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H&M giù a Stoccolma, netto calo dell'utile trimestrale causa ritiro da Russia

La società svedese, a cui fanno capo oltre all’omonimo marchio anche i brand Cos, Monky Weekday, & Other Stories, ha spiegato di avere contabilizzato un onere straordinario di 2,1 miliardi di corone legato allo stop delle attività in Russia

di Giuliana Licini

(Reuters)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Scivolone di Hennes & Mauritz alla Borsa di Stoccolma a causa dell’andamento dei conti del terzo trimestre, penalizzati principalmente dal ritiro dal mercato russo, ma anche dalla flessione delle vendite in molti dei principali mercati all'inizio del periodo e dall’incremento dei costi di produzione e distribuzione. Nel trimestre concluso il 31 agosto, H&M ha registrato un utile di 531 milioni di corone (49 milioni di euro circa) contro 4,69 miliardi l’ scorso anno. Le attese degli analisti puntavano a circa 2,17 miliardi di corone.

La società svedese, a cui fanno capo oltre all’omonimo marchio anche i brand Cos, Monky Weekday, & Other Stories, ha spiegato di avere contabilizzato un onere straordinario di 2,1 miliardi di corone legato allo stop delle attività in Russia. Il fatturato del trimestre, che era stato pubblicato il 15 settembre, è aumentato del 3% a 57,45 miliardi. Nelle valute locali, emerge, però, una flessione del 4%. H&M ha reso noto anche il lancio di un programma di riduzione dei costi e di miglioramento della redditività che dovrebbe permettere di realizzare risparmi per circa 2 miliardi di corone svedesi, senza fornire per ora dettagli.

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«Il terzo trimestre è stato colpito in larga misura dalla nostra decisione di sospendere le vendite e poi di porre fine alla nostra attività in Russia. Questa decisione ha avuto un impatto importante sul nostro fatturato e sulla nostra redditività e spiega per metà la flessione dell’utile rispetto al terzo trimestre dello scorso anno», ha dichiarato la ceo Helena Helmersson, citata in un comunicato in cui aggiunge che «molti altri fattori esterni hanno pesato sul trimestre. In linea con il resto del settore, le vendite sono state deboli in molti dei nostri principali mercati all’inizio del trimestre. In seguito sono gradualmente migliorare, nonostante l’ondata di caldo in diversi Paesi europei e alcuni ritardi nella fornitura di prodotti. L’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti come pure il rafforzamento del dollaro hanno portato a rilevanti aumenti dei nostri costi per l’acquisto di merci. Abbiamo deciso di non compensare per intero l’aumento dei costi e questo si è riflesso a livello di margini. Nell’insieme tali fattori hanno avuto un consistente impatto negativo sull’utile del trimestre».

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