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Helene Schjerfbeck, strana bellezza in ritratto

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Il nome non è conosciuto ma merita di esserlo: Helene Schjerfbeck è considerata la più grande pittrice finlandese. Mentre era in vita, la sua fama si era allargata oltra la sua patria ad altri Paesi europei, ma è declinata dopo la sua morte nel 1946. L'ultima mostra a Londra risale al 1909. Oltre un secolo più tardi, ora una mostra alla Royal Academy punta a rilanciare l'opera di un'artista trascurata.
E' una vera riscoperta: gli oltre 70 quadri in mostra a Londra rivelano una pittrice dalla sensibilità e dai colori decisamente nordici ma di grande originalità e introspezione psicologica. A quattro anni una grave frattura l'aveva costretta a letto per lunghi periodi e l'aveva lasciata zoppa. A salvarla negli anni di immobilità era stato il dono del padre: carta e matite.
Il talento della Schjerfbeck era stato individuato presto: a 11 anni già studiava disegno all'Accademia a Helsinki e ancora ragazza era stata poi mandata a Parigi per approfondire gli studi. Aveva poi viaggiato in tutta Europa, da San Pietroburgo a Firenze, passando per la colonia artistica di StIves in Cornovaglia.

Helene Schjerfbeck alla Royal Academy

Helene Schjerfbeck alla Royal Academy

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Dopo l'esperienza all'estero e un periodo di insegnamento, la Schierfbeck si era trasferita in un paesino fuori Helsinki dedicandosi solo alla pittura, dipingendo ogni giorno e lasciando oltre mille opere. Era diventata celebre in Finlandia e lo Stato le concesse l'onore dell'Ordine della Rosa Bianca e una pensione annuale riservata agli artisti.
In patria avrebbe voluto e dovuto finire i suoi giorni, ma l'invasione della Finlandia da parte dei russi nel 1939 la costrinse a fuggire nella vicina Svezia dove visse fino alla morte. Dieci anni dopo fu scelta per rappresentare la Finlandia alla Biennale di Venezia del 1956.

La mostra segue in ordine cronologico la sua carriera, partendo dai quadri giovanili ispirati a Whistler e ai pittori francesi dell'epoca. Ben presto però la Schierfbeck trova la sua voce e il suo stile originale, in nature morte misteriose e piene di atmosfera e in ritratti che riescono a comunicare il silenzio – persone colte in un momento di riflessione e introspezione, chiuse nel loro mondo. Un ritratto si chiama “Silenzio” e mostra una donna immobile dallo sguardo rivolto in basso, camicetta blu stagliata contro uno sfondo nero. Il ritratto di una coppia gioca con la realtà e l'illusione: un uomo e una donna, elegantemente vestiti, sono in piedi davanti a un'isola-oasi con palme nell'oceano. Il titolo “L'arazzo” rivela che la scena idilliaca è falsa e illusoria tanto quanto il quadro che la contiene e forse anche quanto l'amore tra i due.
La sala più rivelatrice – al punto di essere sconvolgente – è quella che riunisce gli autoritratti di tutta una vita. Il primo del 1884, a 22 anni, viso dolce e sguardo diretto. L'ultimo del 1945, a 83 anni, una maschera funeraria. I 17 quadri in ordine cronologico mostrano l'evoluzione della tecnica e dello stile sempre più minimalista della Schierfbeck ma anche il suo crescente interesse per l'introspezione psicologica.
Gli ultimi autoritratti, dipinti quando era malata di tumore, sono un'esplorazione quasi brutale dell'invecchiamento, il volto ridotto a poche linee essenziali, le ossa del teschio visibili sotto la pelle e la bocca aperta in un urlo che anticipa l'angoscia di Francis Bacon. Quando è morta accanto al suo letto c'erano il cavalletto, la tela e i suoi pennelli.
Helene Schjerfbeck
Fino al 27 ottobre 2019
Royal Academy, Londra
www.royalacademy.org.uk

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