lettera al risparmiatore

Hera, più business regolato contro la volatilità dei mercati

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Crescere aumentando la propria resilienza. In altre parole: proseguire nello sviluppo nonostante, da un lato, il difficile contesto economico-finanziario dell’Italia; e, dall’altro, i sempre maggiori mutamenti climatici. È una delle principali sfide di Hera. Un obiettivo che emerge più volte tra le molteplici tabelle del piano d’impresa 2018- 2022 della multiutility. Il gruppo, che di recente ha pubblicato i dati di bilancio del 2018, nel business plan prevede investimenti complessivi per oltre 3,12 miliardi. Di questi i Capex indirizzati sulle attività cosiddette regolate sono circa il 76% mentre tra il 2002 e il 2017 il livello si era assestato al 68%. L’incremento non è da poco e descrive, per l’appunto, la volontà della società di espandersi maggiormente in settori con più resilienza. Nelle attività regolate infatti (essenzialmente le infrastrutture di rete) il business ha maggiore visibilità ed è contraddistinto da una superiore stabilità.

Vediamo di spiegarci. Le utility, compresa Hera, prevedono e realizzano degli investimenti sui loro network. Questi esborsi, cumulati negli anni e al netto degli ammortamenti, in linea di massima costituiscono il Capitale investito netto regolatorio (Regulated asset based o Rab). Ebbene: la Rab moltiplicata per il costo del capitale, individuato da una formula stabilita dall’Authority, fornisce la remunerazione degli investimenti stessi che il cliente paga nella bolletta. A fronte di un simile meccanismo è chiaro che, da una parte, l’utility deve costantemente migliorare la sua efficienza nell’allocazione del capitale investito; ma, dall’altro, ha la possibilità di gestire un business meno influenzato dal contesto esterno economico e da quello climatico.

Il mondo dell’acqua

Già, il clima. Nel business plan 2018-2022, sempre all’interno dei Capex indirizzati alle reti, circa 624 milioni vengono ricondotti alla ricerca di maggiore resilienza. Di questi 419 milioni sono appannaggio della rete idrica. Ebbene: proprio nel mondo dell’acqua possono trovarsi degli esempi della volontà di creare un business più “resistente” anche ai cambiamenti climatici. In tal senso può ricordarsi il progetto di distrettualizzazione del ciclo idrico che prevede l’incremento delle tubazioni. Il programma, sia ben chiaro, ha obiettivi più generali: dalla realizzazione di più efficienze (peraltro premiate dalla legislazione) fino alla riduzione dei costi. Ciò detto, però, punta anche a limitare il problema della scarsità della materia prima nei periodi di siccità. Cioè un intervento che, per l’appunto, risponde all’esigenza di “gestire” le mutazioni climatiche.

Fin qui alcune suggestioni sulla strategie. Quali, però, i target economici nel settore idrico? Hera, nel 2018, ha generato con il “Water” 249,7 milioni di Mol (+19,8%). Nel 2022 stima di arrivare ad un Ebitda di 286,9 milioni. Insomma: un bella crescita. Sennonché il risparmiatore esprime una preoccupazione. Il rischio sottolineato è quello della proposta di legge da parte del M5S sull’acqua pubblica. Un provvedimento che, giusto o sbagliato, se approvato può impattare su un’area che è un tassello importante nella crescita futura di Hera. La multiutility, rispetto al tema in oggetto, si dice fiduciosa. In primis, come indicato nella conference call sui dati del 2018, la società sottolinea che negli ambienti industriali e a livello di Conferenza delle regioni hanno trovato conferma le perplessità, se non i giudizi negativi, sulla proposta di legge. Un contesto che ne ha significativamente rallentato l’iter. Inoltre la multiutility, in linea con quanto indicato da Utilitalia, ricorda che il solo primo passaggio della ripubblicizzazione delle reti idriche implicherebbe un costo di circa 15 miliardi. Cioè un onere che, con le attuali disponibilità dello Stato, sarebbe difficile da sostenere. In conclusione la società monitora la situazione e allo stato attuale, confermando i target di piano, si dice confidente che le indicazioni del medesimo possano essere perseguite.

