LO SCRIVE IL SOUTH CHINA MORNING POST

Hong Kong ritira la legge sulle estradizioni in Cina, vola la Borsa

La governatrice di Hong Kong Carrie Lam annuncerà in giornata il ritiro formale della proposta di legge sulle estradizioni in Cina, il testo che ha scatenato le proteste degli ultimi tre mesi nella ex colonia britannica


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Poliziotti a Hong Kong (Epa)

2' di lettura

La governatrice di Hong Kong Carrie Lam annuncerà in giornata il ritiro formale della proposta di legge sulle estradizioni in Cina, il testo che ha scatenato le proteste degli ultimi tre mesi nella ex colonia britannica. Lo scrivo il South China Morning Post, citando fonti familiari con le autorità. Lam non ha commentato la notizia con i media internazionali. Il disegno di legge avrebbe consentito al governo di Pechino di processare in patria anche le persone «sospettate» di reati, provocando timori di un’escalation autoritaria sulla città-stato asiatica.

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La scelta di Lam arriva al termine di una settimana particolarmente turbolenta, segnata da alcuni degli scontri più violenti fra polizia e manifestanti. Secondo quanto scrive Bloomberg, le proteste hanno portato all’arresto di oltre 1.100 arresti dall’inizio dello scorso giugno. I titoli quotati sul listino di Hong Kong sono decollati dopo la notizia, con iol paniere di riferimento (l’Hang Sneg Index) in crescita fino a picchi del 3,9%.

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La più grande protesta dal 1997
Il malumore per il disegno legge si è trasformato, nelle settimane, in una protesta generalizzata contro le ingerenze del governo cinese. Hong Kong, per oltre un secolo e mezzo colonia del Regno Unito, è passata formalmente sotto il controllo di Pechino nel 1997, mantenendo da allora uno status riassunto nel principio del «one country, two systems»: one country, two sytems»: la convivenza sotto a un paese unico di due sistemi diversi, con ampi margini di autonomia per Hong Kong soprattutto sul versante giuridico e finanziario.

    Scontri a Hong Kong tra polizia e manifestanti

    Scontri a Hong Kong tra polizia e manifestanti

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    Le insofferenze per le invasioni di campo del governo cinese covavano da tempo. Nel 2014 la città-stato, classificata come Regione amministrativa speciale della Cina, era stata bloccata per 79 giorni da manifestazioni in favore di una apertura democratica del paese: la cosiddetta Rivoluzione degli ombrelli , una mobilitazione per ottenere il suffragio universale completo alle urne.

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