mephisto waltz

Hodie mihi, cras tibi


2' di lettura

Il pendolo del potere tra Roma e Milano ha avuto un bell’avantindrè, negli ultimi decenni (pochi istanti, in senso biblico). Caput mundi era sugli scudi nei ruggenti anni ’80/’90, quando le grandi società del nord aprivano sontuose sedi romane per essere più nel tuorlo dell’uovo, mentre la “Milano da bere” veniva fatta a pezzi dal ciclone mani pulite. Ad evidentiam la situazione oggi è capovolta: Milano, al di là di un pizzico di retorica, è risorta e piace. Però Roma la supera - oltre al Maxxi - per la musica, che funziona alla grande, tra il Teatro dell'’pera rilanciato come non mai da Carlo Fuortes e l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia (fondata da Sisto V quasi due secoli prima della Scala) col binomio vincente Michele Dall'Ongaro-Tony Pappano. Milano prima o poi, se il Belzebù non ci mette la coda, lo vedrà arrivare al Piermarini. Proprio l’altra sera, al Salone d’Ercole di Palazzo Farnese, sede dell'Ambasciata di Francia, l’Accademia ha festeggiato i suoi sostenitori con una «Tosca» più che raccontata dal Bechstein di Pappano, con i bravi Maria Agresta (Tosca) , Gabriele Viviani (Scarpia) e coro, proprio nel luogo dove stava il perfido brancicone: dopo una visita alla Cappella del Cavaradossi, in Sant’Andrea della Valle, a due passi. E prima di una cena allestita a mó di Mongiardino. Ma il pendolo in questi giorni è stato generoso anche con Milano, arricchita di un fine settimana musicale superbo, nella Sala Verdi del Conservatorio che ha la migliore acustica della città. LaFil, la nuova formazione orchestrale voluta da Daniele Gatti (liberato con scuse dall’imboscata al Concertgebouw) accanto a prime parti di diverse orchestre europee fa suonare tanti giovani musicisti già in carriera: splendidi, in un “tutto Brahms” da delirio, con applausi e standing ovation stile Scala, dei bei tempi. Peccato i mugugni dei colleghi della Filarmonica, che anziché rallegrarsi per una nuova orchestra - che aiuta tutti promuovendo cultura - hanno preferito rosicare. Come i “malign” del Carlo Porta ( 1775 - 1821) “che de riff o de raff, indirizz o stort cerchen de spiscinigh el nom”. Bello se Riccardo Chailly, che li dirige, spiegasse loro come si sta al mondo. Anche perché la storia insegna che l'incumbent non ha mai successo, quando vuol bloccare una new entry. «Odia micchi, gras tibbi, è naturale!» come diceva Trilussa (1871-1950).

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