dopo le violenze

Hong Kong: vietato indossare maschere nelle manifestazioni

Divieto di indossare maschere in cortei e manifestazioni: a Hong Kong la governatrice Carrie Lam ha riesumato poteri dell’epoca coloniale per imporre restrizioni

di R.Mi.


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2' di lettura

Divieto di indossare maschere in cortei e manifestazioni: a Hong Kong la governatrice Carrie Lam ha riesumato poteri dell’epoca coloniale per imporre restrizioni. In reazione all’annuncio i leader della protesta hanno convocato una manifestazione e indossato maschere, prima dell’entrata in vigore del divieto, prevista per sabato.

Era mezzo secolo che nell’ex colonia britannica non si faceva ricorso alle leggi di emergenza attivate da Lam per mettere un freno, così ha detto, alle recenti violenze.

Con sedici ministri del suo Esecutivo - Hong Kong, tornata alla Cina nel 1997, gode di una certa autonomia che assicura, tra l’altro, la libertà di assemblea - la governatrice ha spiegato che «la violenza sta distruggendo la città e noi dobbiamo preservare il presente e il futuro di Hong Kong». Il divieto di nascondere il volto sotto maschere, anche di dipingerlo, avrà un «effetto deterrente» e aiuterà la polizia ad applicare la legge ma, ha aggiunto, non significa che sia stato introdotto lo stato di emergenza.

A volto coperto

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«Come responsabili del governo abbiamo il dovere di usare tutti i mezzi per fermare la violenza e restaurare la calma». Chi violerà il divieto rischia fino a un anno di carcere e multe fino a 3.190 dollari. Naturalmente ci saranno esenzioni per le persone che devono indossare mascherine per ragioni di lavoro o di salute (per condizioni preesistenti).

Il divieto di coprirsi il volto rappresenta una svolta nella difficile situazione di Hong Kong perché nonostante la libertà di manifestare garantita dalla Legge Base (Basic Law) ottenuta dall’ex città Stato al momento del passaggio alla Cina, i manifestant hanno paura di essere identificati perché di frequente le autorità cinesi hanno chiesto alle società di licenziare i dipendenti che abbiano partecipato alle manifestazioni (è successo, ad esempio, alla Cathay Pacific Airways).

Lo scorso primo ottobre, mentre Pechino celebrava con parate militari il 70° anniversario della Repubblica popolare cinese, a Hong Kong veniva usato il primo proiettile vero (e non di gomma) contro un manifestante, che, a volto coperto, stava attaccando la polizia. Il giovane, uno studente diciottenne, si trova in ospedale in condizioni stabili.

Le proteste, che proseguono da giugno, sono iniziate in seguito alla presentazione di una legge che avrebbe concesso l’estradizione in Cina delle persone incriminate. Dopo il ritiro delle proposta, tuttavia, la mobilitazione è continuata e ha spostato l’obiettivo sull’ottenimento di più democrazia.

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