Real estate

Hotel, Cdp tratta per il Lefay resort

Per la famiglia Leali un “sale and leaseback” per finanziare altri progetti. Intanto restano poche le strutture di qualità sul mercato. In alcuni casi per chiudere le trattative i proprietari devono scendere del 15-20 per cento

di Paola Dezza

Lefay Resort & SPA Lago di Garda - Gargnano (BS)

3' di lettura

Un mercato in fermento che punta a dimenticare l’annus horribilis che è stato il 2020. Il settore alberghiero vive un momento di estrema vivacità, i cui driver sono la elevata liquidità in circolazione in cerca di investimenti remunerativi - e l’immobiliare è uno dei settori più interessanti sotto questo profilo date le occasioni che un anno di crisi stanno portando in vendita.

Sono molte le indiscrezioni che circolano oggi sul mercato. I riflettori sono puntati in particolare sulla Cassa depositi e prestiti che a settembre 2020 ha lanciato un fondo - fortemente voluto dall’ex ad Fabrizio Palermo - per investire fino a due miliardi di euro (leva compresa) in strutture alberghiere storiche e iconiche nel nostro Paese. È probabile che il nuovo ad Dario Scannapieco scelga di proseguire sulla strada tracciata dal suo predecessore. Intanto si fa strada la voce che Cdp sia in trattative avanzate per alcune acquisizioni, la più probabile quella relativa al Lefay resort di Gargnano sul lago di Garda. Si tratterebbe di un “sale and leaseback” scelto dai vertici di Lefay come operazione di finanziamento per portare avanti in maniera accelerata altri progetti alberghieri sul territorio, in primis quello in Toscana.

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L’ospitalità italiana intanto fa scuola, e stupisce che non ci sia nel nostro Paese un istituto di management alberghiero come la svizzera École hôtelière de Lausanne, e le strutture iconiche continuano ad attirare investitori internazionali.

I movimenti riguardano tutta la Penisola, con particolare riguardo alle zone di vacanza, dove le strutture garantiscono soggiorni nella natura in perfetta filosofia anti-Covid e in città come Venezia, ambite ma difficili.

Certo è che per chiudere una trattativa i proprietari oggi devono mettere in conto uno sconto del 15-20% sul prezzo inizialmente richiesto.

Sempre secondo indiscrezioni il gruppo Four Seasons avrebbe definito l’accordo per gestire Palazzo Marini 3-4 a Roma, del portafoglio Scarpellini, mentre si vocifera da tempo che la catena metterà la propria insegna sul Danieli di Venezia nel 2026.

«C’è moltissima liquidità in giro, in primis fondi di private equity che cercano occasioni di acquisto a sconto - racconta Roberto Galano, ex vice president di JLL in Italia e nome noto nel settore dell’advisory per hotel di lusso che ha creato di recente la società di consulenza Dkd real estate -. Per quanto riguarda i volumi, credo che quest’anno si supererà il miliardo di euro, inteso come volume di tutto il mercato e non solo del lusso».

Per Galano la ripresa ci sarà a partire dal 2022, un anno che potrebbe registrare un vero e proprio boom. Cercando di recuperare il terreno perso per via del Covid rispetto a quei 3,2 miliardi di euro registrati nel 2019.

«Sono poche le offerte di qualità sul mercato e destano grande interesse – racconta Claudia Bisignani, head of Italy Hotels JLL -. Il focus si concentra sulle operazioni value added, che consentono un riposizionamento dell’hotel acquistato. Ipotizziamo che il mercato possa tornare a livelli trading del 2019 tra il 2023 e il 2024, certamente ci sono segmenti come quello del leisure che vedranno una ripresa prima rispetto al segmento business e conference hotel».

Un trend importante riguarda la valorizzazione dei marchi italiani esistenti, con potenziale ancora inespresso. È il caso di alcuni investitori internazionali che starebbero stringendo accordi con hotel iconici per replicarne la formula di gestione all’estero.

Tra le zone in pieno fermento c’è ancora una volta il lago di Como, dove ha riaperto i battenti il Mandarin, che dall’anno scorso gestisce quella che fu la Villa del soprano Giuditta Pasta a Blevio, e che ha operato una ristrutturazione dell’hotel che vedrà partire l’anno prossimo i lavori per rifare la Spa. Qui oggi gli occhi sono puntati sull’Excelsior Britannia, di proprietà di Ross Whieldon, signore inglese che da oltre 40 anni vive in Italia dove lavora nell’ambito del settore turistico. Secondo alcune voci l’hotel sarebbe sul mercato. Ma anche Cortina è nel mirino dei grandi investitori in vista delle Olimpiadi 2026.

Per il momento comunque i volumi di investimento restano ancora fermi a 250 milioni nel solo segmento del lusso.

Sul fronte delle città, Roma cerca di avvicinarsi a Milano, dove l’offerta di alto livello è più matura. Nella capitale sono in programma molte nuove aperture, dal Bulgari al W di Marriott (si legga pezzo in pagina), dal Rosewood nell’ex sede di Bnl in zona via Veneto, mentre l’Ambasciatori diventa Intercontinental fino al nuovo The Hoxton (già aperto), brand del gruppo londinese Ennismore in un edificio acquistato dal fondo americano Beverly Hills.

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