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«Ho la spiaggia dalla scorsa estate. Ora temo per il futuro»

Balneari in Puglia dopo la sentenza del Consiglio di Stato sulle concessioni demaniali. La vicenda di Gino Cozza di Lido Marini (Salento) subentrato al precedente concessionario avendo come orizzonte temporale il 2033

di Domenico Palmiotti

(Vic - stock.adobe.com)

4' di lettura

Ha accarezzato per anni l’idea di poter offrire agli ospiti della sua masseria nel Salento, anche un posto dedicato al mare, visto che lo Jonio è ad appena due chilometri. Il suo sogno Gino Cozza lo ha finalmente realizzato e quest’anno ha messo a disposizione dei suoi ospiti un tratto di spiaggia nella zona di Lido Marini con 90 ombrelloni ed un chiosco per i servizi. Adesso, però, Cozza, come tanti altri imprenditori balneari freschi di subentro nella concessione, teme gli effetti e le conseguenze della sentenza del Consiglio di Stato che ha ristretto a soli due anni, il 2022 e il 2023, l’orizzonte temporale delle concessioni in essere.

Lo stop alle proroghe

Dopodiché, hanno detto i giudici di Palazzo Spada pronunciandosi su un ricorso in appello partito dal Comune di Lecce, stop alle proroghe. Azzerata quindi la possibilità di mantenere la situazione esistente sino al 2033 perché dopo il 2023 dovranno essere lanciate le gare per l’affidamento delle concessioni. «Io sono subentrato all’imprenditore che prima di me gestiva questa spiaggia da nove anni – spiega Cozza al “Sole 24 Ore” – e il subentro è avvenuto dopo che il mio predecessore aveva acquisito la proroga al 2033. Cosa accadrà ora? Mah, spero che il fatto di essere subentrato già con la proroga acquisita, possa mettermi al riparo. La sentenza del Consiglio di Stato è ancora freschissima, dovrò studiarla insieme ai miei consulenti». «Quella del 2021 è stata la prima estate - prosegue Cozza – in cui la masseria che gestisco da 12 anni (ma l’ho presa 14 anni fa), ha potuto offrire accanto alle 47 camere da letto, anche gli ombrelloni. Non che prima non offrissimo il mare, ma prendevamo in fitto gli ombrelloni in altri lidi. Adesso, invece, abbiamo una spiaggia “nostra”, non grande, vero, ma offriamo un servizio in più che costituisce un valore aggiunto».

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Concessioni bloccate

L’ unica possibilità è il subentro «Fare questo passo – rileva Cozza – mi è costato tanto anche perché siamo in una zona dove da molti anni non vengono più rilasciate nuove concessioni, quelle sono, non ve ne sono altre, per cui chi la mette sul mercato per il subentro, se la fa pagare molto». E d’altra parte siamo in uno dei posti più accorsati del Salento, in un’area, lo stesso Salento, che non solo è sinonimo di vacanza bella, tra mare ed entroterra, tra cultura, arte ed enogastronomia, ma che la scorsa estate ha espresso numeri di tutto rilievo all'interno di un movimento più generale che ha premiato la Puglia.

«Singolare il ricorso del Comune di Lecce»

«Può sembrare singolare che il ricorso in appello al Consiglio di Stato, contro una precedente sentenza del Tar a noi balneari favorevole, sia partito proprio dal Comune di Lecce quando tutti sanno che qui si vive molto di turismo – sostiene Cozza –. Purtroppo quanto è accaduto è frutto di una rivalità che si è aperta tra alcuni imprenditori della Marina di Lecce e lo stesso Comune».

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Della Valle: siamo stati gambizzati. Chi investirà più?

«Siamo stati gambizzati – afferma a “Il Sole” Mauro Della Valle di Federbalneari Salento –, sì, questa sentenza del Consiglio di Stato ci ha gambizzato. Ma chi volete che investa sapendo che ci sono solo due anni ancora con le concessioni vigenti e che la data del 2033 è saltata? Saltano parecchie cose, dall’accesso al Titolo II Turismo della Regione Puglia al credito di imposta collegato all’efficientamento energetico degli stabilimenti. Se si poteva trovare una mediazione prima di arrivare al Consiglio di Stato? Io – prosegue Della Valle – osservo che prima di questa sentenza abbiamo avuto sempre ragione e che sulla scorta del giudizio, a noi favorevole, del Tar dei mesi scorsi, il Comune di Lecce, dall’essere inizialmente orientato a dare proroghe triennali, ha dato poi, a maggio scorso, proroghe al 2033. Le abbiamo contate tutte».

Marzano: ho fatto due ristrutturazioni importanti

«Io nel 2011 e nel 2017 ho fatto due ristrutturazioni importanti per una spesa di circa 3 milioni di euro e so che tanta gente ha investito somme rilevanti tenendo presente la temporalità della concessione spiega a “Il Sole” Gigi Marzano di Bacino Grande a Porto Cesareo nel Salento –. Ho 350 ombrelloni, un ristorante sul mare e occupo 70 persone. La mia struttura è nata nel 1959, quando non esisteva ancora la Capitaneria di porto di Gallipoli. La sentenza è tutta da studiare per vedere caso per caso. Ogni balneare ha infatti una situazione particolare, non è semplice dare le concessioni a bando. Noi abbiamo tutto in proprietà privata, pure parte della spiaggia, solo un tratto, un terzo dell’area – osserva Marzano –, è del Demanio dato in concessione. Ma come puoi prendere la spiaggia in concessione se poi non hai l’area dove mettere i servizi?»

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Leo (Sib Taranto): ci siamo sacrificati per le nostre imprese

«Non credo che sarà facile vedere al mio posto, chessò, un cinese – rileva Vincenzo Leo, presidente Sib Taranto, il sindacato delle imprese balneari, con stabilimento a Marina di Lizzano –. Sì, metti a bando le concessioni, ma sul sedime ci sono le nostre imprese. Che non sono nate dal nulla. Abbiamo sostenuto l’avviamento, fatto investimenti, ci stiamo occupando dell’erosione delle coste. Io, poi, con la mia azienda occupo 22 persone, ho subìto due incendi dolosi, mi sono caricato del mutuo. Ora tante imprese a conduzione familiare rischiano di saltare. Hanno solo tanta incertezza davanti a se. E basta con questa storia che abbiamo le concessioni gratis, lasciamola al chiacchiericcio qualunquista. Io pago 16mila euro l'anno».

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