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Hermès, utile a 1,5 miliardi (+9%) nel 2019

«Troppo presto per valutare l’impatto del coronavirus - dice il ceo Axel Dumas - ma continuiamo a crescere in Asia»

di Marika Gervasio

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«Troppo presto per valutare l’impatto del coronavirus - dice il ceo Axel Dumas - ma continuiamo a crescere in Asia»


1' di lettura

Utile netto a 1,5 miliardi in crescita del 9% e ricavi per 6,8 miliardi (+15,4%): così il marchio francese del lusso Hermès chiude il 2019. Risultati record spinti dalla vendite in Asia. Troppo presto per valutare l’impatto del coronavirus sulle vendite in Cina, fa sapere il ceo dell’azienda, Axel Dumas, anche se all’orizzonte si intravede una «potenziale normalizzazione».

Il marchio aveva chiuso 11 negozi in Cina riaprendone sette successivamente. «È troppo presto per dire quando torneremo alla normalità - ha affermato Dumas - ma siamo in fase di riaperture».

Il produttore della famosa borsa Birkin ha mantenuto una crescita a doppia cifra dei ricavi grazie alla produzione di prodotti in pelle e alle forti vendite del pret-a-porter, scarpe e gioielleria nonostante le incertezze sui mercati internazionali e interno causate dalle proteste a Hong Kong, per esempio, e in Francia.

Le vendite del quarto trimestre sono salite dell’11%, la profittabilità ha raggiunto valori record con un reddito operativo a +34% anche se il marchio ha investito in una nuova divisione cosmetica con l’obiettivo di rinvigorire le vendite dei profumi grazie all’aggiunta di prodotti come rossetti, make-up e skincare.

La crescita di Hermès in Asia, escluso il Giappone, ha rallentato il passo alla fine dell’anno rispetto al balzo del +22% del terzo trimestre. Tuttavia «non vediamo un’inversione di tendenza in Asia» precisa Dumas.

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