Scuola

Homeschooling triplicato in tre anni. Boom no vax in Alto Adige

Focus sulla regione, opinioni a confronto: l’effetto Covid sul versante didattico e su quello della socialità. L’educazione parentale piace di più al Nord.

di Maria Piera Ceci

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Tornano a scuola anche gli studenti di Puglia e Calabria e così tutti i ragazzi sono rientrati in classe. O quasi tutti. Triplicato infatti in due anni il numero di chi punta all'educazione parentale, l'homeschooling o insegnamento tra le mura domestiche. In Italia - secondo i dati del ministero dell'Istruzione - si è passati da di 5.126 homeschooler nell'anno scolastico 2018-2019 a 15.361 ragazzi nel 2020-2021. Studiano a casa soprattutto i bambini della primaria: 10mila nell'anno scolastico 2020-2021. Numero che scende a 2.256 alle medie, a 947 alle superiori.

La diffusione

L'homeschooling piace più al Nord, Lombardia in testa. Al Centro i numeri maggiori si registrano nel Lazio, mentre al Sud è la Sicilia la regione in cui si contano più studenti inseriti in educazione parentale. Anche in Alto Adige fenomeno in forte crescita: sono 454 i bambini e ragazzi istruiti a casa e negli ultimi giorni se ne sono aggiunti 94, scrive il quotidiano di lingua tedesca Dolomiten. Si tratterebbe soprattutto di famiglie di lingua tedesca contrarie alle misure anti-Covid nelle aule scolastiche, come l'obbligo di mascherina e i test nasali permanenti.«Le famiglie che scelgono l'homeschooling sono famiglie messe in difficoltà dalla situazione attuale. La didattica a distanza non ha dato dei grandi risultati accademici, i ragazzi non hanno imparato molto, i genitori se ne sono resi conto e stanno cercando qualcosa di meglio per quest'anno» - spiega a Radio 24 Erika Di Martino, fondatrice del Network www.edupar.org.

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Pro e contro

«Ho il timore che in una situazione con i soli genitori o in un gruppo troppo ristretto, in cui i bambini e le bambine vengono privati di un ambiente sociale familiare come quello della classe, possa venire a mancare alle bambine e ai bambini una sorta di educazione alla diversità, una competenza sempre più fondamentale per affrontare il mondo» - avverte la Garante per l'infanzia e l'adolescenza Daniela Höller dell'Alto Adige, secondo cui «il bambino non ha la possibilità di confrontarsi né con i pari, né con i docenti né, di conseguenza, con diversi stili educativi o diversi modi di pensare».«Questa persona non ha mai conosciuto famiglie che fanno educazione parentale» - la replica di Erika Di Martino. «L'ignoranza fa dire queste cose. Io mi preoccupo di più per i ragazzi in classe quest'anno. Chi è in istruzione parentale è in società da subito, la vita offre tantissime forme di apprendimento reali e concrete. C'è confronto con persone di età diversa e con interessi diversi».

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