CRISI HOTELLERIE

Hotel e fase 3: riapertura in perdita anche se i clienti sono disposti a pagare l’8% in più per l’igiene

In Italia oggi sono attivi solo il 20% degli hotel. Questa estate soffriranno di meno quelli che hanno a disposizione ampi spazi all’aperto ma per ritornare ai ricavi pre coronavirus bisognerà aspettare il 2022

di Gianni Rusconi

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L’accoglienza dei turisti tedeschi in un hotel a Palma de Maiorca (EPA/ATIENZA)

In Italia oggi sono attivi solo il 20% degli hotel. Questa estate soffriranno di meno quelli che hanno a disposizione ampi spazi all’aperto ma per ritornare ai ricavi pre coronavirus bisognerà aspettare il 2022


3' di lettura

Pochi e freddi numeri probabilmente non bastano per delineare accuratamente lo scenario prossimo venturo di un settore, quello del turismo, che mai come in questa fase vive di grande incertezza. Ma rendono bene la portata del problema. Secondo le ultime proiezioni dell'Enit, l'Agenzia Nazionale del Turismo, il comparto vivrà un'annata molto pesante; per tutto il 2020 si parla infatti di decine di miliardi di euro di mancati incassi (peserà ovviamente anche la drastica riduzione degli arrivi dall'estero) e l'impossibilità di una riapertura completa delle strutture ricettive è una delle questioni chiave. Che difficilmente si risolverà in tempi brevi. Come ha confermato il direttore di Confindustria Alberghi, Barbara Casillo, in occasione della presentazione di un'indagine “Vacanze 2020: cosa chiede il consumatore post-Covid?” realizzata da Tecnè per Assosistema: “in Italia oggi sono attivi solo il 20% degli hotel (su un totale di 33mila strutture, 2,3 milioni di posti letto e 211mila addetti) ,e tutti stanno soffrendo di una domanda al momento bassissima”.


Igiene la priorità: i clienti disposti a pagare anche l’8% in più

Secondo i dati della ricerca il 66% degli italiani ha fiducia circa l'adozione delle misure anti Covid-19 ma oltre l'81% ha intenzione di chiedere informazioni in merito prima di prenotare il soggiorno. L’igiene è fondamentale per il 94% degli intervistati per ambienti comuni, lenzuola e biancheria, camere e arredi e soprattutto se certificata. Per questo si è disposti a spendere l’8% in più rispetto al prezzo normale, una percentuale che aumenta nelle strutture lusso.


Ritorno ai ricavi e alla ricettività pre Covid-19 nel 2022

Dal punto di vista delle possibili presenze, secondo lo studio il 63% di chi ha soggiornato in albergo nel corso del 2019 ha confermato che entro la fine dell'anno ci tornerà per ragioni di lavoro mentre si ferma al 51% il dato relativo alla vacanza, situazione per cui inciderà parecchio anche il fattore economico. Andrà meglio per i viaggi di piacere nel 2021, con una percentuale di italiani già orientati in tal senso che arriva al 73%. L'impatto sul fatturato delle strutture, altro dato importante legato al fattore sicurezza, è stimato nell'ordine del 41% in presenza di misure di igienizzazione adeguate e del 60% se tali misure non fossero adottate. Il ritorno ai ricavi pre-Covid si stima quindi al 2022 nella migliore delle ipotesi e al 2025 nello scenario peggiore. Questi tre anni di differenza, ha spiegato Buttaroni, “valgono un anno di fatturato del settore, circa 21 miliardi di euro, e riflettono proiezioni molto legate al turismo italiano, perché crediamo che nei prossimi 18 mesi la presenza degli ospiti stranieri rimarrà sostanzialmente bassa”.

Per tornare a una ricettività vicino alla normalità occorrerà dunque tempo, e dipenderà tanto dalle misure restrittive quanto dalla fiducia dei consumatori verso la struttura, un aspetto questo ritenuto “fondamentale” anche da Marco Marchetti, presidente di Assosistema, che assicura come “le buone prassi igieniche sono già in uso, perchè le linee guida per la certificazione del controllo microbiologico dei tessili per il mondo alberghiero sono state avviate dall'Associazione circa dieci anni fa”. Se non ci saranno problemi ulteriori a livello sanitario, ha concluso Buttaroni, “si può pensare che si torni a piena capacità nel 2022 ma serve tassativamente fare comunicazione mirata per rassicurare il cliente che vuole tornare”.


I prezzi delle camere e i costi per gli hotel

Se ne parla da settimane e ancora non è chiara quale sia l'effettiva tendenza: i prezzi delle strutture ricettive per l'estate 2020, a causa delle misure di sicurezza da implementare, aumenteranno? I vertici di Confindustria Alberghi sono dell'idea che non ci dovrebbero essere impennate. Chi apre adesso - ha aggiunto però la presidente Cosillo - è molto coraggioso, è giusto che lo faccia ma probabilmente lavorerà in perdita. Ci sarà un equilibrio delicato, ma è il mercato che fa le regole del gioco e capiremo come si evolverà la domanda quando qualche struttura in più sarà attiva, perché oggi l'offerta è davvero ridotta”. I costi per rispettare le misure sanitarie e di sanificazione previste invece sono certe e sono correlate alla struttura fisica dell'immobile: gli hotel che hanno spazi all'aperto avranno oneri inferiori rispetto a quelli con ambienti più ristretti, che avranno un'incidenza dei costi superiore. Ma oggi, secondo Casillo, è un dato difficilmente quantificabile.

“Le procedure – ha chiuso così il cerchio Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Confindustria Alberghi - erano già previste ma oggi più che mai è necessario garantire tranquillità agli ospiti. Rispetto ai tre mesi di chiusura, costi e difficoltà aumenteranno e diventa quindi fondamentale, per i prossimi anni, avere certificazioni e linee guida sull'igiene delle strutture per far funzionare la macchina delle prenotazioni legate sia alle vacanze ma anche a tutto il mondo degli eventi”.

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