ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùFamiglie e luoghi storici

Hotel, cantine e tonnare: l’ammaliante Sicilia dei Florio

Dal lusso Liberty di Villa Igiea a Palermo fino a Marsala e Favignana, dove le ex industrie della celebre famiglia diventano luoghi di cultura

di Federico De Cesare Viola

Il giardino di Villa Igiea a Palermo

5' di lettura

Quando Igiea Florio nasce, il 4 giugno del 1900, Palermo è al massimo del suo splendore. Nella nuova capitale della Belle Époque arriva a svernare l'élite europea, richiamata dal fermento culturale, dall’atmosfera positivistica e dalla mondanità di cui Franca e Ignazio Florio sono i protagonisti assoluti. La loro terza figlia ha il nome della dea greca della salute e anche della Villa (costruita sul complesso originario di Villa Domwille, risalente alla metà dell’800) che nel dicembre dello stesso anno i Florio decidono di inaugurare come Grand Hotel, tradendo l'idea originaria, perché poco remunerativa, di farne un sanatorio internazionale per la cura della tubercolosi.

La terrazza bar di Villa Igiea

Le meraviglie di Villa Igiea

Villa Igiea non è solo un albergo di lusso con una vista gloriosa sul Golfo – tra i primi dell’isola insieme al Grand Hotel des Palmes di Palermo e al San Domenico di Taormina – ma anche la “reggia borghese” di quella che per i siciliani è a tutti gli effetti una famiglia reale. Ecco perché qui sbarcano in visita, tra gli altri, il re d’Inghilterra Edoardo VII, la regina Alessandra e la principessa Vittoria, insieme alla zarina Maria Feodorovna. Secondo le intenzioni dell’architetto Ernesto Basile è dal mare (e non da terra) che si apprezza la severa maestosità dell’architettura, con elementi che richiamavano il castello normanno e il grande recinto arabo, in contrasto con lo stile Liberty degli interni.

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Il rilancio grazie a Rocco Forte

Oggi questo patrimonio storico e architettonico è custodito da Rocco Forte: il gruppo ha acquistato la struttura nel 2019 per poi completare in due anni un ambizioso progetto di ristrutturazione – curato da Olga Polizzi, deputy chairman & design director di Rocco Forte Hotels – che ha finalmente restituito all’hotel (e alla città) l’eleganza, l’atmosfera e la grandeur che merita, dopo anni di gestioni polverose. Basta sedersi al tramonto, sulla terrazza sospesa tra il giardino botanico e il mare, per ritrovarsi morbidamente catapultati – complice l’alchimia di un “Donna Franca” (gin, sciroppo di albicocche secche, limone, Champagne, spuma alla ciliegia) – nell’epoca aurea di Palermo e nelle sere in cui, agli stessi tavoli, sedevano Kirk Douglas e Grace Kelly. La cocktail list è firmata dal grande bartender Salvatore Calabrese, (dunque non può mancare il suo Breakfast Martini), mentre i menu del bar e del ristorante sono curati da un altro Maestro, Fulvio Pierangelini, che mette la sua mano e la sua squisita sensibilità al servizio di piatti come il roastbeef di tonno in salsa tonnata e il macco di fave con gamberi rossi di Mazara del Vallo.

Gli affreschi Liberty nel Salone degli Specchi

La novità più importante riguarda quello che un tempo era il celebre Cercle des Etrangers, il club adiacente all’hotel che ospitava sale da gioco e saloni da ballo e che oggi è stato interamente restaurato e trasformato nella Palazzina Donna Franca, con 12 nuove camere e suite, tra cui quella di 144 metri quadri con una terrazza privata di 90 affacciata sull’acqua, dedicata alla “regina di Palermo”, la raffinata e generosa madrina di feste scintillanti che incarnò il mito dei Florio. Era lei – come scrisse Leonardo Sciascia – «ad assommarne la fortuna e la rovina»: il declino della famiglia, negli anni Trenta, coincise per certi versi con quello dell’intera Sicilia.

