Asia e Oceania

“Hong Kong resta la porta dell’Asia”

di Stefano Carrer

3' di lettura

È vero che se ne parla un po' meno. È vero che il suo porto ha perso l'antico primato per volumi di traffico. Ma Hong Kong resta la “porta privilegiata” per gli investimenti e l'accesso ai mercati della Cina continentale e più in generale dell' Asia orientale e sud-orientale, senza contare il suo vivace mercato interno. È il messaggio portato a Milano da Stephen Phillips direttore generale di Invest HK, l'agenzia per la promozione degli investimenti e del business della Regione Autonoma, che proprio a Milano ha un ufficio a disposizione delle aziende italiane guidato da Stefano De Paoli.

Phillips è venuto a Milano per la prima volta, proveniente da Londra, per incontri sia istituzionali sia con una serie di operatori economici e finanziari attivi in diversi settori, culminati in un seminario dal titolo “Hong Kong, motore trainante dell'economia asiatica. Opportunità di export e innovazione per le imprese italiane”.

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“Hong Kong resta la porta dell’Asia”

Phillips ha sottolineato che la crescita degli ultimi anni di altri poli economici nella Cina continentale non diminuisce affatto il ruolo cruciale di Hong Kong nell'attrazione degli investimenti stranieri, tanto che resta al terzo posto nel mondo per i volumi di FDI che riesce ad attirare. “Le economie di Hong Kong e della Cina continentale si sono legate inestricabilmente – ha detto – Oggi Hong Kong gioca un ruolo vitale negli investimenti sia per sia dalla Mainland verso il resto del mondo”. Ha poi citato che Hong Kong fa da crocevia per le due più importanti iniziative di sviluppo della Cina – una internazionale e una interna: la Belt & Road Initiative e la Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area (nove principali città, 69 milioni di abitanti, Pil da circa 1.500 miliardi di dollari). Tra l'altro la nuova leadership della Regione Amministrativa Speciale (guidata dalla governatrice Carrie Lam) ha lanciato ben 240 iniziative per esaltare il ruolo di HK nella Greater Bay Area e della Belt & Road.

Tra i vantaggi dell'investimento a Hong Kong, Phillips ha sottolineato la “facilita'”, dal regime fiscale favorevole e semplificato al fatto che si parli inglese, da una più spiccata tutela della proprietà intellettuale al sistema giuridico basato sulla common law. E sottolinea che Hong Kong sta cambiando il suo mix economico - affiancando ai settori tradizionali (come logistica, servizi finanziari, turismo, prodotti di consumo) una forte spinta verso tecnologie e innovazione - ma che praticamente “ogni tipo di business può trovare opportunità per insediarsi e poi espandersi”. Il numero delle imprese con casa madre fuori area è aumentato l'anno scorso del 6,4% a 8.754 unità, mentre è del 18% il balzo delle start-up tecnologie, attirate anche da incentivi per la ricerca e sviluppo, che si aggiunge a una corporate tax abbassata all'8,25% per i primi 2 milioni di HK dollari di profitti (quella standard è del 16,5%).

Per gli operatori italiani, va segnalato che le recenti tensioni tra Usa e Cina potrebbero aprire ulteriori spazi, nel quadro di un forte interesse della locale business community per tutto il “Made in Italy”. Le aziende locali, insomma, cercano partner europei. Lo indica Stefano De Paoli, mettendo in evidenza che l'ufficio di Milano di InvestHK è pronto a supportare le aziende italiane con una consulenza gratuita non solo sulle prospettive di investimento in senso stretto, ma anche a più largo raggio, dal contributo a una definizione del business plan a studi di fattibilità. “Sono soprattutto le piccole e medie imprese a rivolgersi a noi, o siamo noi ad andare a visitarle – afferma – Che Hong Kong sia il punto di accesso privilegiato e più efficiente per il mercato cinese, con una burocrazia molto ridotta , è un fatto inoppugnabile. Per una azienda straniera che investe in Cina, avere come minimo una struttura giuridica, una holding, a Hong Kong è sempre molto vantaggioso “.

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