Cina

Hong Kong, rimossa dalla sede dell’università la statua-simbolo della rivolta di piazza Tienanmen

A ottobre i funzionari dell’università avevano ordinato la rimozione della scultura, citando rischi legali non meglio specificati. L’opera è alta 8 metri e raffigura 50 corpi lacerati e contorti accatastati uno sopra l’altro

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2' di lettura

L’Università di Hong Kong (Hku) ha confermato oggi che la statua che commemora le persone uccise dalle truppe cinesi in piazza Tienanmen a Pechino è stata smantellata e rimossa dopo 24 anni. «La decisione sulla vecchia statua si è basata su una consulenza legale esterna e una valutazione del rischio per il migliore interesse dell’Università», ha affermato l’istituzione in un comunicato.
Hong Kong è stato a lungo l’unico luogo in Cina dove è stata tollerata la commemorazione degli eventi di Tienanmen del 1989. Ogni anno gli studenti dell’Hku pulivano la statua installata nel loro campus nel 1997 per onorare le vittime di quegli eventi. Ma Pechino ha impresso il suo marchio autoritario sull’ex colonia britannica dopo le grandi e talvolta violente proteste del 2019, imponendo una legge sulla sicurezza nazionale che vieta tra l’altro la commemorazione di Tienanmen. A ottobre i funzionari dell’Università di Hong Kong avevano ordinato la rimozione della scultura, citando rischi legali non meglio specificati. La statua è stata nascosta alla vista ieri sera, prima di essere sbullonata stamattina per essere riposta altrove, ha assicurato l’università.

La statua, il cui nome è “Il pilastro della vergogna”, è alta 8 metri e raffigura 50 corpi lacerati e contorti accatastati uno sopra l’altro. È stata realizzata dallo scultore danese Jens Galschiot. Lo scultore ha dichiarato di essere a conoscenza di ciò che stava accadendo alla scultura solo dai resoconti dei media e dai social. «Non sappiamo esattamente cosa sia successo, ma temo che la distruggano». E ha aggiunto che potrebbe fare causa per danni, se necessario. L’artista aveva precedentemente scritto all’università per affermare la sua proprietà del monumento, ma le sue richieste sono state ignorate. In precedenza aveva anche avvertito che avrebbe potuto chiedere un risarcimento se la statua fosse stata danneggiata durante la sua rimozione.

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