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Hsbc in stallo dopo il no di Mustier. Dipendenti in fibrillazioneper i tagli

Alcuni investitori di peso si sono già lamentati che la scure non basterà perché Hsbc, pur dopo la dieta, conterà ancora 200mila dipendenti, un numero ritenuto ancora esagerato rispetto al declino dei margini dell'industria bancaria

di Simone Filippetti

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Alcuni investitori di peso si sono già lamentati che la scure non basterà perché Hsbc, pur dopo la dieta, conterà ancora 200mila dipendenti, un numero ritenuto ancora esagerato rispetto al declino dei margini dell'industria bancaria


3' di lettura

LONDRA. Il palazzo di Hsbc a Londra lo si vede da qualsiasi punto della città: la più grande banca del paese e d'Europa, coi suoi 114 miliardi di sterline di capitalizzazione occupa tutto il grattacielo di Canary Wharf, emblema della City finanziaria nella zona dei docks, superato solo di recente dallo Shard di Renzo Piano. Da alcuni giorni gli 8mila dipendenti, distribuiti sui 42 piani del quartier generale, sono in fibrillazione. Per due motivi: il primo è che la banca ha appena annunciato il taglio di 35mila posti di lavoro: il 15% di tutti i dipendenti andrà a casa. Un numero altissimo, ma la cosa che preoccupa di più a Londra è che quasi la metà, 15mila persone secondo le stime, sarà tagliata nel Regno Unito. HSBC, la banca dal doppio passaporto, metà inglese metà cinese, è una delle tante vittime dell'era dei tassi a zero e del digital banking: l'attività tradizionale di prestare soldi non è più remunerata, internet sta disintegrando un secolare oligopolio.

La gente va sempre meno in banca; fa tutto da App, tablet e computer. Risultato: al 31 dicembre 2019, in 9 mesi di bilancio, sulla banca pesava una macigno di 3,9 miliardi di perdite, dopo un crollo del 30% del risultato pre-tasse. Il paradosso è che anche i maxi-tagli potrebbero rivelarsi insufficienti: alcuni investitori di peso si sono già lamentati che la scure non basterà perché Hsbc, pur dopo la dieta, conterà ancora 200mila dipendenti, un numero ritenuto ancora esagerato rispetto al declino dei margini dell'industria bancaria. Hsbc deve ridurre i costi di 3,5 miliardi; e allo stesso vuole rimpicciolirsi in Europa e Stati Uniti per ingrossare la sua gamba asiatica.

Per l'Inghilterra è uno shock perché Hsbc non è una banca qualunque ma, per usare un'espressione cara all'Italia, la banca di sistema. La sede inglese a Birmingham, la città della rivoluzione industriale, e per il paese è una seconda banca centrale: nel suo caveau custodisce una grossa fetta di risparmi degli inglesi (21 miliardi di sterline). E ora vuole lasciare a casa 15mila sudditi di Sua Maestà.

Il secondo motivo di agitazione nei corridori era il nome di Jean-Pierre Mustier : è bastata la voce che la banca avesse individuato nell'attuale ceo di Unicredit il suo futuro. L'infatuazione è durata lo spazio del fine settimana, peraltro quello dell'esplosione del CoronaVirus. Lo stesso ex legionario ha smentito le voci. I contatti ci sono stati, Mustier ha anche come l'identikit, ma il banchiere francese rimarrà in Piazza Gae Aulenti. E HSBC rimane con un vulnus aperto a mesi.

Attualmente il gruppo è senza una vera guida: dallo scorso agosto c'è un capo ad interim, Neil Quinn. Ai dipendenti non è sfuggita l'anomalia di di un interim che dura da troppo tempo e di un top manager che presenta un piano draconiano, ma allo stesso non viene riconfermato. Forse perché, è la riflessione che circola, quel piano dovrà essere portato a temine da qualcun altro. Il manuale delle ristrutturazioni insegna che per fare tagli e sacrifici occorrono manager esterni, senza legami, così da poter lavorare in modo chirurgico.

Ecco la seconda anomalia: la Hong Kong Shanghai Bank Corporation, nata nel 1865, ha fatto della tradizione uno dei suoi pilastri. Nella sua storia si succediti pochissimi ceo: tutti hanno governato per anni o decenni. Fino allo scorso anno. Sul ponte di comando nel 2018 era salito John Flint, figura di continuità, un interno, cacciato però dopo soli 18 mesi, mai successo prima. E al suo posto un altro interno, il temporaneo Quinn.

Mettendo in fila tutte le tessere del puzzle HSBC, il profilo di Mustier appariva quello del candidato ideale per la poltrona. Il francese, con un passato proprio a Hong Kong, negli ultimi 4 anni ha ristrutturato Unicredit, tagliato persone e costi (come la famosa sponsorizzazione della Champions League), fatto dismissioni, dagli immobili (come il Pavilion di Milano), e partecipazioni (come la gallina dalle uova d'oro Fineco). Ma non sarà lui il condottiero per risanare la più grande banca del Vecchio Continente. La ricerca, a Canary Wharf, continua e la banca è ancora in mezzo al guado.

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