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Hong Kong: la governatrice Lam esclude dimissioni, avanti con il dialogo

Carrie Lam esclude le dimissioni da governatrice di Hong Kong dopo oltre due mesi di proteste pro-democrazia


Hong Kong, catena umana pro-democrazia 30 anni dopo la Baltic way

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Carrie Lam esclude le dimissioni da governatrice di Hong Kong dopo oltre due mesi di proteste pro-democrazia, ritenendo che la fase richieda «responsabilità» e che farà «tutto il possibile per ripristinare legge e ordine».
In conferenza stampa, Lam ha promesso «tolleranza zero contro la violenza» proseguendo «con la piattaforma di dialogo». Ha detto di aver incontrato un gruppo di giovani, tra cui alcuni che hanno partecipato alle proteste. Mentre sulle richieste avanzate dal movimento «non è questione di non rispondere. È questione di non accettare quelle domande».

Il governo di Hong Kong «è ancora fiducioso di poter gestire i disordini in corso da due mesi» senza l'assistenza delle forze cinesi ha risposto Lam a una domanda sul fatto che dichiarare lo stato di emergenza fosse più efficace che chiamare la guarnigione di Hong Kong dell'Esercito di liberazione popolare cinese, tra i timori che Pechino punti a intervenire più direttamente contro le proteste.

Gli ultimi scontri risalgono a domenica 25 agosto quando quindici agenti di polizia sono rimasti feriti dopo essere stati attaccati da violenti manifestanti a Tsuen Wan, nei Nuovi Territori occidentali di Hong Kong, secondo una nota diffusa oggi dal governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong.
Al dodicesimo weekend consecutivo di proteste, manifestanti e polizia sono tornati a scontrarsi a Hong Kong con un'escalation che ha visto non solo schierati per la prima volta due automezzi con i cannoni ad acqua, ma anche gli agenti puntare a Tsuen Wan le pistole contro attivisti e giornalisti, sparando alcuni colpi di avvertimento verso l’alto, secondo i media locali. I due mezzi sono apparsi a Yeung Uk Road e Tai Ho Road, dopo il lancio di mattoni e molotov verso le forze dell'ordine in tenuta antisommossa. I raptors, unità d’elite della polizia, sono entrati in azione a Chung On Street.

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Due molotov sono state lanciate a Telford Plaza verso gli agenti in tenuta antisommossa fuori dalla stazione di polizia di Ngau Tau Kok: le forze dell'ordine hanno risposto facendo di nuovo uso dei lacrimogeni per disperdere la folla, riporta il South China Morning Post, secondo cui diversi arresti sono stati eseguiti.

Ancora proteste a Hong Kong, scontri con la polizia e lanci di molotov

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Alcune migliaia di persone si sono ritrovate a Kwun Tong, un ex distretto industriale riconvertito a est di Kowloon, in una manifestazione autorizzata per ribadire la richiesta di ritiro formale della contestata legge sulle estradizioni in Cina e gli altri punti sostenuti dal movimento pro-democrazia.
In aggiunta, c’è stata anche la richiesta di spiegazioni sul progetto di installare i “lampioni intelligenti” lungo le strade della città, ufficialmente utili a misurare le condizioni del traffico, meteo e altri dati, ma sospettati di violare la privacy per altri fini con telecamere per il riconoscimento facciale. La marcia voleva bloccare in mattinata il traffico per l'aeroporto, fallendo per la debole partecipazione.

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Barricate sono state poi erette a Wai Yip, strada accanto alla stazione di polizia di Ngau Tau Kok: all'indirizzo degli agenti, i manifestanti, quasi tutti vestiti di nero, con maschere ed elmetti da cantiere, hanno lanciato mattoni, pali di bambù e molotov, spingendo gli agenti a caricare per disperdere la folla anche usando lacrimogeni e sparando proiettili di gomma.

Le proteste popolari a Hong Kong sono cominciate agli inizi di giugno in opposizione a un disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione di persone da Hong Kong per essere processate nella Cina continentale: il diffuso timore era che una legislazione in tal senso potesse essere utilizzata con intenti repressivi ed erodendo i diritti civili.

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