ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùRilancio

Hi Lex, manager italiani e capitale giapponese fanno decollare i ricavi

Per la ex Lames di Chiavari gli anni della crisi sono ormai lontani
Il ceo Pajardi: nelle auto di alta gamma stiamo allargando il parco clienti

di Monica Zunino

Auto di lusso. Hi-lex Italy produce moduli porta e alzacristalli elettrici da montare sulle portiere delle supercar e delle auto sportive di alcune delle più importanti aziende del settore automotive

3' di lettura

Il mix di capitale straniero, management italiano e un radicamento forte nel territorio è la ricetta che ha consentito alla Hi-Lex Italy, la ex Lames di Chiavari, acquisita nel 2016 dalla multinazionale giapponese Hi-Lex, di superare gli anni più difficili e avviare iI rilancio. E per l’azienda, che produce moduli porta e alzacristalli elettrici per le portiere delle supercar e le auto sportive di alcune delle più importanti aziende del settore automotive - marchi come Ferrari, Lamborghini, Maserati, Alfa Romeo, Audi, Bmw, Fiat, Jeep e Lancia - il 2023 si annuncia come una tappa decisiva. «Stiamo allargando il nostro parco clienti, soprattutto quelli che hanno nel portafoglio vetture di alta gamma o comunque sportive», spiega Paolo Pajardi, ceo di Hi-Lex Italy, fra i leader mondiali proprio per la specializzazione nella tipologia di alzacristalli per le vetture che hanno le portiere frameless, cioè senza la cornice superiore, tipicamente quelle sportive ma non solo.

«Puntiamo - dice Pajardi - ad un incremento del fatturato a 80 milioni nel 2023, per avvicinarci progressivamente ai 100 milioni precrisi, che è il nostro obiettivo. Per il Global technology exchange meeting, abbiamo avuto, a Chiavari, i rappresentanti di tutti i centri di ricerca del gruppo Hi-Lex (Nord America, Germania, Corea e Giappone, oltre all’Italia, ndr) e uno degli elementi di curiosità, da parte dei nostri colleghi, è stato proprio capire meglio il mondo frameless. Potremmo diventare “istruttori” dei colleghi nordamericani per consentire loro di acquisire le conoscenze per partecipare, in autonomia, a gare con clienti che chiedono quel tipo di alzacristalli e stiamo ragionando per creare sinergie anche dal punto di vista tecnico e della parte progettuale». Negli Usa, Hi-Lex Italy, intanto, ha da poco acquisito nuovo cliente, il produttore automobilistico americano Lucid che realizza vetture full electric. «Ne hanno una in catalogo- continua Pajardi - e un’altra che uscirà fra circa un anno e mezzo ed è quella per cui realizzeremo gli alzacristallo. Si tratta di un suv, non un’auto sportiva, però con il finestrino frameless . È una tendenza generale verso cui sta andando il mercato: le vetture vengono sempre più disegnate con la portiera senza cornice superiore, per motivi di aerodinamica, che sta diventando sempre più importante con l’elettrificazione delle auto perché con meno resistenza aumenta l’autonomia. E questo potrebbe aprirci nuove prospettive».

Loading...

Con 260 dipendenti e un fatturato fra 50 e 60 milioni, oggi Hi-Lex Italy insieme con la consorella Hi-Lex Hungary, rappresenta i due terzi del fatturato europeo del gruppo, circa 150 milioni. Un ruolo significativo, ma l’obiettivo è crescere progressivamente, per avvicinarsi ai cento milioni della vecchia Lames ante crisi.

Dal passaggio, nel 2016, sotto le insegne del gruppo giapponese (13mila dipendenti e 50 stabilimenti nel mondo), che ha segnato il salvataggio dal fallimento, il cammino è stato lungo. Prima il concordato preventivo chiuso nel 2018, con la difficoltà ad aggiudicarsi commesse nelle gare, poi l’arrivo del Covid con le compagnie automobilistiche che hanno posticipato il lancio di nuove vetture, congelando gli ordini. «La scorsa primavera abbiamo iniziato la produzione per Alfa Romeo Tonale e Maserati Grecale e la 500 elettrica sta andando molto bene», spiega Pajardi che guarda con interesse, per nuovi clienti, anche al mondo dei veicoli commerciali, in cui il frameless non è di casa ma potrebbero svilupparsi altre cose.

Ma sull’automotive pesa l’incognita della carenza di microprocessori. «È una spada di Damocle. Prima dell’estate la situazione era migliorata, ora pesa di nuovo su tutta la filiera. Per noi è un problema di approvvigionamento e di costi ma non solo. Capita che il cliente ci comunichi, da un giorno all’altro che ha fermato la produzione perché gli mancano componenti, non il nostro, ma altri che hanno al loro interno microprocessori. Questo si traduce in una forte difficoltà nel pianificare le produzioni e, alla fine, in un calo del fatturato».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti