bibita è disponibile in due versioni: una contenente 10 mg di Thc e una con 5 mg di Thc e 5 di Cbd, altro estratto delle piante di canapa. Dal 1° gennaio di quest’anno lo Stato della West Coast ha liberalizzato l’uso a scopo ricreativo, aprendo la strada a iniziative di questo genere.

Unicorni di marijuana
Il titolo Canopy Growth, reduce da un periodo di debolezza nell’ultimo mese è balzato dopo l’annuncio dell’accordo azionario con Constellation: il titolo, che aveva chiuso al Nyse a 24,80 dollari il 14, ha innestato la quarta chiudendo la settimana a quota 33,60, con una capitalizzazione balzata a 7,5 miliardi di dollari.

Ma il primo unicorno (società oltre il miliardo di dollari di capitalizzazione) della marijuana “made in Usa” è MedMen, la catena di negozi che commercializzano prodotti legati alla cannabis, noto come l’”Apple store della marijuana” per la cura del suo design. Il titolo ha superato a inizio febbraio la soglia del miliardo dopo che nel primo mese di liberalizzazione in California il suo flagship store di Los Angeles, a West Hollywood, ha servito 23.600 persone, il 500% in più rispetto a un anno prima.

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