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Huawei, azione legale contro gli Usa per il divieto di acquisto di apparati con fondi federali

Il colosso di Shenzhen ha infatti comunicato ufficialmente di aver avviato un'azione legale contro la Federal Communications Commission (Fcc) degli Stati Uniti, chiedendo al tribunale di annullare un ordine emesso dalla Fcc il 22 novembre che vieta gli operatori di rete di utilizzare fondi federali per acquistare apparati da Huawei e Zte

di Andrea Biondi


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(REUTERS)

2' di lettura

Contro l’amministrazione Usa, Huawei muove ancora una volta le sue pedine sul fronte legale. Il colosso di Shenzhen ha infatti comunicato ufficialmente di aver avviato un'azione legale contro la Federal Communications Commission (Fcc) degli Stati Uniti, chiedendo al tribunale di annullare un ordine emesso dalla Fcc il 22 novembre. L’ordine prevede in sostanza il divieto per gli operatori di rete di utilizzare fondi federali per acquistare apparati da Huawei e Zte, considerate come una minaccia per la sicurezza nazionale.

Si parla di risorse che attingono a un fondo del valore di 8,5 miliardi di dollari per supportare l’acquisto di apparati per la costruzione di infrastrutture di comunicazione, specialmente nelle aree rurali. L’Universal Service Fund della Fcc è sostenuto dai cittadini americani tramite le tasse sulle bollette telefoniche e prevede finanziamenti per i provider telefonici, sovvenzioni per l’acquisto di telefoni, connettività per istituti scolastici e biblioteche.

Secondo quanto emerso durante una conferenza stampa tenuta a Shenzhen, il colosso cinese ha chiesto al tribunale di revocare un'ordinanza giudicata «illegale» che vieta ai gestori telefonici delle aree rurali degli Usa di avvalersi di fondi federali per acquistare apparecchiature prodotte da Huawei.

In un'istanza depositata oggi presso la Corte federale d’Appello Usa, Huawei ha chiesto di dichiarare illegittima l’ordinanza della Commissione sulla base del fatto che non offre alla compagnia le dovute tutele per un giusto procedimento nell'etichettare Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale. In questo quadro la società cinese telco cinese che nel 2018 ha chiuso con ricavi per oltre 100 miliardi di dollari, Huawei scrive in una nota di ritenere «che la Fcc non sia in grado di corroborare le sue conclusioni arbitrarie con prove, argomentazioni o analisi fondate, in violazione della Costituzione degli Stati Uniti, della legge sulla procedura amministrativa e di altre leggi».

«Mettere al bando una compagnia come Huawei solo perché ha avviato la propria attività in Cina, non risolve le sfide poste alla sicurezza informatica», sostiene il responsabile dell'ufficio legale dell’azienda, Song Liuping. Secondo Glen Nager, consulente della società per le azioni legali, la Commissione Usa ha semplicemente adottato una norma senza criterio che, per sua stessa ammissione, è stata pensata
solo contro Huawei e altre aziende cinesi.

Dal canto suo Karl Song, Vice Presidente del Corporate Communications Department di Huawei, ha dichiarato che la norma della FCC sta mettendo a rischio il miglioramento della connettività nell'America rurale, che dipende dalle apparecchiature Huawei perché altri fornitori non erano disposti a operare in luoghi «troppo remoti o in cui il terreno era difficile, o solo perché scarsamente popolati». Song ha aggiunto che il divieto e la conseguente proposta di sostituzione integraledegli apparati, costerebbe centinaia di milioni di dollari e potrebbe persino portare alcuni piccoli operatori al fallimento.

Questo contenzioso è l'ultimo di una serie tra Huawei e le autorità americane, sullo sfondo della guerra commerciale Usa-Cina fatto di accuse incrociate. Tanto più cheil colosso cinese ha un ruolo di primo piano nel 5G, che l’amministrazione Trump teme possa diventare veicolo di spionaggio.

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