ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùValute

Hong Kong si accoda a Pechino sui pagamenti digitali in yuan

Nuovo test per verificare la compatibilità tra moneta digitale cinese e network locale dell’hub finanziario: più vicina la meta dello scambio oltrefrontiera

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Dopo l’esperimento spot benedetto dall’Hong Kong Monetary Authority, lo yuan virtuale si avvicina alla meta dello scambio crossborder. Nuovo test in ballo, per verificare la compatibilità dei circuiti. È la stessa strategia applicata ai mercati di Corea del Sud, Singapore e Thailandia. Pechino estende al safety net asiatico la catena degli accordi bilaterali per aprire varchi alla sua Digital Currency Electronic Payment strategy (DCEP). Hong Kong è già diventato il primo e più ambito target per far circolare la e-currency.

Hong Kong-Pechino, marcia a tappe per lo yuan

Pechino ha iniziato a pianificare il lancio della sua moneta digitale almeno sette anni fa con la Digital Currency Electronic Payment strategy (DCEP) testandola anche oltre i confini.

Loading...

Ai residenti di Hong Kong è stato permesso di utilizzare durante un’intera giornata la moneta virtuale per fare pagamenti nella vicina Shenzhen, facendo leva sulle caratteristiche tipiche delle Free trade zone.

Adesso si sperimenterà come i cittadiini di Hong Kong possono usare l’e-CNY per rifornire il portafoglio digitale da utilizzare una volta varcata la frontiera. Nelson Chow, chief fintech dell’Autorità monetaria di Hong Kong ha detto che «questo permetterà ai cittadini di Hong Kong una volta in Mainland China di usare la moneta digitale di Pechino».

«Entro l’anno prossimo uno studio completo di fattibilità, incluse le problematiche anti-money laundering, aiuterà a implementare ulteriormente il nuovo sistema», ha aggiunto Eddie Yue, chief executive, perchè «ormai la gente è abituata ai pagamenti digitali».

Hong Kong ha anche testato l’esperimento con la Thailandia, sul versante degli acquisti di beni a fronte di pagamenti con moneta digitale.

Le alleanze con i Paesi del Sud-Est asiatico

Del resto è comprensibile, l'internazionalizzazione del renmimbi in forma classica segna il passo, ma Pechino non si rassegna e vuol continuare a farne lo strumento principale per sostenere gli scambi commerciali.

Cina, Giappone, Corea del Sud e i dieci Paesi Asean, nel 2020 hanno aggiornato l’accordo CMIM (Chiang Mai Initiative Multilateralization): le valute locali si affiancano al dollaro in caso di finanziamenti urgenti e con un tetto più alto. Ben 192 miliardi sono addebitabili a Cina, Giappone, Corea del Sud; 48 ai Paesi Asean.

Il renminbi può giocare un ruolo chiave in questa rete di sicurezza finanziaria regionale da 240 miliardi di dollari, segnando un passo fondamentale verso l'autosufficienza finanziaria dei Paesi partecipanti che utilizzano valute locali allentando la dipendenza dal dollaro Usa.

I piani delle autorità centrali per il futuro

Il Quinto Plenum ha auspicato un avanzamento deciso del programma di digitalizzazione: la Plenaria del Parlamento in seduta comune, a marzo, ha inserito il DCEP nel Piano di lungo periodo fino al 2035.

Il quadro giuridico, ormai, è tale che lo yuan digitale ha ottenuto espressamente lo stesso status della moneta fisica. Conta sul sostegno dell’ex Governatore della Banca centrale Zhou Xiaochuan, che l'ha promosso in mezzo mondo stigmatizzando la differenza tra Cina e resto del mondo (Usa, Canada, Giappone, Regno Unito, Svezia, Svizzera e Unione Europea): «La Cina è interessata a sperimentarla in casa propria, non negli scambi con l'estero».

In realtà sono partiti test in almeno quattro città, tra cui Shenzhen e Suzhou, spostandosi proprio sui pagamenti cross-border. Come dimostra l’attivismo di Hong Kong.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti