ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùdopo le nuove restrizioni

Huawei accusa gli Usa: «Così è a rischio la nostra sopravvivenza»

Dura presa di posizione dell’azienda dopo le ultime restrizioni da parte degli Stati Uniti. Guo Ping, presidente di turno Huawei: «Ora lavoreremo sodo per capire come sopravvivere»

di Biagio Simonetta

default onloading pic
Il presidente di turno di Huawei, Guo Ping , durante la Huawei Global Analyst Summit in corso a Shenzen (Afp)

Dura presa di posizione dell’azienda dopo le ultime restrizioni da parte degli Stati Uniti. Guo Ping, presidente di turno Huawei: «Ora lavoreremo sodo per capire come sopravvivere»


3' di lettura

Stati Uniti e Cina si erano lasciati, a dicembre, con un accordo di “fase 1” tutto da esplorare. Lo scetticismo aleggiava ancora, ma sembrava uno spiraglio. I rapporti commerciali fra le due superpotenze potevano ripartire. Poi è arrivato il Coronavirus, lo scambio di accuse fra Washington e Pechino, e la situazione è diventata di nuovo incandescente.

A farne le spese, per ora, è soprattutto Huawei, gigante del digitale “made in Cina” che Trump aveva già messo nel mirino con un ban commerciale che va avanti da un anno. Ora, la situazione è ancora più delicata. La Casa Bianca, infatti, ha innalzato ulteriormente il livello di guardia. E adesso, per Huawei, è vietato fabbricare chip in tutte le fonderie che utilizzano tecnologia americana. Una misura che rischia di dare il colpo di grazia al gigante di Shenzhen, tanto che c'è chi già parla di «sopravvivenza a rischio».

Le disposizione emanata dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti è datata 15 maggio 2020, e prevede 120 giorni di “tolleranza”. Quattro mesi scaduti i quali a Huawei verrà impedito di commissionare la produzione dei suoi chip a qualsiasi azienda che al mondo che utilizza tecnologia statunitense. Un esempio? La TSMC, gigante dei semiconduttori. Le conseguenze sono presto dette: o Huawei si organizza in 4 mesi a produrre in casa tutti i chip usati per i suoi dispositivi, oppure la sua catena di produzione potrebbe incorrere in problemi importanti.

La risposta di Huawei
Ed è per questo che la risposta di Huawei non si è fatta attendere, con una nota nella quale l'azienda con sede a Shenzhen «si oppone fermamente alle modifiche apportate dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti alla sua norma relativa ai prodotti diretti all'estero, che mira a colpire specificamente Huawei».

Il governo degli Stati Uniti – è scritto nella nota - ha aggiunto Huawei all'Entity List il 16 maggio 2019 «senza alcuna giustificazione». Da quel momento, e «nonostante il fatto che una serie di componenti industriali e tecnologici essenziali non ci siano stati resi più disponibili, ci siamo impegnati a rispettare tutte le norme e i regolamenti del governo degli Stati Uniti». Allo stesso tempo, «abbiamo adempiuto ai nostri obblighi contrattuali nei confronti di clienti e fornitori, siamo sopravvissuti e andiamo avanti contro ogni previsione».

Tuttavia, «nella sua incessante ricerca di stringere la sua morsa su Huawei, il governo degli Stati Uniti ha deciso di procedere e ignorare completamente le preoccupazioni di molte aziende e associazioni di settore». Tale decisione «è stata arbitraria e dannosa e minaccia di minare l'intero settore a livello globale». Questa nuova normativa, secondo Huawei, «avrà un impatto per centinaia di miliardi di dollari sullo sviluppo, la manutenzione e le continue attività di rete che abbiamo implementato in oltre 170 Paesi».

Avrà inoltre «un impatto sui servizi di comunicazione per gli oltre 3 miliardi di persone che utilizzano prodotti e servizi Huawei in tutto il mondo. Per attaccare un'azienda leader di un altro Paese, il governo degli Stati Uniti ha intenzionalmente voltato le spalle agli interessi dei clienti e dei consumatori di Huawei. Ciò va contro l'affermazione del governo degli Stati Uniti secondo cui tale normativa è motivata dalla sicurezza della rete».

La decisione del governo degli Stati Uniti, insomma, «non colpisce solo Huawei. Avrà un grave impatto su un ampio numero di settori a livello globale. A lungo termine ciò danneggerà la fiducia e la collaborazione nel settore mondiale dei semiconduttori da cui dipendono molti settori industriali, alimentando conflitti e causando perdite all'interno di tali settori».

La Casa Bianca «sta sfruttando i propri punti di forza tecnologici per distruggere le aziende al di fuori dei propri confini. Ciò servirà solo a minare la fiducia delle aziende nella tecnologia e nelle catene di approvvigionamento statunitensi. In definitiva, danneggerà gli stessi interessi degli Stati Uniti». Huawei ha avviato «un esame approfondito di questa nuova norma». E «prevediamo che la nostra attività ne sarà inevitabilmente influenzata. Faremo tutto il possibile per cercare una soluzione. Speriamo che i nostri clienti e fornitori continueranno a stare al nostro fianco e cercheranno di ridurre al minimo l'impatto generato da questa norma discriminatoria».

E a corredo della nota arrivano le parole di Guo Ping, presidente di turno, alla conferenza annuale degli analisti di Huawei, riportate dal Financial Times: «Ora lavoreremo sodo per capire come sopravvivere. Sì, sopravvivere è la parola chiave per noi, ora».

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti