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Hong Kong, nuovi vertici nel segno della stretta autoritaria cinese

Il ministro degli interni diventa il vice della Chief executive, Carrie Lam, e viene sostituito nella posizione dal capo della polizia

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Cambio ai vertici di Hong Kong. Carrie Lam, chief executive dell’ex colonia britannica, ha nominato John Lee, segretario per la sicurezza, chief secretary al posto di Matthew Cheung. Il capo della polizia Chris Tang rimpiazzerà John Lee. Il 1° luglio, per la prima volta durante il suo mandato, Lam non sarà a Hong Kong per la festa dell’handover ma a Pechino per quella dei 100 anni dalla nascita del partito comunista. Le elezioni a Hong Kong con le nuove regole si terranno a marzo, Lam non sa se sarà riconfermata ma nel frattempo ha dichiarato che Hong Kong seguirà le linee del Piano quinquennale di Pechino.

I nuovi vertici alla guida di Hong Kong

Nomine all’insegna della stretta sulla sicurezza a Hong Kong. A un anno dal varo della national security law e all’indomani della chiusura di Apple Daily, John Lee, ministro degli interni, è stato nominato chief secretary al posto di Matthew Cheung, in pratica diventa il numero due di Carrie Lam, chief executive dell’ex colonia britannica. Il capo della polizia Chris Tang rimpiazzerà John Lee.

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Nonostante la schiacciante enfasi sulla sicurezza, Lam ha ribadito che il chief secretary ha il compito di sovrintendere all’amministrazione quotidiana dell’hub finanziario asiatico, compresa la gestione della pandemia.

La stretta sui media ha raggiunto il climax con la chiusura forzata di Apple Daily che si è ritrovata beni congelati per 2,3 milioni di dollari di Hong Kong, dopo perquisizioni della sede e arresti di giornalisti per aver attentato alla sicurezza nazionale. Si tratta di un nuovo reato introdotto dalla legge varata nel marzo scorso.

Jimmy Lai, il fondatore del gruppo Apple, è accusato proprio in base alla legge sulla sicurezza nazionale di “collusione con gli stranieri”, è in carcere per scontare una condanna legata al suo coinvolgimento e a quello della testata nel movimento pro-democrazia del 2019.

L’ex colonia britannica cambia pelle

Hong Kong contava di mantenere il suo status e le sue libertà civili nei cinquanta anni dal passaggio alla Cina, nel 1997. Ma le cose sono andate diversamente e Pechino ha accelerato la trasformazione dell’ex colonia britannica, considerando Hong Kong una questione di politica interna, chiusa a interferenze dall’estero.

Negli ultimi mesi, la polizia ha mostrato il pugno di ferro arrestando la maggior parte degli attivisti democratici della città. Altri hanno lasciato Hong Kong chiedendo asilo all’estero.

La Cina ha effettivamente posto fine alla democrazia multipartitica a Hong Kong, la nuova legge è stata approvata dal Parlamento di Pechino in seduta comune senza che Hong Kong potesse intervenire a qualsiasi titolo.

Il Consiglio Legislativo ha visto ridotta la percentuale di legislatori eletti direttamente dai cittadini di Hong Kong, mentre le candidature dei papabili saranno sottoposte a uno screening di lealtà da parte sia dei funzionari di Hong Kong sia dei componenti del Consiglio legislativo. Il tema della salvaguardia della sicurezza nazionale diventa il tema centrale.

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