InchiestaApprofondimento di un singolo argomento che mette a frutto il lavoro di ricerche e significative risorse.Scopri di piùla storia

Helsinki, avanguardia dell’Europa verso zero emissioni di Co2

Il caso Neste. L’ex colosso petrolifero, terza società più sostenibile al mondo, è diventato un grande produttore di diesel rinnovabile

di Michele Pignatelli


default onloading pic

4' di lettura

HELSINKI - Osservando dalla strada gli impianti della Neste a Porvoo, a una trentina di km da Helsinki, l’impressione è quella di trovarsi davanti a una comune raffineria di petrolio, con le sue torri di frazionamento, i grandi serbatoi e le pipeline verdi che si snodano lungo il terreno.

E così era nel 1948, anno di fondazione di quella che era allora la compagnia petrolifera di Stato della Finlandia. In 70 anni, tuttavia – soprattutto negli ultimi 10-15 anni – le cose sono cambiate: la società ha intrapreso un percorso di trasformazione in nome della sostenibilità ambientale che ne fa oggi uno dei maggiori player nella produzione di diesel rinnovabile, detentore del 60% della quota di mercato globale. Un percorso in linea con la svolta “verde” della Finlandia, che si è prefissata un ambizioso obiettivo di neutralità climatica entro il 2035 e che della sostenibilità ha fatto la bandiera del suo semestre di presidenza dell’Unione europea.

LEGGI ANCHE/CO2, l’Europa stringe sulla neturalità climatica

«Oggi – spiega Jyrki Mäki-Kala, Chief Financial Officer di Neste – siamo la terza società più sostenibile al mondo, la prima nel settore dell’energia. E questo deriva da ciò che stiamo facendo: l’anno scorso per esempio, abbiamo ridotto le emissioni di gas serra dei nostri clienti di 8 milioni di tonnellate. Ormai siamo una società che opera nel settore della chimica specializzata, non più una raffineria»

GUARDA IL VIDEO - All'avanguardia in Europa

La parte più innovativa delle attività di Neste riguarda infatti il business delle rinnovabili: la trasformazione di rifiuti e materiali di scarto in diesel rinnovabile, un carburante che offre un doppio vantaggio ambientale: viene prodotto da materiale riciclato e non dal petrolio e, bruciando, inquina molto meno del combustibile fossile (90% di emissioni in meno secondo le stime della società) e anche dei tradizionali biodiesel.

Dai rifiuti al diesel rinnovabile

Dai rifiuti al diesel rinnovabile

Photogallery11 foto

Visualizza

Nei laboratori della società finlandese, dove sono allineate le provette con i materiali di scarto e il prodotto finito, si può toccare con mano il percorso green che dai rifiuti porta al carburante. Dal grasso animale, all’olio da cucina, da quello di palma all’olio di soia sono ben 14 i diversi materiali che arrivano da tutto il mondo alla Neste per essere processati: non solo negli impianti di Porvoo, ma anche nelle raffinerie specializzate di Singapore e Rotterdam. Il risultato è un diesel trasparente e inodore, ben diverso anche nell’aspetto da quello tradizionale.

L’investimento scientifico è consistente. «Il 25% dei nostri dipendenti (5500 circa, ndr) – sottolinea Miia Laamanen, responsabile R&S dell’azienda – lavora nel campo della ricerca, dove abbiamo investito 48 milioni di euro l’anno scorso». E gli obiettivi sono ambiziosi: nel lungo termine Neste punta a processare anche la plastica – la sperimentazione è già in corso - per arrivare a ricavarne combustibile.

Attualmente la capacità produttiva dell’azienda finlandese, 16 miliardi di ricavi netti, è pari a 3 milioni di tonnellate di diesel rinnovabile all’anno, a fronte di una domanda di 5 milioni di tonnellate (contro i circa 900 milioni che costituiscono oggi il mercato complessivo del diesel per il trasporto su strada).

LA PRODUZIONE DI DIESEL RINNOVABILE E I MATERIALI DI PROVENIENZA

In milioni di tonnellate. Fonte: Neste

LA PRODUZIONE DI DIESEL RINNOVABILE E I MATERIALI DI PROVENIENZA

Ma la domanda di combustibile rinnovabile è destinata a quadruplicarsi in dieci anni per effetto dei vincoli sulle emissioni di CO2. «Come si può vedere – chiosa il cfo Mäki-Kala – il diesel rinnovabile è un pesciolino in un grande stagno, ma le sue performance sono notevoli. E noi dobbiamo arrivare a una capacità di 20 milioni di tonnellate entro il 2030 per intercettare la domanda». Oltre alla plastica, Neste ha un altro ambizioso target di medio periodo: entrare in un mercato ancora da esplorare ma potenzialmente molto promettente, quello dell’aviazione.

Il diesel rinnovabile è un pesciolino in un grande stagno, ma le sue performance sono notevoli

Il business, peraltro - crescita del mercato a parte - rende, come spiega ancora il manager, mostrando un grafico che evidenzia un’impennata dei dividendi degli azionisti in coincidenza con l’espansione del segmento green: «Il 70% del nostro utile operativo dell’anno scorso – sottolinea - è derivato dal settore rinnovabili».

È forse proprio qui, nella possibile sovrapposizione tra gli ideali di sostenibilità e i tradizionali target di profitto di un’azienda, la chiave per comprendere la rapidità con cui la Finlandia ha intrapreso questo percorso. Lo conferma Tanehli Lahti, direttore affari europei e politica commerciale della Confederazione delle industrie finlandesi: «Noi crediamo che ambientalismo e profitto si possano perseguire insieme e ne abbiamo una prova in Finlandia, dove il mercato funziona e funziona in modo corretto ed efficiente l’ETS (il sistema per lo scambio delle quote di emissione, ndr). Nelle politiche ambientali siamo uno degli attori più propositivi, sia a livello nazionale che nel contesto di Business Europe».

Noi crediamo che ambientalismo e profitto si possano perseguire insieme

Anche il ministro degli Esteri del governo di Helsinki, il verde Pekka Haavisto, in una recente intervista ha del resto sottolineato che «è stata l’industria a dirci di essere più ambiziosi sugli obiettivi climatici, da cui dipende la sua competitività». Ecco che allora l’esecutivo guidato dal socialdemocratico Antti Rinne ha fissato addirittura al 2035, 15 anni prima del target Ue, la data per la neutralità climatica, ossia un livello di emissioni di gas serra non superiore a quello che l’ambiente è in grado di sostenere.

Per farlo, il governo vuole abbassare drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili – su cui nei prossimi mesi proporrà un incremento delle tasse – puntando su un mix di nucleare e rinnovabili. Parte integrante di questo piano è il potenziamento della flotta di auto elettriche, su cui la Finlandia è per ora molto più indietro della Norvegia: 2400 contro le 46mila vendute solo l’anno scorso a Oslo.

Avanguardia della Finlandia sostenibile è la capitale Helsinki, che a sostegno del suo impegno ha persino lanciato uno strumento online, “Think Sustainably”, pensa in modo sostenibile, che dà una valutazione dell’impatto ambientale di hotel, ristoranti e attrazioni turistiche. E che a cittadini e visitatori può mostrare anche una rappresentazione urbanistica di questo impegno: la nuova e modernissima biblioteca pubblica Oodi, progettata da Ala Architects, un edificio in legno di 17mila metri quadri che consuma quasi l’energia che è in grado di autogenerare.

Un po’ il simbolo e la concretizzazione visiva delle ambizioni finlandesi.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...