SFIDE ESTREME

Hervé Barmasse: «La montagna è una scuola di vita. E' contatto con la natura allo stato puro»

Dal Cervino al Shisha Pangba: non c'è una vetta che abbia fermato lo spirito di avventura dell'alpinista valdostano, che ha aperto nuove vie in tutto il mondo.

di Paco Guarnaccia

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3' di lettura

Alpinista tra i più importanti della sua generazione, il valdostano Hervé Barmasse ha realizzato tante imprese, aprendo nuove vie in tutto il mondo, ma anche sulle Alpi, le montagne che vive fin da quando è nato. Poteva essere una stella dello sci italiano, ma dopo un infortunio in gioventù, ha cominciato anche a salire anziché scendere dalle vette. E dal Cervino al Shisha Pangba in Cina, non si è mai fermato, fino a diventare un punto di riferimento di questo sport. Ma anche guida alpina, istruttore, filmmaker, scrittore, conferenziere, coach motivazionale e partner del brand leader di wearables Garmin.

Che cos'è per te la montagna?

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Tutto ciò che mi rappresenta. Le devo tutto. È dove sono nato e dove vivo. Ogni aspetto del mio lavoro è legato alla montagna che per me è stata una scuola di vita: grazie ai tanti viaggi che ho fatto, in cui ho conosciuto culture, usanze e religioni diverse, ho capito ancora di più che tipo di persona sono. Inoltre, vivendola così a stretto contatto sono diventato sempre più sensibile alla natura. Se ci si confronta sempre con un elemento così imponente che sovrasta l'uomo, alla fine non ci si può che innamorare di quell'ambiente e cercare di preservarlo il più possibile.

Come ti definiresti come alpinista?

Uno sempre alla ricerca di nuove sfide, ma attento alle persone e quello che mi circonda.

Hervé Barmasse è nato ad Aosta nel 1977. Alpinista tra i più importanti della sua generazione.

Tra le tue imprese quali pensi siano le più sensazionali?

Difficile da dire, perché la montagna ti regala sempre qualcosa e quando sei lassù non si fallisce mai. Anche quando le emozioni sono negative, se non si raggiunge la vetta, se non si riesce ad aprire una nuova via, se non si scala un 8.000. Alla fine si riceve sempre un insegnamento di cui fare tesoro per il futuro.

Ma quando si arriva in cima cosa si prova?

Si è sempre un po' appagati per tutto quello che hai fatto per arrivarci e per vedere il tuo sogno realizzarsi. Ma non è il punto d'arrivo, perché in realtà è il giro di boa e bisogna ancora scendere. La gioia più grande è quella che provi alla fine dei giochi. Quanto torni alla base della montagna. L'emozione in vetta è tanta, ma la scalata finisce quando torni a casa.

Di sicuro gli smartwatch e gli strumenti che hai in dotazione da parte di Garmin sono utili durante le tue spedizioni.

Questo brand fa parte della mia vita da tanti anni. I suoi wereables non sono solo degli orologi, ma dei veri e propri computer da polso in grado di darmi tutte le informazioni di cui ho bisogno. Durante gli allenamenti che sono sempre più studiati ed elaborati, avere più dati a disposizione permette poi di migliorare nelle sessioni successive. Apprezzo anche strumenti come l'Inreach Mini che mi permette di comunicare ovunque, anche quando i cellulari non prendono. Inoltre, Garmin è attento all'ambiente e con i nuovi fēnix 6 - Pro Solar ha creato dei modelli con una batteria a carica solare con un'autonomia lunghissima: l'affidabilità della strumentazione per chi fa il mio mestiere è fondamentale.

Garmin fēnix 6 - Pro Solar Edition Mineral Blue, con cassa in acciaio di 47 mm. La ricarica è solare grazie al sistema Power Glass. Tra le funzioni disponibili diverse sono dedicate allo sci, all'alpinismo e al fitness in generale. Presente anche il sensore Pulse OX per misurare la saturazione di ossigeno nel sangue. Prezzo 899,99 euro

Che cosa ti ha portato a fare il coach motivazionale e a tenere delle conferenze?

La montagna si presta molto a queste esperienze. Quando mi è capitato di guidare dei manager nelle loro prime scalate, mi sono reso conto quanto queste sfide fossero affini con il loro lavoro. Io faccio spesso alpinismo in solitaria e le persone con ruoli importanti si trovano a dover prendere decisioni da sole. Magari si confrontano con i loro team, ma alla fine la responsabilità ricade su di loro. Le sfide da affrontare facendo la scelta giusta sono sinonimo di montagna. Quello di cui parlo o che faccio vedere, l'ho vissuto. Tra l'altro il fatto di aver avuto anch'io dei momenti non troppo felici, con infortuni che mi hanno spinto a rialzarmi, mi rende più umano e, durante le conferenze, mi avvicina a chi mi sta ascoltando.

Da istruttore, qual è il tuo insegnamento più importante?

Ai miei allievi dico sempre che non avranno bisogno di mettere un distintivo per farsi riconoscere. Sarà come si comporteranno che li farà distinguere e li renderà dei professionisti della montagna. Non i simboli.

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