UTILITY IN BORSA

Hera, più tecnologia per spingere la redditività

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Negli ultimi anni la digitalizzazione dell’economia ha accelerato. E, con lei, l’evoluzione tecnologica di molti settori. Compreso quello delle multiutility. Così non stupisce che, nel business plan 2017-2021, una priorità di Hera sia l’innovazione. Il focus “hi-tech”, direttamente, dovrebbe consentire il rialzo cumulato del Mol a fine arco di piano per 23 milioni. Sennonché il numero non è esaustivo. L’impegno tecnologico è trasversale all’intera attività di gruppo. Le sue ricadute indirette potranno anch’esse contribuire a spingere la redditività. A fronte di ciò, rispetto all’impegno della multiutility, diventa significativo l’ammontare degli investimenti in innovazione tecnologica. Nel quinquennio (compreso il 2017) sono circa 350 milioni di cui 76-77 già spesati lo scorso esercizio.

Detto d’investimenti e redditività, quali gli specifici interventi? I progetti sono molteplici. Nelle reti ad esempio, di là dalla digitalizzazione di quella elettrica, un focus è sul sistema idrico. Qui Hera punta, tra le altre cose, a sfruttare i sensori. Cioè: definite delle “sottosezioni” del network, vengono capillarmente usati meccanismi che consentono di controllare, per esempio, i flussi dell’acqua. In questo modo, da un lato, si riesce ad impostare la giusta pressione. E, dall’altro, è ottimizzato lo stesso consumo di energia elettrica per le pompe che spingono l’acqua stessa.

TRIMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

I trimestre 2017-2018. Dati in milioni di euro

TRIMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dall’idrico al gas. Con riferimento alla rete della commodity azzurra Hera ha avviato l’installazione di nuovi contatori elettronici. Il progetto (più di 150 milioni d’investimenti) prevede il posizionamento di oltre 1,5 milioni di “smarth meter” entro il 2021-2022. La tecnologia, a ben vedere, non comprende solamente la “tradizionale” parte elettronica. Bensì anche un meccanismo ad ultrasuoni che consente automaticamente di chiudere o modulare l’afflusso di gas in caso di necessità.Il sistema, a detta di Hera, offre dei vantaggi: dal calo dei costi legati alle trasferte dei tecnici a casa del cliente fino al migliore controllo sulle micro-perdite di gas. Ma non è solamente l’efficienza. Altro progetto, atteso al via nell’ultimo trimestre dell’anno, è il turbo espansore. Vale a dire: un sistema che, sfruttando l’espansione del gas legata agli sbalzi di flusso del medesimo, produce energia. Così come produrrà energia, sempre quale risultato dell’impegno sul fronte dell’innovazione, il nuovo impianto a bio-metano che verrà “acceso” nel terzo trimestre dell’anno. Andrà a regime nel quarter successivo e, come indicato da Hera, dovrebbe contribuire con un Ebitda annuale accrescitivo di circa 6 milioni.

Il rischio esecutivo
Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complicata. Il piano d’impresa, che prevede un Ebitda intorno a 1,135 miliardi nel 2021, comporta implicitamente il rischio d’esecuzione. Un angolo visuale per analizzarlo può essere guardare alle assunzioni economico-finanziarie alla base del medesimo business plan. Orbene: tra le altre Hera indica un prezzo del Brent al 2021 ben inferiore alle attuali quotazioni. Certo: quest’ultime cambieranno. E tuttavia la volatilità dell’oro nero può costituire un problema. La multiutility, di cui Il Sole 24 Ore ha incontrato i vertici, rigetta la considerazione. La società, sottolineando che circa il 90% dei suoi costi energetici è appannaggio del ciclo idrico, ricorda che gli eventuali maggiori oneri operativi sono riconosciuti in tariffa. Non solo. L’utility afferma che il rialzo di un dollaro del prezzo petrolio impatta per lo 0,01% sul suo Mol. Quindi Hera conclude che di fatto la sua attività è di fatto neutrale rispetto alla volatilità della commodity in oggetto.

