centenario dell’indipendenza

Helsinki inaugura la biblioteca Oodi, tempio laico alla civiltà

di Lara Ricci


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5' di lettura

Uscendo dalla stazione centrale di Helsinki e svoltando a destra si vede ora un lungo edificio color sabbia dal tetto ondoso la cui ininterrotta vetrata al piano superiore riflette i colori del cielo come scomponendoli nelle minuscole particelle di un quadro puntinista. Non si immagina, infilandone la porta abbastanza modesta, di ritrovarsi in un ampio spazio dalla volta sinuosa e parzialmente degradante spalancato - tramite una parete interamente di vetro - su un’enorme piazza. Di fronte, oltre al poliedro plumbeo della Casa della Musica, su una collina troneggia il neoclassico parlamento finlandese, le colonne doriche intrappolate in un compatto blocco di rosso granito di Kalvola, mentre più a destra si scorge l’altro palazzo simbolo della Repubblica, l’asimmetrica, candida, Finlandia Hall di Alvar Aalto, affacciata sul bacino di Töölo, uno specchio d’acqua increspata nel centro non ancora raggiunto dal ghiaccio.

Finlandia, nel paese più alfabetizzato del mondo nasce la biblioteca «Oodi», tempio laico alla civiltà

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La fitta vegetazione palustre secca e pallida che attornia la laguna si vede anche da qui. «L’entrata meridionale dell’edificio dà verso la città, quella settentrionale si apre sul parco di Töölo, un’area verde che corre senza interruzioni fino alla Lapponia. Un gradiente, questo, che già Aalto costruendo la Finlandia Hall aveva sottolineato simbolicamente per tenere insieme i due aspetti del Paese, quello urbano del Sud e le foreste del Nord» spiega l’architetto Antti Nousjoki, partner dello studio Ala che ha progettato il nuovo edificio.

La piazza, di cui la costruzione, nelle sue intenzioni, è una continuazione protetta dalle intemperie, è ancora un cantiere dove spuntano le braccia immobili di una dozzina di autogru. Nei prossimi giorni dovranno essere sgomberate tutte, gli squarci nel manto stradale chiusi, le impalcature interne rimosse: mercoledì 5 dicembre infatti, il giorno prima del 101 anno dall’indipendenza della Finlandia, il grandioso edificio in cui ci troviamo sarà inaugurato. Costato cento milioni di euro, 70 investiti dal Comune e 30 dallo Stato, è il regalo che la città si è fatta per celebrare il primo secolo di uno Stato giovane, nato povero e contadino, che ha fatto dell’architettura e dell’educazione per tutti i pilastri della costruzione nazionale. «Fin dall’inizio della nostra storia abbiamo capito che l’unica risorsa che avevamo era il capitale umano - ha spiegato il sindaco di Helsinki Jan Vapaavuori a un gruppetto di giornalisti internazionali invitati dal Comune per vedere il gioiello architettonico in anteprima -. Niente meglio di una biblioteca poteva simboleggiare il nostro modo di intendere la nazione, una società aperta, trasparente e egualitaria che ha come valori l’istruzione continua, la cittadinanza attiva, la libertà di espressione. La democrazia si fonda infatti su un popolo istruito e critico, la dobbiamo difendere!» .

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Il nome, Oodi, che in finlandese significa «ode», è stato scelto in seguito a un concorso tra i cittadini, e persino la struttura e i servizi sono stati progettati tramite un metodo partecipativo: è stato chiesto agli abitanti cosa volevano dalla nuova biblioteca e come doveva essere e il risultato della consultazione pubblica è stato la base dalla quale sono partiti i 544 architetti che hanno concorso al bando anonimo internazionale per costruirla.

