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Hong Kong tra dazi e crisi politica: la capitale della finanza asiatica a rischio recessione

Anche i mercati accusano il colpo, ad agosto nuova flessione per la Borsa (-7,4%). Sondaggio della Camera di Commercio italiana: il 30% cita danni rilevanti

di Stefano Carrer


Hong Kong, la polizia manganella i manifestanti in metropolitana

4' di lettura

Con un calo del 7,4% in agosto - secondo mese consecutivo di arretramento - la Borsa di Hong Kong ha registrato le crescenti conseguenze negative per l’economia derivanti dalla mancata soluzione politica a una crisi che sta entrando nel suo terzo mese e rischia di aggravarsi. Se venerdì il mercato aveva aperto in netto rialzo sulla scia delle altre piazze asiatiche, i guadagni sono stati annullati da due notizie che lasciano intravedere le difficoltà di una soluzione: l’arresto di alcuni attivisti e politici, e una indiscrezione della Reuters secondo cui Pechino avrebbe respinto già qualche settimana fa il suggerimento della governatrice Carrie Lam di approvare l’accoglimento di alcune istanze dei dimostranti, in particolare il ritiro formale della controversa legge sull’estradizione che aveva innescato le proteste.

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Il più noto degli attivisti arrestati è il 22enne Joshua Wong, già pioniere e volto del «movimento degli ombrelli» del 2014: rilasciato poco dopo su cauzione, ha promesso di continuare la lotta.

Nonostante la conferma del divieto da parte delle autorità, nel weekend sono in corso manifestazioni e proteste, arginate dalla polizia con i gas lacrimogeni. Lunedì e martedì è previsto uno sciopero generale. Cathay Pacific - la compagnia diventata il simbolo delle pressioni cinesi sulle società di Hong Kong dopo le forzate dimissioni del suo Ceo - ha vietato ai dipendenti di partecipare, pena il licenziamento. Intanto nuove statistiche segnalano come sempre più probabile la recessione in una economia già sotto stress per via del rallentamento cinese e delle tensioni internazionali sul commercio: le vendite al dettaglio a luglio sono calate dell’11,4%, il peggior risultato da tre anni e mezzo. Se turismo e commercio risultano i settori finora più colpiti, spicca anche la contrazione dell’export per il nono mese consecutivo, mentre comincia a soffrire il comparto immobiliare. Se nel 2018 Hong Kong era stato il primo mercato al mondo nelle Ipo, quest’anno è praticamente in secca: di recente, è spiccato il rinvio del collocamento di Alibaba, mentre indiscrezioni segnalano che il governo saudita sta considerando Tokyo in alternativa a Hong Kong e alla Londra della Brexit per la maxi-quotazione internazionale di Saudi Aramco.

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Un sondaggio della Camera di Commercio italiana di Hong Kong e Macao rivela che anche nella nostra comunità di affari stanno aumentando le preoccupazioni. «È emerso che, se pure circa il 50% del campione segnala ’business as usual’, il 30% delle risposte indica che la situazione di questa estate ha già avuto un rilevante impatto negativo, mentre per il 21% le conseguenze sono per ora modeste o minime», afferma il presidente Luca Cico, secondo cui hanno cominciato a soffrire, in particolare, le aziende attive nel settore commerciale e del turismo, con riflessi sui servizi di supporto e logistica. Alla domanda se si stia prendendo in considerazione la possibilità di spostare sedi o attività altrove, il 50% ha risposto di no, il 30% ha replicato con un «vedremo come evolverà situazione», mentre per il 20% l’ipotesi è già allo studio.

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A problemi per lo più settoriali sul breve termine, insomma, si accompagnano crescenti timori per il medio e lungo termine, per il rischio che Hong Kong non possa più esercitare come prima il suo doppio ruolo di interessante mercato interno e di ponte per gli affari con la Cina continentale e il resto dell’Asia. «Per la verità – aggiunge Cico – stiamo pensando a replicare il sondaggio tra una decina di giorni in modo che sia più rappresentativo, visto che, essendo agosto, parecchi dei nostri 350 associati non hanno risposto a quello che abbiamo appena svolto».

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Tutti sperano in una soluzione non traumatica della crisi: anche tra i nostri imprenditori è diffusa la sensazione che la Cina non possa accettare il rischio che un piccolo incendio possa propagarsi al continente, ma prevale ancora la speranza che i governanti cinesi si rendano ben conto di come un intervento repressivo porterebbe a una situazione in cui tutti perderebbero: i dimostranti, Hong Kong e la stessa Cina. Cico segnala che alcune aziende italiane hanno posticipato incontri di business e anche decisioni su nuovi investimenti. E ironizza su certe esagerazioni: «Ci preoccupa molto il danno di immagine: da lontano, a qualcuno sembra che qui sia come una volta a Sarajevo, ma in sostanza la vita procede normalmente. Tra l’altro le proteste sono per lo più concentrate nei weekend».

Scontri a Hong Kong tra polizia e manifestanti

Scontri a Hong Kong tra polizia e manifestanti

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Le iniziative promosse dalle istituzioni italiane sono state tutte confermate, compresa la prima «Italia mia»,un festival autunnale ricco di eventi organizzato dal consolato. I promotori della Hong Kong Jewellery & Gem Fair hanno intanto confermato che la fiera - una delle più importanti al mondo nella gioielleria - si terrà regolarmente a partire dal 16 settembre, dopo aver respinto le sollecitazioni a un rinvio arrivate da vari operatori nel settore dei diamanti: sul sito sono postati continui aggiornamenti, di tenore rassicurante. Ma vari altri eventi, come la Seafood Expo Asia, sono stati posticipati al 2020.

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