trade war

Huawei, accuse di frode finanziaria dagli Usa. La compagnia: «Nessun illecito»

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

Usa accusano Huawei di frode e violazione sanzioni Iran


3' di lettura

NEW YORK - Il governo e le agenzie federali americane hanno riaperto lunedì 28 gennaio dopo la fine dello shutdown. E non hanno perso tempo. L'Fbi ha depositato presso un tribunale di Brooklyn le accuse contro Huawei, che ha poi negato gli addebiti avanzati.
Il Dipartimento di giustizia ha spedito al Canada la richiesta di estradizione di Meng Wanzhou, la cfo e figlia del fondatore della prima società hi-tech cinese. Gli Stati Uniti accusano Huawei di furto di segreti commerciali e di frode bancaria per la violazione delle sanzioni contro l'Iran, cospirazione e ostruzione giudiziaria. Huawei e la sua cfo, in particolare, sono accusati di aver mentito alle autorità bancarie per evitare problemi su transazioni da milioni di dollari con l'Iran. In un altro tribunale a Seattle la società telefonica T-Mobile accusa Huawei di furto di segreti industriali. Dal canto suo la compagnia di Shenzhen, in una nota, «nega di aver direttamente, oppure attraverso una società sussidiaria o affiliata, commesso qualunque delle violazioni delle leggi Usa menzionate in ciascuna incriminazione».

GUARDA IL VIDEO / Usa chiederanno l'estradizione di lady Huawei

In un crescendo di tensioni insomma nelle ultime ore è ripartita la guerra fredda tra Stati Uniti e Cina. Alla vigilia del secondo round di negoziati sulla tregua commerciale tra i due paesi in programma mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio a Washington. Il segretario al Commercio, Wilbur Ross, a proposito delle accuse a Huawei ha detto che i negoziati commerciali e i procedimenti legali sono due storie separate. Ma anche lui sa che non è così e che questa due giorni di negoziati ad alto livello con i cinesi sarà tutta in salita.
La guerra si è riaccesa nelle stesse ore in cui all'aeroporto della capitale federale atterrava la delegazione cinese guidata dal vice primo ministro e capo negoziatore Liu He. Della delegazione cinese fanno parte anche il governatore della PboC, la banca centrale cinese, Yi Gang, e il vice ministro delle finanze Liao Min. Donald Trump dovrebbe incontrare Liu He e gli americani, nonostante il crescendo di tensioni delle ultime ore, continuano a parlare di un accordo possibile e vicino. Bisogna vedere come la controparte cinese reagirà agli sviluppi giudiziari.

Il Dipartimento della giustizia canadese ha confermato di aver ricevuto la richiesta di estradizione per la manager cinese. Huawei non ha risposto alle richieste di commento delle accuse. Ma è arrivata subito la dura presa di posizione del ministero degli Affari esteri cinese che in una nota scrive: «Chiediamo con forza che gli Stati Uniti cessino immediatamente le irragionevoli campagne contro Huawei e altre società cinesi. Inoltre chiediamo che gli Stati Uniti revochino la richiesta di estradizione di Meng Wanzhou».
Secondo le accuse Huawei avrebbe operato in Iran assieme alla società di Hong Kong Skycom Tech, violando le leggi americane. Meng, 46 anni, è stata arrestata in Canada il primo dicembre, lo stesso giorno in cui a Buenos Aires i presidenti di Cina e Stati Uniti firmavano la tregua di novanta giorni alla loro guerra commerciale.
Il Canada ha 30 giorni di tempo per decidere sull'estradizione. I giudici canadesi approvano circa il 90% delle richieste di estradizione che arrivano dagli Stati Uniti. In ogni caso, la decisione finale spetta al ministro della Giustizia canadese.

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