crisi d’impresa

Heineken dichiara in Italia un centinaio di esuberi

Leader di mercato con una quota intorno al 30% la multinazionale ha varato un piano di riduzione del personale impiegato sia nel quartier generale che nei birrifici

di Enrico Netti

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(Utrecht Robin/ABACA via Reuters )

Leader di mercato con una quota intorno al 30% la multinazionale ha varato un piano di riduzione del personale impiegato sia nel quartier generale che nei birrifici


2' di lettura

Taglio dei costi e crollo delle vendite del canale Ho.re.ca. sono le concause che spingono Heineken a tagliare un centinaio di posti di lavoro in Italia. La multinazionale olandese ha dichiarato un centinaio di esuberi distribuiti tra il quartier generale di Sesto San Giovanni e i 4 stabilimenti italiani in cui verranno varati piani di esternalizzazione di alcune attività. I tagli nascono in seno a un piano di riorganizzazione mondiale varato lo scorso 28 ottobre, in occasione dei conti del terzo trimestre, con l’annuncio di un piano per tagliare i costi del personale del 20% nel suo quartier generale e nei suoi uffici regionali. La situazione più drammatica a Sesto San Giovanni dove sono previsti 46 esuberi ma negli uffici,, anche in queste settimane, è prassi fare gli straordinari.

«È una scelta inaccettabile, che le organizzazioni sindacali non potranno mai condividere - dice Gennaro De Falco, segretario della Fai Cisl di Milano -, a maggior ragione in un momento difficile come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia da Covid 19. Heineken è presente nel milanese da tanti anni e improvvisamente cambia approccio nei confronti dei lavoratori: evidentemente la logica dei numeri e dei profitti ha più peso rispetto ai valori di attenzione alle persone che la stessa società ha sempre professato. Heineken è presente nel milanese da tanti anni e improvvisamente cambia approccio nei confronti dei lavoratori: evidentemente la logica dei numeri e dei profitti ha più peso rispetto ai valori di attenzione alle persone che la stessa società ha sempre professato». Fai, Flai, Uila e il Coordinamento delle Rsu hanno dichiarato da subito lo stato di agitazione e avviato le assemblee in tutti le sedi, nel rispetto della normativa anti Covid. «Inutile dire che c'è grande preoccupazione e amarezza fra i lavoratori. La situazione non è chiara, evidentemente l'azienda pensa di esternalizzare alcune funzioni, e anche su questo tema dovranno essere fatti gli opportuni approfondimenti - continua De Falco -. L’obiettivo è di stipulare un accordo che individui soluzioni non traumatiche, a tutela delle persone e delle loro famiglie».

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Sono quattro i birrifici presenti sul territorio nazionale: Comun Nuovo (BG), Pollein (AO), Massafra (TA) e Assemini (CA). Lo stabilimento di Comun Nuovo, nella bergamasca, è il più grande in Italia e a regime produce 2,7 milioni di ettolitri di birra l’anno, mentre a livello di gruppo Heineken Italia produce fino a 5,7 milioni di ettolitri di birra. Alla multinazionale olandese, leader di mercato in Italia con una quota intorno al 30%, fa capo anche Birra Moretti, acquisita nel 1996.

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