Il settore ambiente

Ma non è solamente il mondo dell’acqua e delle reti. Altro settore rilevante è quello dei rifiuti. Nel 2018 l’Ebitda della divisione ha raggiunto 252 milioni (+2,4% sul 2017). L’obiettivo, al 2022, è arrivare a 297,3 milioni di Mol con investimenti, nell’arco di piano, per 618 milioni. Al di là, però, dei singoli numeri quali i principali driver del comparto? Un focus è il trattamento dei rifiuti. Su questo fronte deve ricordarsi che la capacità di “treatment” per abitante dell’Italia è la più bassa in Europa. Una situazione che deriva dalla storica carenza nel nostro Paese di strutture per il trattamento. A fronte di ciò Hera, nelle aree in cui è attiva, spinge molto sulla raccolta differenziata: era al 57,7% a fine 2017 e si vuole salire al 73,2% nel 2022. La finalità? Quella, riducendo la quantità di spazzatura da trattare, di liberare capacità nei suoi impianti attualmente saturi. Con il che, sfruttando la stessa dinamica dei prezzi rispetto ai quali Hera attualmente non vede pressioni ribassiste, potranno essere “lavorati” nuovi volumi. Peraltro la multiutility, anche ad integrazione della strategia descritta, prevede di avere entro il 2022 due impianti per il biometano (uno è già avviato) e di rafforzare, tramite Aliplast, la sua presenza nel riciclo della plastica. Un’attività quest’ultima che, a fronte della forte sensibilizzazione sull’inquinamento da polimeri, ha notevoli potenzialità.

Ciò detto, però, il risparmiatore esprime una preoccupazione. Il ragionamento è il seguente: l’Italia è in recessione tecnica e le previsioni per il futuro della nostra economia non sono positive. Si tratta di un contesto dove il calo dell’attività industriale può comportare la contrazione delle spazzatura prodotta. Soprattutto da parte di quelle realtà industriali cui Hera guarda per il suo sviluppo. La multiutility non condivide il dubbio. La carenza d’impianti, è l’indicazione, costringe le imprese a smaltire all’estero grande parte dei loro rifiuti. Quindi, anche a fronte di una diminuzione dei volumi, questi rimarrebbero comunque più che sufficienti per coprire ampiamente l’offerta di Hera. Ciò detto può tuttavia sottolinearsi un altro rischio: la discesa del Pil potrebbe portare al calo della domanda di energia. Il che impatterebbe sul business delle utility italiane, Hera compresa. La società rigetta anche questa valutazione. Il consumo di energia e gas, da parte della clientela retail (che costituisce la maggiore parte dell’utenza del gruppo), è infatti slegato dall’andamento del Pil. Non solo. Hera ricorda che la sua attività, come mostra la progressiva crescita del Mol anche durante gli anni di crisi, è caratterizzata da una certa resilienza rispetto alla congiuntura. Una caratteristica dovuta, conclude l’utility, al mix del business e all’esposizione alle attività regolate.

Il settore commerciale

Infine la divisione energia. Vale a dire: essenzialmente l’offerta commerciale di Mega Watt e gas. Al 31 dicembre scorso i clienti complessivi del gruppo si sono assestati al livello di 2,52 milioni. L’obiettivo, attraverso un incremento medio annuo intorno a 60.000 utenti netti, è di salire a oltre 3 milioni di clienti nel 2022. La dinamica al rialzo non è però replicata riguardo alla redditività. L’ “Energy”, a fine piano, è previsto realizzare un Mol di 268,3 milioni a fronte dell’Ebitda di 286 milioni del 31 dicembre scorso. Qui, a ben vedere, c’è l’impatto del cosiddetto mercato di salvaguardia. Si tratta dell’offerta di energia a soggetti, quali ad esempio ospedali o amministrazioni pubbliche, cui deve essere “garantita” l’erogazione di Mega Watt. Hera si è aggiudicata le gare cui ha partecipato ma i margini riconosciuti sono stati inferiori al passato. Di qui l’indicazione del target al 2022.

In generale, comunque, il Mol di gruppo nel 2022 è stimato a 1,185 miliardi. Cioè un valore superiore all’Ebitda del 2018 che si è assestato a 1,031 miliardi.

A fronte di un simile contesto quali, allora, le prospettive sul 2019? Hera, come indicato nell’ultima conference call, prevede il Mol dell’esercizio in corso maggiore di quello del 2018. La dinamica sarà spinta soprattutto dal business delle reti e dell’ambiente i cui Ebitda sono anch’essi rispettivamente stimati in rialzo. Il costo del debito, al 3,7% a fine 2018, dovrebbe dal canto suo mantenersi sui medesimi livelli.

IL GRUPPO HERA IN NUMERI

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