LA CENSURA DELLA STAMPA LOCALE

Hong Kong, la rivolta scompare (o si ribalta) sui giornali cinesi


Hong Kong, rinviato inizio esame legge su estradizioni

3' di lettura

Mentre Hong Kong è paralizzata da proteste contro la nuova legge sulle estradizioni a Pechino, l’homepage del giornale di Stato China Daily sembra avere altre priorità:  il presidente Li «in visita in Tagikistan» e l’inaugurazione del Consumer electronic show di Shanghai, variante asiatica della fiera dell’elettronica di consumo che si svolge ogno gennaio a Las Vegas. La notizia della rivolta in corso nell’ex colonia britannica appare un po’ più in basso, ma con una chiave di lettura che ricalca gli annunci della polizia: «I manifestanti invitati a smettere di occupare HK» e a «trattenersi da comportamenti illeciti». Negli stessi minuti, all’esatto opposto, il South China Morning Post titola sulla «polizia che tira fumogeni e pallottole di gomme ai manifestanti» e dedica commenti alla «protezione della libertà» nel «Dna degli hong-kongers». Il giornale è controllato da Alibaba, il colosso dell’e-commerce fondato da Jack Ma, regolarmente iscritto al Partito comunista cinese. Ma la sua sede è a Hong Kong, oltre a un confine che basta in teoria a garantire un approccio del tutto diverso alla libertà di stampa e alla libertà in generale. Anche se non sempre, visto che altre testate mantengono una linea vicina a Pechino, godendo di maggior credito proprio per la loro vicinanza ai «fatti».

La censura (che non sorprende) sulla stampa cinese
China Daily è una testata in lingua inglese, edita dal Partito Comunista di Pechino per raccontare il gigante asiatico al mondo. Sarebbe stato inusuale imbattersi in una chiave di lettura ostile al governo cinese, così come era prevedibile non trovarne del tutto cenno svariate testate. Ad esempio la notizia non fa sfoggio di sé sulle edizioni online del Quotidiano del popolo, l’Agenzia Nuova Cina (che però parla della crescita di aziende cinesi fra i top brand globali e dell’inizio della raccolta nella stagione delle bacche) o la “concorrente” China News Service. Reference News (Cankaoxiaoxi), considerato come una delle testate con maggiore diffusione ed edito dalla stessa Agenzia Nuova Cina apre con il Global Health Forum in corso a Qingdao, la nomina di un ministro in Thailandia e la storia di uno studente internazionale che si è trasferito in Cina per perfezionarsi nell’agopuntura. In altri casi la sommossa trova spazio in home page, ma da un’angolatura abbastanza chiara.

Global Times , altra pubblicazione del Partito, legge la manifestazione come un «attacco dei locali alla stabilità della regione» e chiama in causa interferenze straniere. A partire dagli Stati Uniti: «Se una potente interferenza di forze straniere, soprattutto gli Stati Uniti, i gruppi dell’opposizione non avrebbero avuto la capacità di mettere in atto incidenti così violenti nella Regione speciale di Hong Kong - si legge sulla testata - Lo hanno detto degli esperti (sic, ndr) martedì, dopo gruppi dell’opposizione locale hanno attaccato il Consiglio legislativo perché si opponesse alla legge sull’estradizione». La testata spinge sull’ipotesi di una sorta di golpe scissionista, citando come sua fonte l’edizione online di Takung Pao: un quotidiano cinese con sede a Hong Kong, come il South China Morning Post, ma orientato un po’ diversamente. La testata ha già incassato smentite da autorità straniere, incluso l’ufficio presidenziale del Taiwan, con l’accusa di propinare fake news propagandistiche. Mentre questo articolo viene scritto, la prima notizia ritrae un poliziotto a terra. Titolo: «I dimostranti hanno usato armi pericolose e la polizia è stata costretta a contrattaccare».

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