ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùappello di londra: «evitare lo stretto»

Hormuz, Pasdaran iraniani sequestrano una petroliera britannica

di Antonella Scott


default onloading pic
(Ansa/Ap)

4' di lettura

È arrivata nel porto di Bandar Abbas la petroliera battente bandiera britannica sequestrata venerdì 19 luglio dai Guardiani della Rivoluzione iraniana. Lo ha annunciato il direttore dell’autorità portuale citato dall’agenzia di Stato Irna, precisando che il tanker è stato fermato «per essersi scontrato con un peschereccio e per non aver risposto alla richiesta di spiegazioni».

Il tentativo di chiarire le circostanze dell’episodio potrebbe nascondere il desiderio di Teheran di evitare un’escalation anche se venerdì l’incidente, insieme alla nuova sfida tra droni iraniani e navi da guerra americane, ha riportato oltre il livello di guardia la tensione nel Golfo Persico, crocevia delle forniture di greggio e teatro da maggio del confronto Usa-Iran. Immediato venerdì sera l’impatto sul prezzo del Brent, in aumento a Londra di più dell’1%, a 62,48 dollari il barile. Un mese fa, l’abbattimento di un drone americano da parte dell’aviazione di Teheran spinse la Casa Bianca a un soffio da un intervento militare, con Usa e Iran - come disse il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif - «a pochi minuti da una guerra». Sabato, anche Londra è sembrata non voler gettare benzina sul fuoco: «Non stiamo considerando opzioni militari - ha dichiarato il ministro degli Esteri Jeremy Hunt - stiamo cercando una soluzione diplomatica a questa situazione. Che, però, deve essere risolta».

La petroliera britannica catturata dalle Guardie Rivoluzionarie, Stena Bulk

Venerdì sera i pasdaran - le Guardie della Rivoluzione iraniana - avevano annunciato di aver bloccato la petroliera, Stena Impero, su richiesta dell’Autorità marittima della provincia di Hormozgan. Da Londra, il governo britannico aveva fatto sapere di essere urgentemente in cerca di informazioni dopo che la nave era stata vista entrare improvvisamente in acque territoriali iraniane virando bruscamente mentre, nello Stretto di Hormuz, era in navigazione verso il porto di Jubail, in Arabia Saudita.

LEGGI ANCHE / Hormuz, venti di guerra Usa-Iran sulle rotte del petrolio

Quaranta minuti dopo stessa manovra improvvisa per una seconda petroliera battente bandiera liberiana - MV Mesdar - ma gestita dalla Gran Bretagna. Per questo secondo cargo, in base a quanto ricostruito dai media iraniani, l’allarme sarebbe rientrato: la nave sarebbe stata fermata per un controllo, non sequestrata;  avrebbe poi ripreso la navigazione cambiando rotta. La Norbulk Shipping - la società armatrice britannica della MV Mesdar - ha precisato di aver ripreso i contatti con il comandante e di aver appreso che l’equipaggio «è al sicuro e sta bene». La nave era stata bloccata attorno alle 17,30, ma dopo i controlli a bordo ha già potuto riprendere la navigazione. Il governo britannico ha fatto sapere alle compagnie di navigazione che consiglia di evitare per il momento la zona del Golfo.

Nella serata di venerdì a Londra si è svolta sull’accaduto anche una riunione del comitato Cobra, l’organismo governativo che si occupa delle emergenze, sia pure a livello di funzionari. Dall’altra sponda dell’oceano, il consiglio di sicurezza nazionale americano ha parlato di «escalation della violenza», mentre il presidente Donald Trump ha annunciato di essersi messo in contatto con gli alleati britannici per decidere insieme il da farsi: «Tutto questo - ha fatto sapere il presidente americano - dimostra solo quello che vado dicendo sull’Iran: problemi, nient’altro che problemi».

La “guerra delle petroliere” rischia del resto di precipitare pericolosamente in un conflitto più esteso, con Trump che ha parlato di Iran al telefono pure con il presidente francese Emmanuel Macron e che ha avvertito Teheran di non fare «nulla di stupido», altrimenti «pagherà un prezzo che nessun altro ha mai pagato».
Gli Stati Uniti hanno rafforzato i pattugliamenti aerei nel Golfo.

Si pensa a una ritorsione: nei giorni scorsi una petroliera iraniana, Grace 1, era stata sequestrata dalla Gran Bretagna a Gibilterra, perché sospettata di trasportare petrolio in Siria, in violazione dell’embargo decretato dagli Usa sull’export di greggio iraniano. Il sequestro era stato definito dagli iraniani «un atto di pirateria».

LEGGI ANCHE / Trump: abbattuto drone iraniano in un'azione difensiva

La nave sequestrata è di proprietà della svedese Stena Bulk. Avvicinata da un elicottero e da alcune piccole imbarcazioni, la nave non sarebbe più riuscita a comunicare con la propria compagnia e con gli armatori di Northern Marine. Secondo cui nel momento dell’incidente la nave si trovava in acque internazionali.

Nel confronto tra Washington e Teheran invece è guerra di parole e smentite riguardo al drone iraniano che Donald Trump afferma sia stato distrutto da una nave da guerra della Marina statunitense in navigazione nel Golfo Persico. Ma secondo la tv di Stato iraniana, un video pubblicato dalle Guardie Rivoluzionarie smentisce l'affermazione, perché il drone in questione avrebbe continuato a riprendere e trasmettere immagini anche in seguito al momento in cui sarebbe stato abbattuto sullo Stretto di Hormuz. Giovedì scorso il presidente americano aveva dichiarato che il drone era volato fino a 900 metri dalla USS Boxer, ignorando «ripetuti inviti a ripiegare».

Diventa sempre più difficile immaginare una ricomposizione a livello diplomatico. A New York gli iraniani e i Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare - abbandonato dagli Usa - stavano discutendo le possibilità per tenere in vita le intese. Paradossalmente, la Gran Bretagna è al lavoro con Francia, Germania, Russia e Cina per trovare una soluzione dopo il ritiro unilaterale americano dall’accordo firmato nel 2015. Con questi Paesi il ministro Zarif ha lasciato intendere che l’Iran sarebbe disposto ad accettare più ampie ispezioni Onu nelle proprie installazioni nucleari, se gli Stati Uniti ritirassero le sanzioni. Offerta che l’amministrazione Trump ha definito non seria, auspicando un vero interlocutore per negoziare «la fine delle maligne ambizioni nucleari dell’Iran».

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...