ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL'EVENTO IL 26 NOVEMBRE

Huawei chiama gli sviluppatori italiani: 85% dei ricavi a chi entra in App Gallery

Il big player cinese affila le armi dopo il bando di Trump e chiama a raccolta 300 programmatori tricolori. La promozione di App Gallery è iniziata già nel 2018 e ha avuto una accelerata dopo il bando Usa

di Luca Salvioli


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2' di lettura

Huawei sta andando avanti a costruire il suo ecosistema. Un percorso su cui l’azienda ha decisamente accelerato dopo il terremoto che l’ha colpita la scorsa primavera, con il bando americano ad avere relazioni commerciali con aziende statunitensi. E dunque Google e i suoi servizi, Play Store compreso. Su questo fronte, dopo le prime due proroghe, a giorni il dipartimento del Commercio si pronuncerà nuovamente, e le dichiarazioni di qualche giorno fa del segretario al commercio Usa, Wilbur Ross, (il bando potrebbe cadere «molto presto») hanno riportato un po’ di sereno.

Si va avanti sugli Hms
La cronaca degli ultimi mesi, tuttavia, invita alla prudenza. L’azienda cinese ha deciso di andare avanti nello sviluppo degli Huawei Mobile Services (Hms), ovvero i servizi Huawei. E il suo store digitale App Gallery. «Gli utenti attivi sullo store nel mondo oggi sono 390 milioni - spiega al Sole 24 Ore Isabella Lazzini, Retail & Marketing Director di Huawei - e crescono in fretta perché fino a pochi mesi fa erano 260 milioni». Le app totali al momento sono 50mila nel mondo. In prevalenza cinesi, dove App Gallery è già molto utilizzato non essendoci Google Play Store, ma 11mila arrivano da altri mercati. L’azienda al Web Summit di Lisbona ha ribadito che sta investendo 1 miliardo di dollari per sviluppare un ecosistema autonomo. In particolare nei mercati non domestici. «Siamo organizzati in questa promozione a livello internazionale, con un team dedicato, e contemporaneamente a livello locale con una chiamata per gli sviluppatori».

Appuntamento a Milano
In Italia l’evento sarà a Milano il 26 novembre. «Per noi sarà l’inizio di un percorso - spiega Isabella Lazzini -. Illustreremo i 24 developer kit che saranno scaricabili durante l’anno. Ci saranno circa 300 sviluppatori italiani e molti altri online. Sarà possibile sviluppare app integrate con l’intelligenza artificiale del nostro hardware. Il modello di business, per il primo anno, prevede una spartizione dei ricavi dell’85% agli sviluppatori e 15% all’azienda» ovvero mediamente più conveniente rispetto ad iOS e Play Store. Il lavoro di sviluppo, assicura l’azienda, non sarà oneroso: una app già sviluppata per i Google Mobile Services, per essere pronta per Huawei mobile service necessiterà solo una modifica del codice, un lavoro di un paio di giorni, non una riscrittura da zero.

Gli effetti della mossa di Trump
In Italia il team di Huawei che lavora su questo fronte è composto da una ventina di persone. La promozione di App Gallery è iniziata già nel 2018 e ha avuto una accelerata dopo il bando di Trump. A livello internazionale l’azienda sta lavorando per portare tutte le principali app nel suo negozio. E dice di aver coinvolto oltre un milione di sviluppatori. Un terzo ecosistema capace di concorrere con Apple e Google farebbe certamente bene al mercato. Realizzarlo - ovvio - è estremamente difficile. Anche perché la mossa di Trump è stata una terremoto che ha obbligato l’azienda ad accelerare il corso della storia.

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