la storia e il futuro della cina

Hong Kong rovina la festa armata di Pechino

Nel 70° anniversario della Repubblica popolare riemergono le contraddizioni di una leadership determinata a preservare l'integrità territoriale. Nell'ex colonia britannica la polizia spara proiettili veri: un ferito grave

di Ugo Tramballi


default onloading pic
Candele e fiori sul luogo in cui il 1° ottobre la polizia ha sparato a un ragazzo, nel distretto Mongkok di Hong Kong

4' di lettura

Alcuni anni fa il partito decise per decreto che la Cina si sarebbe auto-dichiarata superpotenza solo nell’ottobre 2049, al centesimo anniversario della Repubblica Popolare: non prima, non dopo. Davanti allo sfarzo e allo sfoggio di potenza nelle celebrazioni del settantesimo, sembra che il grande paese asiatico abbia raggiunto l’obiettivo con trent’anni di anticipo. I gesti e la retorica sono imperiali. Anche nel giorno in cui la protesta di Hong Kong si fa ancora più violenta e la polizia spara per la prima volta proiettili veri, in parte rovinando la festa armata di Pechino.

Ciononostante, il Partito comunista non sbaglia mai: è un dogma, non un’opinione. Che alla sua guida sia Mao, Deng Xiaoping, Jiang Zhemin o Xi Jinping; che l’ideologia perseguita non sia più esattamente quella del 1949 e della Rivoluzione culturale del ’66, il Pcc guida e governa il cammino di ogni cinese. Quindi è vero: la Cina non è ancora una superpotenza a dispetto dello sfoggio militare e della crescita economica.

Lo è nei numeri. L’Esercito Popolare di Liberazione ha più di due milioni di soldati in servizio attivo e più di mezzo milione nella riserva. Ma oggi le tecnologie contano più delle dimensioni di un sistema difensivo. La Cina è ancora indietro rispetto agli Stati Uniti e probabilmente anche alla Russia. Silenziosamente coltiva e amplia il suo arsenale nucleare restando fuori da ogni trattato sulla riduzione e il controllo delle testate, come invece Usa e Russia. Ma rispetto a questi due paesi è ancora una potenza atomica dalle capacità limitate.

Una superpotenza ha alleati. La Cina non ne ha, non prende posizione nelle crisi degli altri, come in Medio Oriente dove ciò che le interessa sono le riserve energetiche. Anche nel cortile di casa asiatico ha più concorrenti sospettosi che amici: Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Vietnam, India. A Hong Kong è dal massacro di piazza Tienanmen del 1989 che la gente manifesta contro la Cina. “Woh-lei-fei”, pacificamente, razionalmente, senza violenza, diceva fino a qualche tempo fa chi protestava. Ora che le ingerenze della Cina sono palesi, i giovani di Hong Kong manifestano con violenza; sempre più esplicitamente chiedono democrazia e indipendenza. Forse è la sfida più insidiosa al cammino cinese verso la costruzione di un impero del XXI secolo.

Hong Kong, studenti protestano per il compagno ferito negli scontri

Anche in economia i segni sono discordi. Nella distribuzione procapite del Pil, nella capacità dello yuan di essere una valuta credibile, nel tasso di povertà di una parte della popolazione, la Cina è ancora lontana dallo status cui forse ambisce. Nella battaglia smodata nei comportamenti ma logica nei contenuti di Donald Trump contro l’unilateralismo commerciale di Pechino, si nasconde l’insofferenza dell’intero Occidente: l’età della tolleranza sta finendo, la Cina non sarà più un partner da aiutare a crescere ma un concorrente da contenere, sia pure rispettosamente.

La Via della Seta, il programma globale d’investimenti infrastrutturali e di commerci è una grande ambizione: un iper-Piano Marshall. Ma nonostante ci siano opportunità per chiunque vi si associ, i paesi che contano nel mondo non lo fanno, mantenendo comunque eccellenti rapporti commerciali con la Cina. Il Piano Marshall americano del dopoguerra aveva anche un fine geopolitico: è quello che molti intravvedono nella Via della Seta cinese, una specie di programma graduale per raggiungere il grande obiettivo fissato per decreto fra trent’anni.

Un’accelerazione verso un ruolo di primo piano nel mondo c’è stata. Si è creato un precedente d’importanza capitale per il futuro. L’Occidente aveva vinto la Guerra fredda con la forza del suo modello politico e sociale: la democrazia produceva benessere, il sistema sovietico no: eventualmente divisioni corazzate, non frigoriferi né sistemi pensionistici. La Cina ha invece dimostrato per la prima volta che anche un’autocrazia può moltiplicare la classe media e arricchire i suoi sudditi senza concedere loro altri diritti. Che il benessere sia la conseguenza delle libertà di un popolo non è più così certo come credevamo.

È su queste basi che Xi Jinping ha accelerato la corsa cinese più di ogni altro predecessore, da Deng in poi. Alla moderazione degli altri, ha imposto una specie di ansia di prestazione da superpotenza sulla scena mondiale. Alla quasi assenza d’ideologia dei predecessori, sostituita da un incitamento capitalistico alla ricchezza generale, Xi ha posto di nuovo Mao Zedong al centro di tutto. Il padre dell’attuale presidente fu una vittima della Rivoluzione culturale e anche lui, come figlio, subì l’estremismo maoista. Tuttavia per Xi comunismo e Mao non contano per l’ideologia quanto per il collante nazionale che rappresentano: senza di loro, è convinto Xi, verrebbero meno l’ordine e la compattezza della nazione. Ci sarebbe disordine. Si aprirebbe un nuovo “secolo di umiliazione nazionale”, come i cinesi chiamano i circa cento anni fino al 1949, nei quali le potenze coloniali mortificarono la Cina. In quell’epoca gli inglesi dichiararono anche due guerre per proteggere il loro mercato dell’oppio, comportandosi come un cartello messicano della droga.

A Pechino si celebrano i 70 anni della Cina popolare

È l’incubo e lo slogan patriottico della Cina di Xi. Ma più che comunismo si tratta di nazionalismo. Quando smisero di essere alleati fraterni, Mao diceva che Stalin era come un ravanello: era rosso solo fuori, dentro era bianco. In fondo anche il maoismo era così, Marx era più uno strumento che un fine. Aspettando il 2049, la Cina di Xi non è molto diversa.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...