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Hilton, una storia di ospitalità lunga 100 anni con l’Italia nel suo futuro

di Sara Magro


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5' di lettura

Era proprio il maggio 1919 quando il facoltoso imprenditore Conrad Hilton, invece di una banca, decise “last minute” di acquistare un hotel di 40 camere, The Mobley a Cisco, Texas. Una scelta dettata dal cuore, considerato che già a 16 anni, per arrontondare la paghetta durante gli studi, Hilton lavorava come portiere nella pensioncina di cinque camere del padre August, a San Antonio, nello stato del New Mexico. Il primo hotel Hilton fu invece costruito da Mr Conrad a Dallas, in Texas, e inaugurato nel 1925. Da lì cominciò una lunga storia di aperture e innovazioni che oggi, a un secolo di distanza, hanno reso il gruppo uno dei più grandi del mondo, con 923.110 stanze e 5.757 proprietà in 113 Paesi.

The Mobley, il primo hotel Hilton

Nel 1927 gli alberghi Hilton furono i primi a offrire acqua corrente e aria condizionata nelle zone pubbliche e, quando il nuovo Waldorf Astoria di Park Avenue entrò a far parte del portfolio nel 1931, era il più grande albergo mai costruito, con telefoni e radio in ogni camera e i primi attacchi per la tv. In pratica, una rivoluzione nell’hotellerie.

Nel 1946 il gruppo mise un’altra pietra miliare nello sviluppo del settore, fondando la Hilton Hotels Corporation, la prima compagnia alberghiera a vendere azioni a Wall Street. L’escalation, alle soglie del boom economico del Dopoguerra, diventò inarrestabile. Hilton lanciò il primo sistema di prenotazioni con call centre e centraliniste arrampicate su scale a pioli per segnare, a mano, le camere vendute nelle diverse proprietà. Sempre in quegli anni, si iniziò a disporre nelle stanze una serie di piccoli oggetti utili durante il soggiorno: notebook e matita per prendere appunti, un’agendina con i numeri di telefono per prenotare la baby sitter o farsi stirare un abito, il mini kit per cucire un bottone saltato un istante prima di un meeting importante. Oggetti graziosi che gli ospiti portavano poi con sé come souvenir o addirittura come regalino per le mogli a casa.

La Bagnaia in Toscana

Intanto gli hotel diventavano sempre più luoghi d’ispirazione per il design, i ricevimenti, i cocktail di moda. Prendiamo per esempio la Piña Colada: la prima fu shackerata al bar del Caribe Hilton, a Porto Rico, nel 1954. Lo stesso anno in cui Conrad Hilton acquistò la catena Statler per 111 milioni di dollari, allora una cifra da capogiro, la più alta mai pagata per una vendita immobiliare.
Il coraggioso imprenditore stava costruendo il suo impero alberghiero in uno dei momenti più fortunati dell’economia, con i viaggi e il turismo dai larghi numeri pronti al boom. Nel 1959, Hilton inaugurò un albergo all’aeroporto di San Francisco, il primo in uno scalo aereo internazionale. Il concept era assolutamente innovativo, pronto a facilitare il viaggiatore nel caso di arrivi in tarda notte, partenze all’alba e appuntamenti di lavoro fissati nelle lounge.

Frank Sinastra alla prima edizione dei Grammy Awards nell’Hilton Beverly Hills.

Il viaggiatore business è sempre stato una priorità per Hilton, che però aveva anche colto l’importanza degli svaghi più mondani. Ed è infatti negli ampi saloni dell’Hilton di Beverly Hills che sempre nel 1959 si svolse la prima cerimonia dei Grammy Awards, la sera del 4 maggio. La lista delle innovazioni è lunga, con Hilton sempre in prima linea: nel 1973 viene lanciato Hiltron, un sistema sofisticato di prenotazione computerizzata e nel 1974 appare il primo mini bar in camera, nell’hotel di Hong Kong.