«Molte persone sono preoccupate dal futuro, da una società che cambia velocemente - ha affermato Tommi Laitio, direttore esecutivo del settore cultura e tempo libero del Comune-. Si chiedono se potremo continuare a vivere insieme e questa incertezza provoca comportamenti egoistici. In molti Paesi europei la democrazia è in crisi. Crediamo sia stato assai importante creare questo spazio bellissimo e aperto a tutti per rinforzare il senso di comunità, la coesione sociale, instillare fiducia nel fatto che si possa vivere insieme con persone molto diverse e ricordare che tutti si avvantaggiano quando condividono qualcosa. Qui nessuno deve giustificare la sua presenza, può entrare anche solo per rilassarsi e tutti sono trattati allo stesso modo, anche chi è percepito come diverso, come i clochard o i rifugiati. Partiamo dal presupposto che tutte le persone vogliono imparare, che ognuno è curioso, e responsabile. La gente si prende cura delle cose belle se è trattata in modo egualitario. Ne siamo talmente convinti che non abbiamo voluto neanche controlli all’entrata. Oltretutto le guardie non aumentano il senso di sicurezza».

A differenza del piano terra, il primo piano di questo tempio laico alla civiltà è fatto di piccoli spazi tra loro collegati. Qui si trovano, gratuitamente disponibili, studi di registrazione, inclusi gli strumenti musicali, sale per videoproiezioni o videoconferenze, calcolatori, workstations per l’editing video e fotografico, playstation per giocare, addirittura stampanti tridimensionali (per una stampa è chiesto un contributo di 70 centesimi), stampanti laser, macchine da cucire, persino un’area per le feste e una cucina, suggerita dal pubblico.

La biblioteca vera e propria è al secondo e ultimo piano «uno spazio silenzioso fluttuante sopra la città» lo definisce Nousjoki. Più che un piano è una superficie collinosa sormontata da un soffitto ondulato e ovattato, illuminato da coni di luce naturale che ricordano quelli di Aalto, circondata da ogni lato da una vetrata in cui, man mano che sale verso il cielo, s’infittisce una nebbia fatta di piccoli coriandoli bianchi e argento che servono a smorzare la trasparenza creando un passaggio graduale verso il soffitto bianco, a dare l’impressione di essere in una nuvola e a far sì che da fuori le vetrate non paiano troppo cupe (ecco spiegato l’effetto puntinista!).

Alle curve dolci del pavimento (sotto cui si nasconde anche una grotta dedicata ai bambini e accessibile attraverso una porta segreta) si aggiungono colori tenui capaci di ammorbidire la luce fredda del settentrione avvolgendo il visitatore in una malinconia sensuale. Una lunga terrazza offre un’ampia vista sulla città e porta i visitatori allo stesso livello del parlamento, un altro modo in cui i progettisti hanno voluto trasmettere tramite l’architettura i valori egualitari del Paese. Sugli scaffali, intervallati da piccole aree lettura dove le sedie sono disposte attorno a un albero in vaso, c’è un numero relativamente modesto di volumi: 100mila (quanti gli ingressi giornalieri previsti), ma i visitatori hanno accesso a 3,4 milioni di testi grazie ai servizi digitali e a una squadra di carrelli robotici capaci di ordinare e spostare libri procurandosi i volumi della collezione metropolitana di Helsinki.

La Finlandia, che nel 2016 è stata definita da una ricerca della Central Connecticut State University il paese più “alfabetizzato” al mondo (sulla base della propensione dei cittadini a leggere e delle risorse a loro disposizione) e i cui allievi quindicenni sono sempre tra i più istruiti al mondo nei test Pisa, ha infatti saputo negoziare tariffe molto convenienti sul copyright digitale e tramite la tessera gratuita delle biblioteche si può accedere da casa a un immenso numero di titoli. Ciò nonostante i suoi abitanti continuano a frequentare moltissimo le biblioteche tanto che ci vanno in media 14 volte l’anno, 40 volte l’anno a Helsinki, dove sono in costruzione altri due edifici e nel 2012 ne è stato inaugurato un altro bellissimo, questa volta universitario: la Kaisa House progettata da Anttinen Oliva architects, che quando hanno vinto il bando internazionale erano appena trentenni. Un amore, quello dei finlandesi per le biblioteche, che risale probabilmente ai giorni dell’indipendenza, cento anni fa, quando una piccola nazione con una lingua che nessun altro parlava e in cui metà della popolazione era analfabeta cercava nei libri che non poteva permettersi gli strumenti per costruirsi un futuro migliore.

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