lettera al risparmiatore

Hera punta sulle reti 4.0: più ricavi da asset regolati Il focus delle acquisizioni

di Vittorio Carlini


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6' di lettura

Spingere, nel settore ambiente, il modello dell’economia circolare (del riciclo) anche grazie all’M&A. Poi: proseguire nell’efficientamento e crescita (con le prossime gare nel gas) delle reti. Ancora: continuare nell’incremento della base clienti. Sono tra le priorità di Hera a sostegno del business.

L’attività della multiutility emiliana, a ben vedere, nel primo trimestre del 2017 ha visto i valori assoluti di ricavi e redditività crescere. Il fatturato si è assestato a 1,585 miliardi in rialzo del 28,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. L’Ebitda, dal canto suo, è salito a 306,8 milioni a fronte dei 278,4 milioni di un anno prima. Le dinamiche in valori assoluti sono state causate da un mix di cause. Tra le altre: l’aggiudicazione delle gare per il default del gas e la salvaguardia nell’area energia elettrica; poi la realizzazione di efficienze (4,5 milioni a livello di Ebitda) e sinergie; infine ha inciso l’effetto dell’M&A (Julia Servizi e Gran Sasso).

PRIMO TRIMESTRE DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

Al di là dell’andamento del conto economico il risparmiatore, però, domanda: quali le strategie di sviluppo? Per rispondere un angolo visuale è offerto dal business plan 2016-2020. In particolare, tra le slide della presentazione, è utile guardare a quella che riassume il contributo all’incremento cumulato dell’Ebitda, sempre nell’arco di piano, delle diverse aree di business.

Certo: il piano d’impresa, presentato il gennaio scorso, prende come base di partenza i numeri contabili di fine 2015. Oggi, tuttavia, si conoscono anche quelli del 2016. Quindi ci sono inevitabili scostamenti numerici conseguenti al Mol realizzato lo scorso anno. Ciò detto la dinamica di fondo resta. Il maggiore contributo alla crescita dell’Ebitda arriva dall’attività legata alle reti: dalla distribuzione elettrica e gas al ciclo idrico fino al teleriscaldamento. A seguire c’è il mondo dell’ambiente e, poi, quello dell’energy (attività commerciali). Infine: la voce altro (ad esempio l’illuminazione pubblica).

DINAMICA DELL'EBITDA DEL GRUPPO

Dati in milioni di euro

Insomma: il business delle reti resta un focus. La società, nel periodo 2016-2020, ha previsto quasi 1,7 miliardi d’investimenti. Denari che saranno indirizzati su diversi piani: dalle maggiori efficienze operative alla digitalizzazione delle infrastrutture (in un ottica di industry 4.0) fino alla partecipazione delle gare sul gas. Un fronte, quest’ultimo, dove Hera punta a confermarsi nei territori già presidiati e ad aumentare la propria rete di circa 290.000 punti di riconsegna. A fronte di quest’indicazione, però, il risparmiatore esprime un dubbio. L’investitore teme che la concorrenza degli altri operatori non renda così scontato l’aggiudicazione delle aste dove Hera vorrà partecipare. Il gruppo rigetta il timore. In primis la multiutility ricorda che l’obiettivo previsto nel piano è di vincere le gare dove è incumbent. Quindi: pur essendo presente in 17 Atem si fa riferimento alle aste di soli 13 ambiti territoriali. Un approccio, dice Hera, prudente che già di per sé consente una certa tranquillità sul tema. Inoltre, afferma sempre il gruppo, nel business delle utility è cruciale possedere una certa dimensione per sfruttare le economie di scala. Di conseguenza, è l’indicazione, non è così facile ipotizzare un outsider quale vincitore. Le considerazioni hanno un loro fondamento. E, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che l’offerta alternativa potrebbe arrivare da un altro gruppo importante. Tutto può essere, ribatte Hera. Si tratterebbe però di una strategia poco razionale. Nel business delle reti, oltre alle dimensioni, rileva anche non avere un’attività “dispersa” su territori diversi e asset distanti tra loro. In conclusione la società, esprimendo ottimismo sulle gare, sottolinea di non vedere particolari problemi riguardo ad esse.

