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Hotel, non solo turismo in crisi: il virus frenerà gli investimenti

Non solo stanze vuote e disdette. Il blocco dei voli e la paralisi del business fa saltare la fase propedeutica ai deal previsti nel 2020. E così il balzo degli investimenti registrato dall’alberghiero in Italia nel 2019 rischia l’inciampo

di Laura Cavestri

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(AdobeStock)

Non solo stanze vuote e disdette. Il blocco dei voli e la paralisi del business fa saltare la fase propedeutica ai deal previsti nel 2020. E così il balzo degli investimenti registrato dall’alberghiero in Italia nel 2019 rischia l’inciampo


3' di lettura

Aerei cancellati o che non decollano. Incontri d’affari saltati. Sopralluoghi di edifici e cantieri impossibili (senza pagare, al rientro in patria, con 15 giorni di quarantena). Gli investimenti immobiliari che compongono gran parte della torta del real estate italiano da 12 miliardi e che si chiudono nella seconda parte dell’anno, si decidono ora. Una fase propedeutica bloccata da e per settimane dal coronavirus e che rischia di avere pesanti ripercussioni. Soprattutto di azzerare il balzo che, nel 2019, aveva visto protagonista il settore alberghiero.

«Certamente i progetti in pipeline subiranno dei rallentamenti» ha sottolineato Cristina Paini, Ceo di Lhm, che a Milano gestisce il Ramada Plaza, il primo cond-hotel italiano da 166 camere e 100 appartamenti e che ha in cantiere due progetti, uno a Trieste da 170 unità e uno a Milano di circa 100. «La realizzazione è prevista per il 2021-2022, quindi c’è tempo. Ma il settore sta conoscendo cali di oltre il 95%, non può delocalizzare nè fare smartworking. I decreti di restrizione avrebbero dovuto essere accompagnati, in parallelo, da adeguati sostegni economici».

Il boom del 2019 che rischia di deragliare
Nel 2019 – come rileva il report sugli Immobili ad uso Ricettivo, realizzato da World Capital – il mercato immobiliare alberghiero ha registrato un volume di investimenti di oltre 3 miliardi di euro, pari a oltre un quarto degli investimenti in real estate del 2019 (rispetto a un trend che negli anni passati era stato più simile al 10% di uffici, retail e logistica).

«Gli investimenti hanno riguardato sia importanti riconversioni con CapEx da realizzare, soprattutto a Roma – ha sottolineato Simone Roberti, Head of Research di Colliers – sia transazioni riguardanti strutture già operative e senza CapEx da realizzare, portate avanti dagli stessi proprietari per prodotti upper-upscale luxury, come più ricorrente a Milano».
Le strutture recettive sono in crescita ovunque: dal +1,8% di Milano al +15,6% di Roma, come ha rilevato la stessa Colliers nel suo report Hotel Snapshot 2019. La capitale, infatti, Roma resta in testa anche per presenze, quasi 30 milioni (per il 70% internazionali) . È straniero anche l’86% delle presenze a Venezia (su un totale di 12 milioni). Stessa cifra a Milano, dove però la componente nazionale è del 35%, quindi più elevata delle altre città, anche perchè sede di viaggi di business, eventi e fiere. Mentre a Firenze (oltre 10 milioni di presenze annuali) cresce un luxury di medio-piccole dimensioni e i flussi si destagionalizzano grazie al Chiantishire che attrae tutto l’anno. Un affresco che il coronavirus non cancella ma rischia di colpire duramente. «Lo stop ai voli internazionali, il rischio di eseguire sopralluoghi e incontri d’affari propedeutici a portare avanti gli investimenti ma poi di dover scontare un periodo di quarantena – spiega ancora Roberti – pongono una pesante ipoteca sui deal della seconda parte del 2020. L’attrazione degli investitori internazionali, che nel real estate italiano è fondamentale, in questa fase è totalmente bloccata»

Perdite per miliardi e hotel in chiusura
Nel prossimo trimestre, 1 marzo - 31 maggio, sono previsti oltre 31,6 milioni di turisti in meno in Italia, con una perdita di 7,4 miliardi di euro, secondo i nuovi calcoli di Confturismo-Confcommercio alla luce dell’evoluzione dell’ultima settimana dell’epidemia. A Milano sono diversi gli hotel e gli alberghi, anche di lusso, del centro storico, che in seguito alla paura scatenata dal Coronavirus e alle cancellazioni hanno temporaneamente chiuso o stanno per farlo. Hotel dei Cavalieri, Hotel Senato, Hotel Manzoni, The Gray, solo per citarne alcuni. Un effetto domino, quello provocato dal Covid 19 nel settore alberghiero, che «non si esaurisce in quattro settimane». Lo dicono una trentina di direttori d’albergo di Milano e provincia che «dal basso e per fare rete, senza nessuna rappresentanza» si sono uniti in una serie di richieste che a
breve invieranno al sindaco di Milano Giuseppe Sala e al
governatore lombardo Attilio Fontana, a partire dall’annullamento della tassa di soggiorno fino al 2021 per gli stranieri.
«Il 15% degli alberghi a 4 stelle in città sono chiusi – spiegano –, il 90% delle camere occupate sono andate perse, il personale è ridotto del 70% e quando si saranno esaurite ferie e permessi cosa accadrà?».

A questo quadro si accompagna la proposta di consentire ai prefetti di «requisire strutture alberghiere idonee ad ospitare persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare» quando il periodo di quarantena non si possa trascorrere a casa. Si prevedono anche delle “indennità di requisizione” sulla base di criteri stabiliti da un successivo decreto.

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