I DRIVER DEL MOL DI GRUPPO

Dati in milioni di euro

I DRIVER DEL MOL DI GRUPPO

Fin qui alcune considerazioni sull’impegno rispetto alle tecnologie e al rischio d’esecuzione. L’investitore però si interroga anche sulle strategie di crescita in generale. Per cogliere, in linea di massima, i prossimi passi è utile guardare alle tabelle del piano d’impresa. In particolare, a quella che fotografa il contributo delle aree di business al rialzo cumulato atteso del Mol (218 milioni da fine 2016). Orbene: circa 18 milioni sono appannaggio dell’area Energia; l’Ambiente rileva per 52 milioni mentre le reti dovrebbero generare un incremento di 129 milioni (19 milioni sono da altre attività). Il network, insomma, recita un ruolo importante. A suo interno poi, oltre al gas (77 milioni), è essenziale il ciclo idrico (43 milioni).

Acqua pubblica
Sennonché, proprio rispetto al mondo dell’acqua, nel contratto di governo del nuovo Esecutivo in Italia ha rilanciato il tema degli investimenti sul servizio idrico integrato di natura pubblica. Un’impostazione che, al di là dell’essere d’accordo o meno, può via via dimostrarsi d’ostacolo allo sviluppo del business di società come Hera. La situazione preoccupa l’utility? Il gruppo non percepisce il rischio come attuale e concreto. Ciò detto la società, in primis, ricorda che nella sua attività è necessario raggiungere l’equilibrio tra operatività industriale e finanziaria. Inoltre, dice sempre Hera, la ricchezza prodotta non è legata allo sfruttamento dell’acqua in sé, bensì alla creazione e gestione delle infrastrutture. Infine, ricorda l’utility, la stabilità normativa, raggiunta da qualche tempo nel settore, è fondamentale. L’auspicio è che, visti anche gli ingenti investimenti realizzati, la condizione sia confermata nel tempo.

DINAMICA CASH FLOW E DEBITO

I trimestre 2018. Dati in milioni di euro

DINAMICA CASH FLOW E DEBITO

Già, confermarsi nel tempo. Di certo è quello che Hera vuole fare nella crescita del settore Energia. Qui la società, che ad oggi ha circa 2,4 milioni di clienti, conferma il target di 3 milioni di utenti nel 2021. All’incremento della base clienti contribuirà, tra le altre cose, l’M&A. Quest’ultima, a ben vedere, è attività “tipica” per Hera. Tanto che, nel business plan al 2021, è previsto un rialzo del Mol di 107 milioni legato alle operazioni straordinarie.

Al di là dell’M&A, il risparmiatore guarda anche al debito societario. E qui sorge un dubbio. Moody’s ha messo sotto osservazione, per l’ eventuale downgrade, il rating dell’Italia. Come consuetudine, in scia a questa mossa, ha modificato l’outlook anche ad alcune società italiane. Tra cui Hera. Ebbene: il timore è che l’ipotetico taglio possa incidere sul costo del finanziamento dell’utility. La società rigetta il dubbio. In primis perché, viene ricordato, l’87% del debito è a tasso fisso. Poi perché il debito da rifinanziare nel prossimo futuro è limitato: 400 milioni entro il 2021. Il valore indubbiamente non è così ampio: tuttavia, rispetto ad esso, può esserci il peggioramento del costo del funding. Vero! dice Hera che però aggiunge: il gruppo ha coperto, per 400 milioni, il rischio di tasso legato alla società ad un saggio fisso dello 0,98%; inoltre, essendo la tariffa calcolata in base anche del rendimento dei titoli governativi, l’eventuale dowgrade sovrano farebbe salire il loro yield. Con il che la redditività aumenterebbe più degli oneri finanziari. Quindi Hera non vede particolari problemi rispetto al tema in oggetto

Ciò detto quali le prospettive a fine 2018? Hera, sottolineando di essere in anticipo sulla tabella di marcia del piano d’impresa e confermandone i target, afferma che la redditività, al netto dell’M&A, dovrebbe essere leggermente in rialzo rispetto al 2017.

GLI OBIETTIVI SUL MOL DEL PIANO AL 2021

Dati in milioni di euro. * Stime

GLI OBIETTIVI SUL MOL DEL PIANO AL 2021

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