a vent’anni dall’«handover»

Hong Kong «festeggia» all’ombra di Pechino

dall'inviato Rita Fatiguso

Una linea rossa non troppo sottile: il governo di Hong Kong presta giuramento davanti alla nuova

3' di lettura

HONG KONG - Il nuovo governo di Hong Kong ha giurato, da oggi Carrie Lam è la chief executive della Regione amministrativa speciale che vent’anni fa è tornata alla Cina, la Motherland, mollando definitivamente gli ormeggi dalla Gran Bretagna. La città si prepara alla parata inaugurale e anche a quella parallela, organizzata dal movimento di protesta che tre anni fa la tenne sotto scacco per settimane.

Ma la cerimonia dell’alzabandiera in piazza Bauhinia sabato mattina non è stata presenziata dal presidente cinese Xi Jinping che ha rispettato il galateo del suo predecessore, Hu Jintao, il quale fece altrettanto, dieci anni fa, in segno di rispetto per le autorità locali. Le note dell’inno nazionale cinese hanno comunque prevalso su quelle dell’inno di Hong Kong, e questo è ormai assodato, le due bandiere sono salite sul pennone (quasi) alla stessa velocità.

Loading...
Il Presidente cinese Xi Jinping a Hong Kong: luogo del mio cuore

Tramonta così l’era di CY Leung, il discusso chief executive molto vicino al Governo di Pechino. Il passaggio di consegne tra i due, Carrie Lam in pratica per anni è stata il suo numero due, avviene in maniera morbida anche se in un contesto generale a due velocità.

Per un verso Hong Kong festeggia questo anniversario facendo emergere la componente “cinese”, per un altro verso, sottotraccia, covano profondi malumori davanti alla posizione cinese sempre più incline a occupare ogni spazio utile a ribadire che Hong Kong ormai è Cina. Come quella che, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, ha fatto circolare il concetto che la joint declaration del 1984 tra Cina e Gran Bretagna, che ha tracciato il lungo percorso di ritorno alla Cina a partire dall'handover del 1997, è ormai superato.

Ce ne è abbastanza per essere poco soddisfatti e altrettanto poco ottimisti sul prossimo futuro, spesso Pechino usa modi e lessico distanti dalla sensibilità locale. La classe dirigente di Hong Kong, comunque, segue ormai un percorso tracciato, esiste un mutuo tacito riconoscimento dei reciproci interessi che deve avere un riscontro in puntuali contrappesi economici.

Ricordiamo la convocazione nella Great Hall of People a fine agosto 2014 dei più importanti uomini di affari di Hong Kong ai quali in buona sostanza Xi Jinping chiese supporto. E lo ottenne, a poche ore dall’interpretazione autentica della joint declaration sul versante legge elettorale, che qualche settimana dopo fece scoccare la fatidica scintilla.

Hong Kong, arrestato l'attivista pro-democrazia Joshua Wong

Allo spettacolo dei vent’anni, in prima fila, i tycoons con in testa Li-Ka Shing, l’uomo più ricco di tutta l’Asia, i cui interessi restano intatti, c’erano tutti.
Uno show che spiega bene il mix tra cultura cinese e cultura occidentale, anche in senso inverso, da Hong Kong alla Cina. Tanto è vero che il presidente Xi Jinping è stato chiamato sul palco, ha partecipato alla chiusura dell’evento e, infine, sempre dal palco si è congratulato con tutti gli artisti stringendo loro la mano. Una sorta di digressione dal protocollo strettissimo di Pechino che non contempla simili concessioni allo spettacolo. Ironia della sorte la consorte Peng, un tempo famosissima cantante del People’s Liberation Army, è rimasta seduta in prima fila, mentre dieci anni fa era sul palco a cantare proprio in occasione dell’arrivo di Hu Jintao.

Oggi, dopo il giuramento, Xi Jinping ha incontrato subito dopo il nuovo Governo in carica, esprimendo una tesi scolpita nel marmo: Hong Kong ha tutto l’interesse a interagire con la Cina, davanti a sé ha solo positività e un grande futuro.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti