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Hiris decuplica il fatturato con il cubo processa tamponi

Il laboratorio portatile pesa un chilo e si attiva con tablet o smartphone

di Raffaella Ciceri

3' di lettura

Fino a un anno fa il loro sistema veniva richiesto principalmente per i controlli di qualità nell’industria alimentare, per testare campioni di dna e ricercare la presenza di eventuali malattie o provare l’autenticità di un prodotto. Utilissimo per esempio per escludere una contaminazione alimentare o verificare che un cibo non fosse contraffatto. Gli ordini aumentavano, la startup si consolidava e diventava una delle pmi innovative da tenere d’occhio nel panorama lombardo. Tanto che, nell’estate del 2019, due manager della Hyris erano stati ricevuti a Palazzo Lombardia per raccontare la loro storia e mostrare dal vivo il loro “bCube”, un laboratorio portatile per le analisi del dna, racchiuso in un cubo di pochi centimetri e del peso di appena un chilo. Poi, il 15 gennaio 2020, una di quelle telefonate che ti cambiano la vita.

«Mi ha chiamato l’amministratore delegato di un’impresa cinese per chiedere se il nostro sistema poteva identificare il virus del Covid-19 – spiega Stefano Lo Priore, managing director della Hyris -. Dopo quella telefonata abbiamo riorganizzato l’azienda».

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Oggi, a poco più di un anno di distanza, i bCube prodotti dalla Hyris hanno processato quasi un milione di test per il Covid 19. Il fatturato è decuplicato dai 700mila euro del 2019 a circa 7 milioni nel 2020, e «ci aspettiamo una crescita analoga anche per l’anno in corso». I dipendenti della ormai ex startup sono passati da 15 a 46, raccogliendo biologi, ingegneri e softwaristi nelle due sedi di Milano e di Lodi. L’età media? Attorno ai 30 anni.

A Milano si sviluppano le parti software e hardware, a Lodi – nella prima zona rossa d’Italia, all'interno del Parco Tecnologico Padano e a due passi dai tendoni dell’esercito dove studenti e insegnanti da mesi si mettono ordinatamente in fila per i tamponi rapidi - c’è il laboratorio di biologia e si producono i kit di reagenti commercializzati in 15 paesi, soprattutto in Europa e Nord America. E da qualche mese è stata attivata una linea di produzione anche a Berlino con un partner tedesco.

La fortuna del “cubo” della Hyris non è tanto (o non solo) cosa può fare, ma dove e come lo fa. «Il bCube è un analizzatore di campioni biologici che effettua analisi genetiche senza bisogno di recarsi in un laboratorio tradizionale, con accesso in tempo reale ai risultati», continua Stefano Lo Priore, chimico industriale specializzato in processi di miniaturizzazione delle analisi genetiche, che nel 2014 era stato tra i fondatori della Hyris dopo alcuni anni di esperienza negli Stati Uniti. Di fatto, il cubo ha iniziato a proporre una versione “mobile” dei test del dna, ben prima che la pandemia rendesse urgente delocalizzare i laboratori analisi. «Il nostro sistema si basa su un dispositivo portatile di dimensioni ridotte, facilissimo da installare e da utilizzare (bastano uno smartphone o un tablet). Ha una sua diagnostica con intelligenza artificiale e funziona con una app che registra e organizza i dati in cloud».

Gli utilizzi non sono gli stessi ovunque. Il sistema può essere usato per rilevare la presenza del virus negli individui con un test molecolare, oppure per rilevare il virus sulle superfici e valutare quindi la sicurezza di un ambiente. Le prime validazioni cliniche in Italia sono arrivate dall'Izler, l'Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, e dall’ospedale Pascale di Napoli, ma è dall’estero che proviene la maggior parte degli ordini. In particolare dal Canada, dove il governo ha autorizzato il modello Hyris come soluzione diagnostica periferica del Covid. E dove il bCube è ora utilizzato dalla nazionale olimpica ma anche dall’industria estrattiva per monitorare la negatività al Covid del personale al lavoro nei siti minerari remoti.

La piattaforma creata tra Lodi e Milano non è statica: «Stiamo lavorando per verificare se può essere utilizzata per valutare l’efficacia del vaccino e monitorare il livello di immunità», continua Lo Priore. In ogni caso, il ricorso più massiccio che in passato alle analisi del dna non finirà col covid: «Questa emergenza ha posto una sfida unica ai sistemi sanitari di tutto il mondo, facendo emergere i buchi nelle infrastrutture di gestione delle pandemie». In altre parole, di strumenti come il bCube ci sarà sempre più bisogno, e non solo per il Covid-19: la Hyris per esempio è stata selezionata per una ricerca della Bill Gates Foundation che punta a contrastare la diffusione dei virus dengue e zika veicolati dalle zanzare.

Una serie di riconoscimenti e risultati economici da far girare la testa: «Un anno fa abbiamo capito che avremmo potuto essere d’aiuto per gestire la pandemia e in questo momento la nostra azienda vive uno sviluppo incredibile. Ma allo stesso tempo viviamo una pressione enorme: siamo in presa diretta con ospedali, centri di ricerca, utilizzatori del sistema»

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