MISURE POST COVID 19

Fase 2, il menù al ristorante sarà contactless e digitale

Con il telefonino si leggerà il QR code posizionato sul tavolo dal ristoratore per conoscere offerta, valori nutrizionali e calorici dei piatti

di Maria Teresa Manuelli

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Il menù digitale a prova di virus

Con il telefonino si leggerà il QR code posizionato sul tavolo dal ristoratore per conoscere offerta, valori nutrizionali e calorici dei piatti


3' di lettura

Il prossimo 4 maggio prende il via la fase 2. Bar e ristoranti, però, già tra i più penalizzati, non saranno tra le attività contemplate dalle prime riaperture. E in attesa delle nuove regole al vaglio del Governo, c'è già chi guarda avanti e pensa a come saranno i locali del futuro: ingressi contingentati, misurazione della temperatura, distanze, igienizzazione di tutto, menù incluso.

Tra le misure di prevenzione raccomandate per la riapertura, suggerite dal Manifesto Orizzontale dell'Ospitalità e della Tavola di Fipe, c'è la digitalizzazione del menu. Un'azienda italiana, HealthyFood di Pietro Ruffoni (ideatore di Mycia), ha creato così un nuovo strumento smart per aiutare i ristoratori alla ripartenza dopo l'emergenza Covid: My Contactless Menù, un servizio smart capace di aiutare il mondo dell'horeca a rispettare le nuove normative di sicurezza.

Il menù digitale 4.0, che sostituisce il vecchio cartaceo, impossibile da igienizzare, è visionabile attraverso la scansione via smartphone di un QR code posizionato sul tavolo dal ristoratore, beneficiando anche della visualizzazione automatica dei valori nutrizionali e calorici dei piatti (se resi accessibili da parte del ristorante) e soprattutto degli allergeni. È aggiornabile in tempo reale in piena autonomia - con un risparmio di tempo e di denaro – e consente la visualizzazione da remoto: basterà accedere all'area dedicata sulla piattaforma MyCia, digitare le variazioni del menù del giorno e vedere in questo modo aggiornato automaticamente anche il link raggiungibile tramite QRcode.

Una soluzione particolarmente utile per le catene con tanti punti di ristoro sul territorio. «L'idea è nata proprio per ridurre a zero il rischio di contagio – spiega Ruffoni –, digitalizzando tutti quei processi che fino a oggi hanno potuto essere fisici e che non potranno più esserlo. In più, le nuove feature rendono il nostro prodotto e il pacchetto di servizi associato ancora più smart: come la visualizzazione dei valori nutrizionali e delle calorie resa possibile attraverso l'indicazione delle grammature dei vari ingredienti elaborate dal nostro algoritmo».Assicura, inoltre, ai ristoratori di entrare nel network degli oltre 40mila utenti della app rendendolo facilmente condivisibile attraverso qualsiasi servizio di messaggistica.

Menù con prenotazione del tavolo e conto inclusi
Uno dei problemi della futura riapertura sarà anche quello dell'ottimizzazione dei tempi di ingresso dei clienti. Tra i servizi il nuovo menù consente la prenotazione online del proprio tavolo, direttamente dall'app. Un vantaggio per i ristoratori che possono organizzare gli ingressi in modo scaglionato senza ricorrere a un gestionale ad hoc, e per i clienti della garanzia di un appuntamento certo e confermato, riducendo tempi di attesa in coda.

E infine, sempre come addendum, My Contactless Menù consente di attivare “Order & Pay by Phone”: è possibile effettuare ordini direttamente dal menù digitalizzato, ricevendo il conto in formato digitale e pagandolo dallo smartphone, evitando passaggi di carte, comande e strumenti di pagamento di mano in mano. «Le sfide che ci aspettano sono enormi, ma ognuno di noi deve aprirsi a soluzioni innovative per una nuova Cucina», afferma la stella Michelin Claudio Sadler.

Menù in 60 lingue
La startup conta di rendere disponibile già dal prossimo 18 maggio la app in Italia, per poi portarla dopo poche settimane anche all'estero. «L'App MyCia con il My Contactless Menù – fa sapere Luca Monica, advisor F&D tra i più noti in Italia ed ex patron di Peck – oltre a risolvere tutti i problemi legati alle procedure anti contagio, consente di tradurre in maniera istantanea in 60 lingue il menù, rendendolo fruibile a tutti e consentendo di ottimizzare e semplificare le operations del service». Al cliente basterà infatti leggere sul suo smartphone l'elenco dei piatti nella sua lingua madre e al cameriere sarà facile registrare l'ordinazione. «Per questa funzione non ci siamo affidati ai dei traduttori automatici, ancora poco precisi, soprattutto quando si parla di allergeni – spiega Ruffoni –, ma una società ha sviluppato algoritmi apposta per noi basandosi su diversi data base. Anche questa funzione è personalizzabile: si può infatti scegliere di lasciare invariati i nomi di alcuni piatti, come per esempio quelli iconici dei grandi chef». Tra i primi Paesi che Ruffoni intende raggiungere ci sono Shangai, Dubai, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti. Per poi passare a Germania, Spagna e Francia a seconda delle riaperture dopo il lockdown.

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