«COMPLETO FALLIMENTO»

Hong Kong, vince la protesta: ritirata la norma sulle estradizioni in Cina

La piazza di Hong Kong ha avuto ragione. Carrie Lam, capo esecutivo della città-stato sotto controllo di Pechino, ha annunciato che la proposta di legge per facilitare le estradizioni di sospetti in Cina è ufficialmente «morta». Il lavoro del Parlamento locale, ha ammesso Lam, è stato «un completo fallimento». In realtà l’atto di ritiro della norma deve essere ancora formalizzato, scatenando nuove tensioni con gli oppositori della misura.


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Carrie Lam (Ap)

2' di lettura

La piazza di Hong Kong ha avuto ragione. Carrie Lam, capo esecutivo della città-stato sotto controllo di Pechino, ha annunciato che la proposta di legge per facilitare le estradizioni di sospetti in Cina è ufficialmente «morta».

Il lavoro del Parlamento locale, ha ammesso Lam, è stato «un completo fallimento». In realtà l’atto di ritiro della norma deve essere ancora formalizzato, scatenando nuove tensioni con gli oppositori della misura. Nell’ex colonia britannica sta crescendo il pressing per le dimissioni della stessa Lam, accusata di aver caldeggiato una svolta giuridica che avrebbe minato un’indipendenza rimasta intatta dall’anno del passaggio formale della città dal controllo del Regno Unito a quello della Cina (1997). Lam replica che un passo indietro «non è una cosa facile - ha detto - Ho ancora l’entusiasmo e la responsabilità per servire la cosa pubblica.

Spero che le persone possano dare al mio team e a me chance e spazio per implementare un nuovo stile di amministrazione». Il nervosismo resta comunque elevato. Le manifestazioni contro il testo finito in stand by potrebbero tradursi in una richiesta più ampia di modernizzazione dell’apparato istituzionale di Hong-Kong, oggi classificato come una «semi-democrazia» su scala internazionale.

Cosa diceva la legge sulle estradizioni
Le proteste sono esplose nella prima metà del giugno 2019, di fronte a un provvedimento ritenuto pericoloso per l’autonomia giudiziaria dell’ex colonia britannica. La proposta parlamentare cercava di semplificare l’estradizione di indagati alla Cina, consentendo alla Repubblica popolare cinese di chiedere e ottenere la consegna di individui sulla base di semplici «sospetti». Il timore è che la norma sarebbe equivalsa a una cessione di sovranità alla Cina, incrinando il principio regolatore del «one country, two sytems»: la convivenza sotto a un paese unico (la Cina) di due sistemi diversi (Cina e Hong Kong). Non è la prima volta che l’opposizione pubblica si ribella alle ingerenze della madre patria.

Nel 2014 la città-stato, tecnicamente una Regione amministrativa speciale della Cina, era stata bloccata per 79 giorni da manifestazioni in favore di una apertura democratica del paese: la cosiddetta Rivoluzione degli ombrelli , una mobilitazione per ottenere il suffragio universale completo alle urne, chiamata così per l'uso di parapioggia in difesa dai fumogeni della polizia

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