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Hsbc, Deutsche Bank e le altre: in Europa 50mila bancari a rischio

A fine mese l'istituto basato tra Londra e Hong Kong svelerà un piano shock. Tra i gruppi alle prese con drastiche riduzioni anche Deutsche e SocGen

di Simone Filippetti


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(Epa)

3' di lettura

Se punta a passare alla storia di Hsbc, Neil Quinn è già sulla buona strada. Il nuovo ceo, ad interim, della banca più grande banca d’Europa, con doppio passaporto anglo-cinese, taglierà 10mila dipendenti. È il quasi il 5% dell’intera forza lavoro di Hsbc, che conta 238mila addetti. La maggior parte delle uscite sarebbe programmata in Europa e riguarderebbe le figure più pagate, ovvero manager ed executive.

Il terremoto annunciato da Quinn, che ha preso il posto di John Flint, cacciato dopo soli 16 mesi, è mirato a portare risultati immediati in bilancio. Ma Hsbc non è da sola: tutte le banche in Gran Bretagna stanno pesantemente riducendo il personale, a conferma che oggi il settore bancario è the sick man of Europe , il malato d’Europa.

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Il 2019 sarà ricordato come l’anno del grande freddo delle banche in Europa: la scure dei tagli si abbatte su tutti i grandi colossi finanziari, dall’Inghilterra all’Italia, passando per la Germania. Nel Vecchio Continente evaporeranno 56mila posti di lavoro. È la fine di un mito: il bancario (e banchiere), per decenni professione ambita e prestigiosa, sta diventando l’emblema della «macelleria sociale». Ora è una delle categorie professionali più a rischio. Le cause sono molteplici e si accavallano: la rivoluzione digitale, con l’automazione che distrugge posti di lavoro; le tensioni macro economiche mondiali, come la Guerra dei Dazi Usa-Cina, i tassi di interesse sotto zero e (perlomeno per l’Inghilterra) anche l’incognita Brexit.

Nei mesi scorsi il gigante bancario cinese-britannico, una delle banche più grandi al mondo, ha defenestrato a sorpresa il suo numero uno, Flint. Una mossa che ha lasciato il mercato perplesso: le banche impiegano una montagna di soldi, ingaggiando cacciatori di teste, e tempo per trovare un top manager. Flint era un interno, un uomo che aveva fatto tutta la sua carriera dentro Hsbc, la migliore scelta possibile. Eppure rimarrà negli annali come il banchiere-meteora nella vita di una banca tradizionalmente nota per la sua cautela e lentezza. La stessa lentezza rimproverata dal cda a Flint che però proprio ora stava portando qualche frutto: nel secondo trimestre i conti hanno mostrato un miglioramento. Peraltro Hsbc è unica banca che sta aumentando gli investimenti in UK, nonostante Brexit, e ha pure avuto un ruolo di sponda nella tentata mega-scalata della Borsa di Hong Kong all’LSE.

Il caso Flint è però solo la classica punta dell’iceberg, di una crisi molto più profonda: Hsbc ha incrementato i tagli: dai 4mila annunciati a inizio estate ai 10mila di inizio autunno. Tutta l’Europa soffre: in Inghilterra pure Barclays, l’altra grande banca del paese, è alle prese con la riduzione degli impiegati. Ne sono stati eliminati 3mila da marzo a giugno. Un altro colosso, la spagnola Santander, che nel Regno Unito è una potenza, chiuderà 140 filiali in giro per la Spagna. I tagli arrivano a lambire un’istituzione come il London Stock Exchange: la Borsa di Londra non è tecnicamente una banca, ma ridurrà del 5% la sua forza lavoro.

Sul Tamigi danno la colpa dell’ondata di tagli alla Brexit, ma l’addio all’Ue, che il neo primo Ministro Boris Johnson ha promesso per il 31 ottobre a qualunque costo, è probabilmente solo un fattore marginale. Perché la montagna di licenziamenti nelle banche è un fenomeno trasversale a tutto il Vecchio Continente. In Italia le voci riguardanti Unicredit ipotizzano una riduzione di 10mila addetti, la più grande mai fatta nel paese, da sempre. In Germania le cose non vanno meglio per la traballante Deutsche Bank che da 10 anni non riesce a risollevarsi dalla crisi, scoppiata con Lehman Brothers, e dai derivai tossici di cui traboccava: la banca manderà a casa 18mila persone. In Spagna l’aggregazione tra la stessa Santander e il Banco Popular porterà a esuberi per 3200 persone (tagli già concordati coi sindacati). Altri 2mila bancari saranno sacrificati dalla connazionale Caixa. In Polonia, la prima banca del paese, Bank Pekao, manderà a casa 900 persone. In Francia SocGen farà a meno di 1600 dipendenti.

Le banche sono uno dei settori più colpiti dalla “digital disruption” che fa nascere migliaia di start-up, e molte nel Fintech, concorrenza diretta alle banche tradizionali; ma distrugge anche altrettante migliaia di posti di lavoro: internet e mobile banking stanno rendendo obsolete sportelli e filiali (e il loro personale). In più l’era dei tassi negativi sotto zero, inaugurata dall’ex presidente della Bce Mario Draghi, mina le fondamenta dell’attività bancaria: il guadagno che deriva dal prestare denaro, lavoro vecchio quanto il mondo.

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