ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl ruolo chiave della banca

Hsbc «ponte» tra Cina e Uk per la conquista della City

Il successo dell'offerta può proiettare l'istituto alla regia di un nuovo semi-paradiso

di Simone Filippetti


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(Afp)

3' di lettura

LONDRA - Se la pubblicità, oltre che essere l’anima del successo è anche un buon termometro della forza di un marchio, allora HSBC è una potenza in Inghilterra: da anni tutti i finger (i corridoi mobili che collegano gli imbarchi agli aeroplani) dell'aeroporto di Heathrow sono tappezzati da cartelloni della banca metà inglese metà cinese. Nella City vedono la HSBC come la sponda della scalata cinese alla Borsa di Londra: la Hong Kong Shangai Bank, fondata dal commerciante scozzese Daniel Shuterland nel 1865 quando la città stato divenne una colonia britannica, è da sempre la cerniera tra la governance cristallina del mondo anglosassone e l'opacità del capitalismo in versione cinese; e con la Borsa di Hong Kong condivide storia e origini. Ancora di più oggi che la Cina è partita alla conquista della roccaforte della finanza in Europa, dove HSBC è una sorta di testa di ponte e un colosso: prima banca del Vecchio Continente, con i suoi 157 miliardi di euro di capitalizzazione; e la seconda al mondo, dietro, guarda caso, un'altra banca cinese, la ICBC.

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A Londra guardano con preoccupazione all'attivismo di Pechino: sono le prove generali di un colonialismo 2.0. La Cina ha da tempo messo il Regno Unito nel mirino: i cinesi hanno fatto incetta di cottage e terreni nelle verdi colline delle Cotswolds, il Chianti dell'Inghilterra; e pochi mesi fa Victor Li, il figlio di Li Ka Shing il magnate proprietario delle compagnie telefoniche 3 e Wind, si è comprato la catena di pub Greene, storica insegna britannica. L'indice Hang Seng, che con le sue 2.315 società quotate e 3.800 miliardi di dollari di capitalizzazione è il quarto al mondo, fino a oggi in Italia era salita alla ribalta solo per aver ospitato la quotazione di Prada anni fa. Ma se ora conquistasse il London Stock Exchange, la Cina farebbe un salto di qualità: diverrebbe padrona di un centro di potere di tutta l'Europa. Quando uscirà dall'orbita della Ue, il futuro di Londra, secondo alcuni osservatori, è quello di diventare un paradiso fiscale e il disegno geopolitico della Cina è impadronirsi del futuro centro off-shore della finanza.

In quest'ottica la promessa di fedeltà che HSBC ha giurato alla Gran Bretagna, dove svetta con 1800 filiali sparse in tutto dalla Scozia alla Cornovaglia, viene letto come una sponda alle mire espansionistiche cinesi: la banca è in grado di fare una potente attività di lobby per spianare la strada a Pechino. L'affondo della Borsa di Hong Kong, peraltro, getta una luce anche sull'improvviso addio di John Flint, il manager interno che era stato scelto come capo della banca ma cacciato con un'insolita fretta, dopo soli 18 mesi, e per di più da una banca nota per il suo tradizionalismo e conservatorismo.

Mentre molte banche scappano da Londra, o minacciano di farlo, per colpa della Brexit, HSBC sta piantando ancora di più le sue radici nel paese, da Birmingham, sede della sua filiale inglese, al grattacielo di Canary Wharf, la sede mondiale del gruppo al numero 8 di Canada Square, immobile di proprietà del Qatar, e dove lavorano 5mila persone su 42 piani. Ma nemmeno quello spazio è sufficiente per i disegni di HSBC tanto che nei giorni scorsi la banca ha siglato un accordo WeWork, la multinazionale degli uffici condivisi: affitterà 1.100 scrivanie dentro al complesso di 2 Southbank a Waterloo Station, un mega sviluppo immobiliare da 870 milioni di sterline che proprio grazie a HSBC troverà un inquilino in grado di poter terminare la costruzione.

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