contestata la governatrice

Hong Kong: leader proteste aggredito a martellate. Gli Usa: sostegno a richieste di democrazia

Jimmy Sham, leader di uno dei principali gruppi pro-democrazia di Hong Kong, è stato aggredito a martellate da un gruppo di sconosciuti. Tensione, intanto tra Usa e Cina per la posizione di Washington a sostegno dei manifestanti e della richiesta di democrazia


Hong Kong, Carrie Lam lascia l'Aula del Parlamento per le proteste

3' di lettura

Jimmy Sham, leader di uno dei principali gruppi pro-democrazia di Hong Kong, è stato aggredito a martellate da un gruppo di sconosciuti a Mong Kok. Lo riferisce la Bbc. Il giovane, trovato in strada in una pozza di
sangue come mostrano diverse immagini, è stato ricoverato in
ospedale. Avrebbe ferite alla testa. È la seconda volta che il leader del Fronte per i diritti civili (Chrf) viene aggredito dall'inizio delle proteste a Hong Kong.

Jimmy Sham, uno dei leader delle proteste a Hong Kong, a terra ferito gravemente da alcuni aggressori (Ap Photo/Brandon Yau)

Cina minaccia ritorsioni contro gli Usa
La Cina esprime «forte indignazione» e minaccia indefinite «forti contromisure» qualora il Congresso Usa approvi l'Hong Kong Human Rights and Democracy Act, le misure a sostegno del movimento pro-democrazia che da oltre 4 mesi stanno sconvolgendo l'ex colonia britannica. A stretto giro dal via libera al provvedimento della Camera
dei Rappresentanti e in attesa che si esprima il Senato, Pechino ha rinnovato l'ostilità alla «ingerenza in questioni interne».

Senato Usa pronto a votare sostegno a proteste
La replica a distanza è arrivata poco più tardi, con i senatori repubblicani che hanno ribadito di voler procedere velocemente con la legislazione che prevede, appunto, il supporto alle proteste in atto per chiedere maggiore democrazia. Il testo di sostegno ai manifestanti è già passato alla Camera nella giornata di martedì 15, ma non c’è ancora una data fissata per il voto in Senato.

«Esprimiamo forte indignazione e decisa opposizione all'insistenza della Camera sull'approvazione» del provvedimento, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, affidandosi a una nota dai toni molto duri. La rapida successione del botta e risposta è avvenuta nella mminenza delle dichiarazioni programmatiche annuali della governatrice di Hong Kong Carrie Lam dinanzi al parlamento , alla ripresa dei lavori dopo le riparazioni resesi necessarie per le pesanti devastazioni dei manifestanti nelle proteste di inizio luglio.

Hong Kong, la governatrice Carrie Lam interrompe il suo discorso e lascia l’aula in seguito alle dure proteste (Reuters/Umit Bektas)

Governatrice contestata
La speranza, anche se debole, era di avere un segnale di tregua, ma la Lam ha dovuto fare i conti con una realtà diversa. Ha lasciato l'aula alla seconda interruzione e tra le proteste delle opposizioni che hanno sventolato la sua foto con le mani insanguinate, indossato le maschere facciali del presidente cinese Xi Jinping e scandito lo slogan «cinque richieste, non una in meno”, quanto alla piattaforma di rivendicazioni dei manifestanti, tra cui il suffragio universale. Il suo discorso la governatrice l'ha confezionato poi in un messaggio video preregistrato: ha promesso un totale di 1omila appartamenti provvisori in tre anni da assegnare a chi attende un'abitazione pubblica, parte di un piano da circa 1 miliardo di
dollari per risolvere il problema delle case, esploso con tutta la sua evidenza durante le dimostrazioni. Ha assicurato misure per allentare i limiti sui mutui e un pacchetto di oltre 200 iniziative. «Rimarremo legati allo schema “un Paese due sistemi”», ha detto avendo alla sua destra la bandiera nazionale cinese e alla sua sinistra quella di Hong Kong. Confermando la sua lealtà a Pechino, la Lam ha messo in guardia che «ogni atto per l'indipendenza non sarà tollerato. È cruciale il rispetto
della legge, un pilastro della nostra società».

Critiche agli Usa per il sostegno alle proteste
Nel pomeriggio, ha criticato la mossa Usa che mette a rischio lo status speciale di Hong Kong (il dipartimento di Stato dovrà annualmente verificare lo stato dei diritti umani) ed espone a sanzioni funzionari locali e cinesi responsabili di violazioni. «È un atto ingiustificato e immotivato» che «colpirà non solo il business di Hong Kong, ma anche gli interessi americani. Qui ci sono 1.400 loro compagnie e 85.000 cittadini residenti».
Il colpo conclusivo della giornata lo ha assestato ancora il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang. «Vorrei sottolineare ancora che in risposta alle errate decisioni e alle scorrette pratiche degli Usa di danneggiare gli interessi della Cina, prenderemo decisamente forti contromisure per difendere la nostra sovranità», ha incalzato il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, in conferenza stampa. Alla richiesta di chiarimenti sulle misure ha tagliato corto: «Lo saprete».

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