Con gli anni Ottanta e Novanta, il mercato dell’ospitalità si affolla, e i primati diventano di difficile attribuzione. Nel nuovo millennio i brand a cinque stelle lusso fanno a gara per offrire servizi su misura, sempre più esclusivi e stupefacenti, e Hilton lo fa aprendo nel 2018 il Conrad di Rangali Island, il primo albergo-acquario, con le camere immerse tra i coralli e i pesci colorati delle Maldive.

Al Conrad di Rangali Island, Maldive, si dorme in stanze sommerse

A parte le stravaganze dell’ereditiera Paris (pronipote di Conrad) che ha portato il cognome in ambiti insoliti per la famiglia di albergatori, Hilton ha attraversato un secolo di storia con stile più che onorevole e oggi offre 17 brand, dal lusso dei Waldorf Astoria e Double Tree al nuovo Signia, appena lanciato, focalizzato sugli eventi e i meeting per viaggiatori business molto sofisticati. «Ogni brand serve bisogni specifici» spiega Jochem-Jan Sleiffer, Senior Vice President, Operations, Full Service Hotel per l’Europa continentale che abbiamo intervistato in occasione della celebrazione dei 100 anni del gruppo nel nuovo hotel di Como. «Ogni brand ha le sue location e il suo pubblico - prosegue -. Gli alberghi “Curio”, per esempio sono proprietà indipendenti, come La Bagnaia, nella campagna senese. Recentemente abbiamo lanciato il brand Canopy, che è invece molto “local”, focalizzato tu territorio e sostenibilità: al momento sono 9, di cui uno in Islanda e uno fresco di acquisizione a Venezia. E poi c’è un altro fatto rilevante: i nostri hotel rappresentano il luogo e il tempo in cui si trovano. Un Hilton costruito oggi sarà diverso da quello che costruiremo fra 5 anni: parlo della doccia, dei materassi, delle scrivanie.... persone e abitudini si evolvono e noi con loro».

Signor Sleiffer, ci potrebbe indicare qualcuno dei vostri hotel più rappresentativi?
In Italia abbiamo il Cavalieri Rome, un indirizzo storico, e poi il Lake Como aperto un anno fa, dal design contemporaneo, pulito, con una terrazza spettacolare sul lago più famoso d’Italia. È un caso emblematico di come si costruisce un hotel oggi, partendo tra l’altro da un setificio storico. Prendo d’esempio l'Italia perché siamo ben rappresentati, ed è un Paese dalle potenzialità enormi.

La terrazza dell’ Hilton Lake Cono

Come continuerà la vostra crescita in Italia?
Abbiamo 9 hotel in apertura: due Double Tree a Brescia e a Trieste, poi Napoli, Catania-Capo Mulini, Roma, Padova e un nuovo Hilton a Venezia. Ma c'è spazio per crescere ancora, per esempio a Torino potremmo aprirne addirittura tre.

Come scegliete le location delle vostre strutture?
Vogliamo essere dove vanno i viaggiatori. E l'Italia è tra questi. C'è spazio per altri 100 alberghi e per tutti i brand. Per esempio in Puglia o nelle città secondarie.

Dove formate il vostro personale?
Ufficialmente non abbiamo una scuola. Ma in pratica sì, sia considerando il numero di ore che dedichiamo alla formazione, sia con la Hilton University, un programma di 2500 corsi online a iscrizione gratuita per i nostri dipendenti (quasi 400.000 ndr). Inoltre cerchiamo sempre di fare partnership con le scuole alberghiere dei dintorni e, dopo un periodo di internship, assumiamo i migliori.

Hilton ha avuto un riconoscimento importante come Great Place to Work in Italia.
Merito dei nostri impiegati che hanno dichiarato di apprezzare la compagnia. Ne siamo orgogliosi perché una delle nostre priorità è mettere le persone al centro della nostra attivita.

La suite presidenziale dell’Hilton Molino Stucky a Venezia

La vostra prossima innovazione?
Consiglio la nostra app “HHonors”, la più scaricata nel categoria “viaggi”: si può usare per raccogliere punti, fare il check in, aprire la camera senza chiave. Prossimamente conterrà anche tutti i telecomandi per azionare i dispositivi in stanza, dalla tv al room service, dal meteo alla richiesta di cuscini extra. All’aggiornamento, vedrete, non ci sono limiti.

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