Inseguendo i Florio per le vie di Palermo

Tra le molte esperienze da vivere dentro e fuori l’hotel c’è naturalmente quella “sulle tracce dei Florio”, una pedalata slow attraverso i luoghi della memoria, dalla Contrada dell’Acquasanta al Villino Florio all’Olivuzza. Nel mentre, c’è tempo per la miglior combo della città, un caffè da Casa Stagnitta, bar e torrefazione che propone eccellenti miscele e monorigine, e un cannolo de I Segreti del Chiostro, laboratorio all’interno del Monastero di Santa Caterina che ha recuperato le antiche ricette della pasticceria conventuale. Il tour si conclude nuovamente a Villa Igiea, davanti agli affreschi allegorici di Ettore De Maria Bergler nella Sala Basile, conosciuta anche come il Salone degli Specchi. Il ciclo decorativo floreale di quella che doveva essere la sala da pranzo è una meraviglia Liberty funzionale all’originale progetto di sanatorio: una rinascita ciclica in quattro fasi distinte, dalla Nigredo (la notte e l’afflizione) all’Albedo (il mattino e il ritorno alla vita).

Bottiglie nell'enoteca storica

I tesori delle cantine del Marsala

L’epopea dei Florio ci può condurre in tanti angoli di Sicilia. Da Palermo arriviamo a Marsala, dove Vincenzo Florio (padre di Ignazio Senior) comprò nel 1833 un baglio di fronte al mare e fondò la sua azienda vinicola. Oggi la cantina, di proprietà di Illva, sta lavorando e investendo con grande impegno per restituire a questo nobile vino – mortificato nell’immagine e nella qualità da troppe e turpi produzioni – il posto che merita sul mercato. Dietro i cancelli del Baglio Florio si cela una sconfinata foresta di legni: sono i tini, botti e caratelli di rovere dove affinano “i” (e non “il”) Marsala. Una moltitudine di singolari espressioni: dietro ogni bottiglia c’è infatti una rotta diversa in cantina che ha a che fare con lo scorrere del tempo, le dimensioni delle barrique, le temperature e la distanza dal mare, in base alla quale i Marsala acquisiscono sapidità o viceversa note evolutive terziarie. Le nuove etichette “parlanti” raccontano nel dettaglio gli sforzi produttivi e la straordinaria diversità, dal più accessibile Marsala Superiore del 2017 al prezioso e irresistibile Marsala Superiore Riserva del 1994. Della collezione fa parte anche Aegusa – come l’antico nome di Favignana – un vintage complesso e stratificato, prodotto solo con l’annata migliore del decennio.

La Camparia a Favignana

A Favignana una nuova vita per le tonnare

Ed è proprio sull’isola delle Egadi che si conclude il nostro viaggio evocativo: è qui che Ignazio Senior organizzò una grande tonnara con stabilimento conserviero (non più sotto sale ma per la prima volta sott’olio, inscatolato nelle latte) che dava lavoro e prosperità a centinaia di famiglie. Ecco perché gli operai la chiamarono Camparìa, nel senso di “dare da campare”. Oggi l’imponente complesso è tornato a nuova vita, grazie a un’opera di riqualificazione conservativa degli ex magazzini e della zona rimessaggio. La Camparìa, che dal primo di giugno inaugura la nuova stagione, comprende uno spazio museale, notevole esempio di archeologia industriale, una bottega e la prima libreria dell’isola, con volumi sulle vicende dell’isola e dei Florio. Ma soprattutto è un fascinoso salotto en plein air, raggiungibile da terra o da mare con la propria barca e aperto dalla mattina a sera, dove fare colazione, un aperitivo al tramonto oppure una cena con crudi di mare. Il progetto di rinascita è in divenire: nell’estate 2023 sarà completata la riqualificazione degli spazi delle trizzane, dove si costruivano le muciare (le barche adibite alla sistemazione delle reti in mare), che ospiteranno mostre ed eventi culturali, e nel 2024 è infine prevista l’inaugurazione, nell’ex complesso militare di Nido Pellegrino, di un resort con 20 camere, spa e un parco finalizzato alla valorizzazione della fauna e della flora locale. Così da far rivivere a Favignana (almeno in parte) quei bei tempi andati dell’impero Florio.

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