ANDAMENTO DEI FLUSSI DI CASSA

Dati in milioni di euro

Ma non sono solo le aste del gas. Altro elemento essenziale sul network è la ricerca di maggiori efficienze operative e tecnologiche. Si tratta di un filo rosso che, a ben vedere, «lega» le altre aree di business (oltre che la stessa corporate). In tal senso Hera, sempre nel business plan 2016-2020, ha indicato all’interno della crescita organica circa 80 milioni d’incremento dell’Ebitda in scia proprio alle efficienze. È un obiettivo su cui, al di là del valore numerico in sé, ricade la questione del rischio d’esecuzione. Un tema trasversale all’intero piano d’impresa il quale, però, può analizzarsi con riferimento proprio alle efficienze. Cioè: il risparmiatore può avere dei dubbi rispetto alla concretizzazione delle medesime. Hera rigetta i timori. Dapprima ricorda l’ampio numero dei progetti finalizzati a ridurre i costi: tra 50 e 60. Programmi che, è l’indicazione, vanno dal controllo satellitare delle reti alla gestione dei big data finalizzata a prevenire i danni fino ai meccanismi che riducono l’uso di energia per fornire i servizi. Inoltre, dice sempre l’utility, simili progetti sono articolati su tutte le aree di business. Una diversificazione che è una maggiore garanzia per il raggiungimento dell’obiettivo fissato. Non solo. Hera, da un lato, ricorda il suo track record che dimostra la capacità di concretizzare le efficienze previste; e, dall’altro, sottolinea come nel primo trimestre del 2017 il contributo all’Ebitda delle efficienze è di 4,5 milioni. Un dato che, a fronte di quanto già realizzato nel 2016, le consente di dire di essere assolutamente in linea con il traguardo fissato.

Dalle reti all’energy. Qui, tra le altre cose, la volontà aziendale è di aumentare la base clienti. A tutt’oggi gli utenti del gruppo sono circa 2,294 milioni. Di questi 1,383 sono nel business del gas; gli altri 911.000, invece, sono appannaggio del comparto elettrico. Al 2020 il target, oltre a quello dei 226 milioni di Mol generato dalla business unit, è arrivare a circa 2,4 milioni di clienti. Un numero raggiungibile? Hera dice che l’asticella non è posta in alto. Il target è ragionevole. Da inizio 2016 al 31 marzo 2017 gli utenti in più sono circa 110.000. Tenuto conto che, a fine arco di piano, l’incremento totale dovrebbe essere di circa 300.000 unità la multiutility si dice sulla buona strada, se non addirittura in anticipo, rispetto agli obiettivi indicati. Obiettivi che, come dimostra lo shopping nel 2016 di Gran Sasso e Julia Servizi, vengono sostenuti anche dall’M&A.

LA DINAMICA DEL TAX RATE DELL'UTILITY

Dati in %

Già, l’M&A. La crescita per linee esterne, si sa, è una strategia consolidata di Hera. Una caratteristica che, di fatto, le ha permesso di assumere il ruolo di consolidatore in Italia. Nel piano d’impresa 2016-2020 è previsto un contributo cumulato al Mol, in capo proprio all’M&A, intorno a 106 milioni. Ciò detto l’argomento richiede un approfondimento. La mancata completa attuazione del Decreto Mania, in particolare con lo stop alla creazione di un’Authority nazionale nel comparto dell’ambiente, può indurre delle perplessità con riferimento agli obiettivi sull’M&A. Le utility pubbliche, potenziali target, a fronte dell’incertezza regolatoria possono porre un freno alle fusioni. Hera smorza i timori. La multiutility, auspicando il superamento dell’impasse, ricorda che nel passato, anche in assenza della normativa, è stata capace di realizzare molteplici fusioni. Un M&A che, è l’indicazione, dal 2002 al 2015 ha implicato un incremento annuo medio del Mol di 23 milioni. Quindi non si vedo particolari ostacoli. Inoltre, dice sempre Hera, negli ultimi 15 mesi sono state realizzate sei acquisizioni di aziende private. Di queste due operazioni, gli impianti di Teseco e Aliplast, nel solo 2017.

Un duplice recente shopping che, sebbene Aliplast non venga ancora consolidata, dovrebbe contribuire, è l’indicazione dell’utility, per circa 16 milioni di Ebitda l’anno. Di conseguenza, pur nell’ipotesi poco probabile di una minore attività nelle fusioni con ex municipalizzate, la multiutility ribadisce l’obiettivo indicato e la serenità rispetto all’M&A. Quello shopping che, come detto, di recente ha riguardato il settore non regolato dell’ambiente. Questo, nel primo trimestre del 2017, nonostante l’impatto negativo del venire meno d’incentivi ha generato un Ebitda di 64 milioni (erano stati 62,4 milioni un anno prima). Si tratta, a ben vedere, di un business dove, tra le altre cose, Hera vuole spingere sull’economia circolare: un obiettivo al 2020, ad esempio, è avere il 6% di rifiuti urbani conferiti in discarica. Le strategie dovrebbero contribuire a raggiungere, sempre per l’Ambiente, un Mol cumulato di 289 milioni al 2020. Anno rispetto al quale Hera, con riferimento al business plan in generale, conferma dapprima i target finanziari. Tra gli altri: Mol a circa 1,08 miliardi e quasi 2,5 miliardi d’investimenti. E, poi, sottolinea di essere in linea con la tabella di marcia nel conseguirli. Riguardo, invece, al 2017? Il gruppo, anche a fronte dei dati del primo trimestre, prevede di proseguire nel sentiero di crescita del Mol. Inoltre, come indicato dal piano d’impresa, stima i Capex a circa 461 milioni.

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