Arte

Henry Moore: mani espressive come volti

“This Living Hand” è la mostra da toccare dedicata al grande scultore

di Nicol Degli Innocenti

3' di lettura

Per uno scultore il più importante dei sensi è il tatto e le mani sono il più essenziale degli arti. Per tutta la vita Henry Moore è stato ossessionato dalle mani, dalla loro fragilità e dalla loro forza, dalla loro capacità di creare e di scoprire, di esprimere e di delineare. Per tutta la vita ha disegnato le sue mani, da giovane e da vecchio, a riposo e al lavoro, aperte e tese o chiuse e avvolte intorno a un oggetto. E' stata la sua forma di autoritratto.


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Mani che hanno l'espressività di un volto

This Living Hand, la mano viva, è il titolo che Edmund de Waal, scultore, ceramista e scrittore, ha scelto per la mostra di disegni e sculture di Moore che ha curato. Disegni di mani che hanno l'espressività di un volto. Le mani dell'artista in pose diverse comunicano l'intensità del tocco, la tensione creativa, la forza delle dita che danno forma alla materia. Le le mani deformate dall'artrite di un'anziana diventano un simbolo di sofferenza.Accanto ai disegni ci sono alcune grandi sculture di Moore, scelte per l'importanza che hanno le mani nella composizione.

Sculture che nelle intenzioni dell'artista vanno toccate, esplorate e accarezzate. L'esperienza tattile è fondamentale sia per lo scultore che crea l'opera che per chi poi la guarda e vuole sentirla e comprenderla.Nel marzo 2020 la mostra era pronta per l'inaugurazione, quando è scoppiata la pandemia e c'è stato il primo lockdown che ha fatto chiudere tutti i musei e gallerie in Inghilterra. Ora la mostra è visitabile, con oltre un anno di ritardo ma con una rilevanza e un simbolismo ancora più potenti.

“Durante la pandemia toccare è diventato proibito, le superfici sono diventate un pericolo -, spiega de Waal -. Questo periodo ci ha fatto riflettere sull'importanza del tatto, parte essenziale dell'essere umano e ciò che dona alla scultura la sua forza espressiva. La mostra ha quindi una risonanza ancora più profonda, diventa una celebrazione del tatto e del tocco umano”.

Il lavabo

Per la mostra oltre a tre panche in pietra dalla stessa cava che usava Moore, sulle quali sedersi per osservare le statue, de Waal ha scolpito un lavabo in pietra fuori dalla sala. Ispirato dalla tradizione giapponese, il lavabo trasforma il gesto ora necessario di lavarsi le mani prima di entrare in un rituale piacevole. E' un momento di pausa e di riflessione prima di immergersi nell'arte, con il permesso che ora sembra straordinario di toccare le sculture come Moore avrebbe voluto.

L'idea di invitare de Waal a curare una mostra di opere di Moore è stata di Sebastiano Barassi, head of collections & exhibitions della Henry Moore Foundation, storico dell'arte italiano da molti anni in Inghilterra.“Nessuno ha il talento di raccontare le storie attraverso gli oggetti e i materiali come de Waal, sia come artista che come scrittore -, spiega Barassi -. Per noi come Fondazione è importante mostrare quanto l'opera di Moore sia ancora rilevante per gli artisti di oggi e quanto le sue idee e i suoi principi artistici siano ancora validi”.

La mostra è un dialogo tra artisti attraverso le generazioni e i secoli. Non solo tra Moore e de Waal, ma anche ad esempio tra Moore e Giovanni Bellini. Quando la Pinacoteca di Brera aveva chiesto allo scultore inglese di creare qualcosa ispirato dalla collezione, Moore aveva scelto la sua Pietà del 1460. Il disegno, in mostra, si concentra sulla mano vissuta ma forte e viva della Madonna che stringe la mano martoriata e senza vita di suo figlio. Le mani sanno individuare ma anche lenire il dolore. Lo sapeva Moore, che da bambino quando tornava da scuola massaggiava la schiena della madre, sofferente per un'artrosi devastante. E' da quel momento, ha raccontato l'artista, che è scattato l'interesse per la figura umana e il desiderio di esplorare il potere creativo e anche taumaturgico delle mani.Nella grande statua di bronzo Il re e la regina, in mostra, la figura vista di fronte è maestosa, con le mani posate e rivolte verso l'alto, ma vista da dietro la schiena è concava e fragile. Spiega de Waal: “Toccando la spina dorsale della Regina, tracciando ogni vertebra con le dita, è commovente pensare ai ricordi di quel bambino che con le sue piccole mani tentava di lenire il dolore alle ossa della madre”.

This Living Hand: Edmund de Waal presents Henry Moore, Henry Moore Studios & Gardens, Hertfordshire, fino al 31 ottobre 2021.


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